Roma Criminale: tra passati e presenti

Storie di crimini e di giustizia sul filo di ristrettezze di budget e di tempo, nel primo lungometraggio di Petrazzi

di Caterina Mirjello

fonte immagine: cineblog.it

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Con un titolo intrigante e che fomenta le aspettative del pubblico, Gianluca Petrazzi presenta il suo primo lungometraggio Roma Criminale, sul grande schermo a dal 6 dicembre.

Una storia ripartita tra due punti di vista, quelli dei due protagonisti: il commissario Lanzi interpretato da un giovane Alessandro Borghi e “Er Toretto“, noto criminale romano con Luca Lionello.

Il budget limitato e la ristrettezza temporale non hanno frenato il regista, come afferma lungo la conferenza stampa, il quale ha insistito nel portare a termine quest’opera poliziesca dal sapore, per alcuni versi, di altri tempi.

Impreciso in alcune parti ma non per questo da sottovalutare, Petrazzi narra la storia di un giovane commissario, Lanzi, assetato di giustizia, una giustizia bramata per placare la sua ira e allontanare, per certi versi, fantasmi e incubi che lo hanno accompagnato lungo tutta la sua vita.

La sua irrequietezza e irruenza si scontra con Er Toretto, punto di fuga del suo astio, il quale assapora l’amaro gusto di una libertà tutta diversa, dopo 30 anni di detenzione. Neanche il tempo di riabbracciare quei pochi affetti rimasti che il suo passato torna a divenire presente per ricongiungere gli estremi di quel laccio, reciso anni prima con la morte del padre del commissario.

Se nel personaggio interpretato da Alessandro Borghi la profondità psicologica si limita ad una forte e incontrollabile bramosia di vendetta, è nel ruolo svolto da Lionello che va ricercata la bravura di quest’opera. Esemplare nella recitazione, Er Toretto regala la calma di un uomo che ne ha viste troppe lungo la sua vita, mista ad un senso amaro di ironia che non lascia spazio a desideri da realizzare.

Personaggio stridente, il quale ricerca con perentoria costanza quel gruppo di amici per i quali vale ancora il peso della “parola”, al contrario dell’assoluta assenza di regole e punti di riferimento in cui versa la nuova malavita personificata da Il Columbia (interpretato da Corrado Solari) e dalla sua combriccola di malavitosi.

L’opera, dotata di una leggera vena umoristica dalle tinte romanesche anche se non sempre vincente, ripropone il filone poliziesco con l’auspicio di un ritorno imminente del genere sui grandi schermi italiani.

 

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