Informazione, la minaccia della mafia

Grido d’allarme da Ossigeno Informazione: giornalisti nel mirino della malavita

di Vito Graffeo

Pietro Grasso, Procuratore Nazionale Antimafia

Pietro Grasso, Procuratore Nazionale Antimafia

IL CONVEGNO – Martedì scorso 11 dicembre la Sala dedicata ai Caduti di Nassirya di Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica, ha ospitato il Convegno “Mafia e Informazione. I giornalisti minacciati e le notizie oscurate”. L’incontro ha rappresentato l’occasione per affrontare un tema delicato, dai risvolti scottanti e ricco di spunti per migliorare l’attività informativa e giornalistica.

PERSONE E INTERVENTI – Presenze autorevoli a piazza Madama: Pietro Grasso (Procuratore Nazionale Antimafia), Alberto Spampinato (Direttore di Ossigeno Informazione), il sen. Enrico Musso (Presidente del Comitato Scuola e Legalità della Commissione Parlamentare Antimafia),  Lirio Abbate (giornalista de L’Espresso che vive sotto scorta), Paolo Butturini (segretario dell’Associazione Stampa Romana). Univoca la base degli interventi: la rivendicazione del diritto all’informazione, la condanna della mafie che si frappongono sempre più tra fonti informative e destinatari, la ricerca di maggiori tutele per chi “racconta” i fatti.

NUMERI – Sconcertanti i dati forniti da Spampinato: solo nel 2012, si contano ben 136 episodi che coinvolgono 301 giornalisti. Dal 2006 sono addirittura 380 gli eventi (minacce, aggressioni, intimidazioni): una escalation preoccupante che evidenzia i rischi di una professione il cui ruolo sociale, civile e culturale è di rilevante importanza per la collettività. Un campo minato in cui spesso devono destreggiarsi cronisti locali o giornalisti di inchiesta, i più esposti ad episodi pericolosi poiché in prima linea nel raccontare ciò che vedono e ciò che la comunità/pubblico ha il diritto di sapere.

GRASSO – Il Procuratore Nazionale Antimafia ha rimarcato come le organizzazioni malavitose accusino il colpo quando vengono attaccate sul piano della comunicazione: da sempre Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Camorra si sono preoccupate di oscurare, dare meno visibilità possibile a notizie scomode, denunce di ogni tipo come quelle concernenti il malaffare, le collusioni con la politica. Spesso le mafie si avvalgono di poteri a monte con redazioni o editori compiacenti che consentono l’inquinamento delle notizie.

Lirio Abbate, giornalista de L'Espresso che vive sotto scorta

Lirio Abbate, giornalista de L’Espresso che vive sotto scorta

ABBATE – Nel suo intervento il giornalista de L’Espresso ha parlato del fastidio che recano notizie o indagini compiute sulle attività economiche e finanziarie delle organizzazioni malavitose: ciò che irrita un boss o un esponente di spicco, non è il sentirsi dire che è “mafioso”, ma dover giustificare interessi, affari attorno cui fluttuano commercialisti di fiducia, politici consenzienti. Le organizzazioni, che si ‘cibano’ da sempre di consenso, non accettano che questo venga macchiato e si attivano per evitare ulteriori risvolti: da qui parte il clima di terrore e paura che prende di mira i cronisti scomodi ai quali vengono riservati trattamenti in pieno stile mafioso (dai semplici avvertimenti alle più dure promesse di morte).

SOLUZIONI E PROPOSTE – Il quadro delineato presenta risvolti preoccupanti e che mettono a dura prova l’esercizio della professione. Molti giornalisti che ricevono minacce spesso fanno un passo indietro poiché gli si intimano querele per diffamazione: Ossigeno per l’Informazione chiede un intervento legislativo volto a  depenalizzare la diffamazione a mezzo stampa (artt. 595 ed ex 594 c.p.p.), fornire assistenza e copertura legale ai giornalisti in questione, rettificare e limitare i risarcimenti; rafforzare il segreto professionale.

Alla luce di episodi storici raccapriccianti (omicidi di cronisti) e di deplorevoli circostanze attuali (minacce, ritorsioni) è emerso il delicato contesto in cui oggi si imbatte chi vuol informare: il giornalista è spesso stretto in una morsa opprimente, che da un lato è manovrata dalla coercizione mafiosa, dall’altra da un sistema culturale logoro (da editori inquinati, ad atteggiamenti sociali diffusi di indifferenza e assenza delle Istituzioni). Il difficile ruolo del giornalista non ha solo risvolti negativi al Sud, ma ora anche nel Settentrione diventa arduo parlare di come la politica spesso presti il fianco alle mafie, rendendo possibile il controllo di territori fino a poco prima immacolati. Territori nei quali si verificano attività controverse e dove “raccontare” o indagare diventa pericoloso.

Per saperne di più
Ossigeno Informazione – Il sito web
L’intervento di Pietro Grasso
L’intervento di Lirio Abbate
L’intervento di Spampinato

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