Il razzismo colpisce il calcio spagnolo

Negli ultimi giorni gli ultrà delle curve spagnole hanno insultato diversi giocatori stranieri, attraverso cori o episodi di matrice razzista

di Maria Bonillo Vidal

Dani Alves raccoglie una banana dal campo di gioco (fonte: Telesur)

Dani Alves raccoglie una banana dal campo di gioco (fonte: Telesur)

Mentre dalla finale di Coppa Italia arrivavano notizie che annunciavano la sparatoria ai danni di un tifoso napoletano – con la conseguente e sconcertante “trattativa” con l’ultrà camorrista – nella storia del calcio spagnolo si scriveva un’altra pagina nera: col passare del tempo, il razzismo negli stadi sembra aumentare.

In meno di due settimane, episodi di razzismo sono stati protagonisti in tutti i telegiornali e nei programmi di approfondimento. Campioni del mondo con le loro nazionali, campioni d’Europa, nella Champions… a quanto pare nessuna vittoria calcistica basta per meritare il rispetto di quei gruppi che nelle gradinate simulano il verso di una scimmia ogni volta che un giocatore di colore si avvicina al pallone.

Il culmine di questa vergognosa condotta è stato quando il terzino destro del Barcellona Dani Alves ha “ricevuto” una banana da un tifoso del Villareal. Il giocatore della squadra catalana, che non è la prima volta che soffre questo tipo di attacchi negli stadi spagnoli, ha però saputo rispondere con ironia: ha mangiato la banana prima di battere il corner – immagine che ha fatto il giro del mondo, mentre “il lanciatore di banane” è stato arrestato.

Soltanto pochi giorni dopo, l’attaccante del Levante Pape Diop ha dovuto subire lo sfottò degli ultrà dell’Atletico Madrid, che sugli spalti hanno “intonato” il verso di una scimmia. E’ stata necessaria l’intermediazione dei calciatori della squadra madrilena per calmare il povero giocatore senegalese, che in conferenza stampa ha lanciato un appello per fermare una volta per tutte questi episodi di razzismo.

I tifosi dell’Altetico Madrid non sono nuovi, a questo tipo di episodi. Tempo fa, a un ex portiere dell’Espanyol gridarono “Kameni salta lo steccato, salta lo steccato” – in riferimento al cancello metallico che si trova al confine tra Spagna e Marocco, attraverso il quale ogni settimana entrano in territorio comunitario decine di migranti (mentre i piú sfortunati ci rimettono la vita).

Marcelo, Paulao, Nyom, Diego Costa, Eto’o e Neymar sono solo alcuni dei calciatori che hanno ricevuto insulti, vessazioni, cori razzisti o banane. Nel caso di Eto’o, nel 2006, le umiliazioni si spinsero a tal punto che il giocatore decise di abbandonare il terreno di gioco anzitempo – ma alla fine l’arbitro e il suo allenatore Rijkaard lo convinsero a rimanere e finire la partita contro il Zaragoza.

La polemica è stata tale che lo stesso presidente della FIFA Joseph Blatter ha dichiarato che la soluzione non è quella di chiudere gli stadi quando questi si verificano questi tristi episodi. “Quello che si deve fare è togliere punti alle squadre o farle scendere di categoria, se necessario”. Anche la UEFA si è espressa contro questa piaga, avvertendo che ci saranno misure punitive contro i razzisti.

Nonostante la Spagna sia campione del mondo in carica, sembra le manchi ancora qualcosa. Perché le partite non le vince tutte. Almeno, non quella contro la discriminazione.

 

 

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