Corruzione e Malaffare a Più Libri più Liberi

Due giuristi che raccontano e si confrontano su temi di estrema attualità

di Caterina Mirjello

©Caterina Mirjello

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Più Libri più Liberi ha ospitato venerdì 6 dicembre, presso lo spazio del Caffé Letterario per i Dialoghi de l’Espresso il dibattito su Malaffare e corruzione in un’Italia che non cambia, diretto da Lirio Abbate e con Michele Ainis e John Woodcock.

Troppe leggi e troppa corruzione, due opposti che inevitabilmente convergono e trovano un legame diretto. Una la causa dell’altra, direttamente o quasi. Il Professor Ainis, docente di Istituzioni di Diritto Pubblico presso l’Università degli studi di Roma Tre, spiega al pubblico citando cifre precise, quanto l’Italia sia immersa e legata in un sistema aggrovigliato di leggi. Circa 70.000 leggi e cosa non fare per non commettere un’infrazione in un terreno talmente minato! Ancora più minato quando il magistrato Woodcock mette in luce quanto sia grottesco quando, a seguito della riforma dello statuto penale della pubblica amministrazione, si è subito pensato a come modificare ed integrare la suddetta riforma.

Leggi che non sono leggi, perché perdono la loro valenza di assiomi fissi e inamovibili per divenire delle Leggi Manifesto, ovvero espressione dell’impotenza politica di poter stipulare dei “compromessi” e quindi affermare e riconfermare il significato della parola democrazia.

©Caterina Mirjello

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Un sistema, quello italiano, logorato da un modo di fare che toglie i diritti fondamentali alla maggioranza per avvantaggiare un’élite: da qui gli appalti corrotti, le professioni ereditate, l’ascensore sociale bloccato perché o si appartiene ad un determinato gruppo o si è spacciati.

Come richiama a mente il Prof. Aines, la Rivoluzione Francese afferma una delle leggi essenziali della democrazia: l’uguaglianza, siamo tutti uguali tranne chi ha più talento. Distinzione fondamentale per lo sviluppo civile dei paesi ma dimenticata in Italia, paese in cui la meritocrazia non trova riscontro. Con esempi spiccioli e di portata più acuta, i due giuristi si sono avvicendati nello spiegare l’impasse trasversale che l’Italia sta attraversando. Un Paese in cui la giustizia perde la presa a tal punto da far scattare ogni anno 130.000 processi in prescrizione, alimentando la fucina di quei pochi abbienti che possono giocare con la lunghezza di tempo per tramutare le vittime in due volte vittime perché in attesa, spesso, di una giustizia che non arriverà mai.

Corruzione che sconfina in ogni angolo della vita quotidiana a tal punto da riportare l’appello di Papa Francesco ad agire in maniera corretta. Ainis rivede in Papa Bergoglio la figura di Giovanni Paolo II e la sua invettiva contro i mafiosi, mettendo in risalto, anche, quanto le affermazioni del Padre della Chiesa siano forti e laiche, svincolate dell’idea di perdono e misericordia cristiana.

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