Las Rosas: il tributo romano del Balletto di Spoleto a Garcia Lorca

In scena fino al 31 marzo al Teatro Due Roma stabile d’essai della Capitale un concerto per ricordare il poeta e drammaturgo spagnolo Federico García Lorca

di Francesca Britti

(C) Carlo Lo Monaco

(C) Carlo Lo Monaco

Petali rossi, uno schermo che proietta disegni e un corpo, quello di Caterina Genta, che danza, fondendosi con essi tanto da diventare un tutt’uno, sulle note della suite Maleficio della Farfalla: Volarè, Mi alma, Que tengo, Amapola riprodotta dal vivo da Marco Schiavoni.

El Maleficio de la Mariposa, è la prima commedia di Federico Garcia Lorca, scritta nel 1921, che racconta l’amore grottesco fra uno scarafaggio e una farfalla. Come per l’essere umano anche per quello animale esiste la frustrazione del rifiuto, che lo scarafaggio deve subire dalla farfalla. Un amore impossibile, irraggiungibile che distrugge l’anima. Il poeta spagnolo ha voluto rappresentare così il tema della diversità nei rapporti sentimentali, in cui il diverso viene offeso ed emarginato.

Un tema che Garcia Lorca aveva certamente sviluppato durante la sua vita a Granada, città che “mi permetta di comprendere i perseguitati, essere dalla parte del nero, dell’ebreo, del gitano…del moro che ogni granadino sente in sè“. È a Granada che ha la prova di come la poesia non sia qualcosa di astratto ma è ciò che è dentro e intorno a noi: “la poesia è qualcosa che va per le strade, che si muove, che passa al nostro fianco. Tutte le cose hanno il loro mistero e la poesia è il mistero che contiene tutte le cose. Per questo io non concepisco la poesia come astrazione ma come cosa realmente esistente, che mi passa accanto”.

È la volta poi di Cordova, appartenente alla raccolta Canciones andaluzas, scritta fra il 1921 e il 1927. Una poesia il cui vero titolo è Cancion de jinete e racconta del viaggio di un cavaliere tra pianure e colline in mezzo alle intemperie per raggiungere Cordova ma “dalle torri della città la morte lo sta guardando e comprende che non arriverà mai“.

(C) Carlo Lo Monaco

(C) Carlo Lo Monaco

Lorca si dedica, poi, al teatro surrealista. Siamo negli anni ’30 e il poeta scrive Así que pasen cinqo años da cui vengono tratti i racconti dei personaggi il Manichino e l’Arlecchino. L’Arlecchino canta il Tango Arlecchino; un canto poetico sul sogno e sul tempo. Ne Il Manichino torna il tema dell’amore non corrisposto; infatti egli porta fra le braccia il vestito da sposa che la fidanzata del Giovane, protagonista della storia, non indosserà mai.

Nel periodo surrealista vede la luce anche Y la luna (dal titolo originale Luna y panorama de los insectos). Scritta in un ambiente, New York, totalmente diverso da quello di appartenenza, la Spagna, dà vita ad un pensiero più contorto, “diabolico”. Uno dei versi più significativi recita così: “il mio cuore avrebbe la forma di una scarpa se ogni paese avesse una sirena“.

Da romantico simbolista a surrealista Federico Garcia Lorca, grazie a Caterina Genta, voce e corpo dello spettacolo, e Marco Schiavoni, musicista e autore delle videografie che trasmettevano le immagini e le poesie recitate dalla Genta, rivive ancora oggi con intensità e passione. Un genio, come l’ha definito Pablo Neruda, o “un tifone che tutto investe e travolge” come diceva Vicente Aleixandre.

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