Arrivano Cosimo e Nicole

fonte immagine: mymovies.it

di Federico Larosa

Esce nelle sale domani, giovedì 29 novembre, Cosimo e Nicole, film vincitore per i lungometraggi nella neo-nata sezione Prospettive Italia (PIT) alla VII edizione del Festival Internazionale del Film di Roma. Diretto da Francesco Amato e interpretato da Riccardo Scamarcio e Clara Ponsot, il film racconta una storia d’amore tormentata tra due giovani che, dopo l’iniziale fase passionale, si trovano a dover fare i conti con le difficoltà della vita, il dolore e il senso di colpa.

Cosimo e Nicole si conoscono durante gli scontri del G8 di Genova del 2001. Una brevissima parentesi, poco più di un paio di inquadrature, perché la storia raccontata dal film si svolge anni dopo quando, dopo aver perso il lavoro in un supermercato in Francia, i due giovani decidono di tornare in Italia a cercar fortuna (?) e si rivolgono all’amico Paolo, titolare di una società che gestisce l’ambiente dei concerti genovesi.

Precari per scelta e vagabondi per il semplice gusto di esserlo, Cosimo e Nicole, per quanto possibile, trovano una certa stabilità (lei lavora come barista, lui come operaio e tecnico del suono) e ristrutturano una catapecchia in riva al mare. Tutto sembra andare per il verso giusto quando un incidente che tutti credono mortale sconvolge le loro vite e la loro relazione, minando alla base quell’amore che entrambi credevano totale.

L’intento del regista è quello di raccontare una storia d’amore dal di dentro, sfruttando l’intensità fisica ed emotiva degli interpreti (con tanto di scene di nudo per ricordarci che Scamarcio è un sex-symbol) e riscrivendo costantemente il copione per aderire maggiormente alla verità dei personaggi.

Indubbiamente, come il titolo del film fa intuire, la storia è tutta concentrata intorno ai protagonisti che raccontano in prima persona i fatti, attraverso un lungo flashback, fino allo scioglimento finale che regala la sequenza più significativa del film aprendo, nonostante tutto, ad un lieto fine assolutamente non posticcio e più sincero di tutto il resto, nonostante i toni drammatici che hanno caratterizzato la storia fino a quel momento.

Oltre agli accenni alla crisi economica e all’ insistenza sulla precarietà della vita moderna che sembra essere soprattutto precarietà e inconsistenza di sentimenti, gli sceneggiatori (Daniela Gambaro e Giuliano Minati) contrappongono la visceralità della passione dei due protagonisti.

Il film affronta anche tematiche sociali più ampie come il lavoro nero, la sicurezza sui luoghi di lavoro e il tema dell’immigrazione clandestina, amalgamandoli a dovere e con estrema naturalezza nell’economia del racconto.

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