Il conflitto ucraino incombe come punto di svolta nella scomoda relazione energetica tra Russia e Unione europea

Le minacce di Putin risvegliano in Europa l’idea di mettere fine alla dipendenza dal gas naturale russo, con un primo potenziale sacrificio: il gasdotto Nord Stream 2.

Persino nella lunga storia che vede i leader del mondo usare l’energia come arma di politica estera, la minaccia del presidente statunitense Joe Biden la settimana scorsa è stata inusuale sia per la portata sia per l’ostentata sicurezza. «Se la Russia invade – il che significa carri armati o truppe che travalicano di nuovo il confine dell’Ucraina – allora non ci sarà più un Nord Stream 2», ha detto Biden lunedì, come riporta Inside Climate News. «Metteremo fine alla cosa».

Gli esperti di politica hanno pochi dubbi sul fatto che gli Stati Uniti, forse unici fra le nazioni, abbiano il peso economico per portare a compimento l’impegno di Biden, attraversando l’Atlantico e facendo fuori il nuovo gasdotto russo verso l’Europa costato 11 milioni di dollari. Sono meno certi che la prospettiva di perdere la capacità di vendere gas attraverso il Nord Stream 2, che ora giace dormiente sotto il Mar Baltico, sia sufficiente a dissuadere il presidente russo Vladimir Putin dall’invadere l’ex stato sovietico. La scorsa settimana, le forze di Putin hanno iniziato importanti addestramenti militari in Bielorussia, alleato della Russia sul confine settentrionale dell’Ucraina, in una escalation dell’accumulo di truppe che va avanti da settimane.

Ma qualsiasi cosa accada nelle settimane a venire – un raffreddamento della tensione o il peggior conflitto militare in Europa dalla seconda guerra mondiale – gli esperti credono che lo scontro sia diventato un punto di svolta per la scomoda relazione energetica fra Russia ed Europa.

Per l’Unione europea, la dipendenza dalla Russia per il gas naturale è stata a lungo una vulnerabilità e una contraddizione per un blocco economico che vede se stesso come un leader mondiale nella transizione verso l’energia pulita. Le minacce di Putin all’Ucraina hanno alimentato all’interno dell’Ue la pressione a liberarsi dal gas russo, e il Nord Stream 2 potrebbe essere il primo esempio di come tale risolutezza si metta in atto. La domanda cruciale, dal punto di vista del clima, è se Bruxelles rimpiazzerà l’importazione di gas russo con energia rinnovabile, o semplicemente con più gas naturale da altre fonti – inclusi gli USA. In Europa i Verdi, da soli, non sono stati in grado di bloccare la costruzione del gasdotto, a cui si sono opposti in quanto antitetico agli obiettivi climatici del continente. Ma ora, l’imperativo della sicurezza nazionale offre una nuova possibilità di fermare il Nord Stream 2, se l’Europa agisce di concerto con gli Stati Uniti, come gli esperti prevedono in caso di un’invasione russa.

«La mia previsione è che se la Russia invade l’Ucraina, il Nord Stream 2 verrà fatto fuori dagli stessi europei», dice Cedric Ryngaert, professore di diritto internazionale pubblico all’Università di Utrecht nei Paesi Bassi. «Accelererà un cambiamento nella politica energetica dell’Europa, perché non si vuole una tale dipendenza dalla Russia, che già ha parzialmente limitato il flusso di gas nel corso degli ultimi mesi. Si vuole un partner affidabile, e la Russia non è un partner affidabile».

L’arma degli USA: Pena «Capitale»

L’energia è uno strumento nell’arsenale della politica estera delle nazioni almeno da quando esiste il commercio internazionale di combustibile fossile. L’embargo petrolifero arabo dei primi anni ’70, in cui gli Stati Uniti furono presi di mira per il loro supporto a Israele, è forse il miglior esempio conosciuto.

Ma anche gli USA hanno brandito l’arma dell’energia, talvolta cambiando il corso della storia, come con l’embargo petrolifero de facto imposto al Giappone nei mesi precedenti Pearl Harbor. Altri esempi si ricordano solo vagamente – come le temporanee sanzioni del Presidente Ronald Reagan contro il titanico progetto del gasdotto Yamal-Europe dell’Unione Sovietica come ritorsione per il suo ruolo nella repressione politica del 1981 in Polonia.

Nel caso di Yamal, Reagan aveva influenza perché compagnie statunitensi come General Electric stavano fornendo tecnologia per il progetto del gasdotto. Quattro decenni dopo, anche se non ci sono aziende statunitensi direttamente coinvolte nel Nord Stream 2, gli osservatori dicono che la capacità di Biden di portare avanti la minaccia di far fuori il gasdotto deriva dal potere del dollaro americano.

Il Nord Stream 2 di Gazprom è stato ultimato, ma il suo funzionamento coinvolgerebbe un’ampia gamma di aziende europee, per certificazione, assicurazione, manutenzione e vendite di gas. Fra le compagnie intervenute nel finanziamento del Nord Stream 2 ci sono il gigante dell’energia Shell e il generatore di energia tedesco Uniper, che ha una grande attività di commercio di materie prime in Nord America, con sede a Chicago. Tutte queste compagnie contano sulla capacità di fare affari negli Stati Uniti, che Biden potrebbe limitare imponendo quelle che sono note come «sanzioni secondarie» o penalità contro terze parti.

«Queste sanzioni consistono fondamentalmente in restrizioni di accesso», ha detto Ryngaert. «È uno ‘Stai con noi, o contro di noi. Se sei con i russi, non puoi avere accesso ai nostri redditizi mercati economici e finanziari’. Il che a volte è visto come una pena capitale».

Gli Stati Uniti probabilmente avrebbero potuto esercitare questo potere in modo più efficace prima che il Nord Stream 2 fosse costruito, e in effetti il Congresso ha approvato una legislazione più severa in fatto di sanzioni che avrebbe potuto essere usata nel 2017, 2019 e 2020. Ma il primo segretario di Stato del presidente Donald Trump, Rex Tillerson, ex amministratore delegato di Exxon Mobil, ha inizialmente esonerato il Nord Stream 2 dalle misure del Congresso. Il suo successore, Mike Pompeo, ha ritrattato tale politica e Trump stesso ha dichiarato di opporsi al gasdotto. Solo il 19 gennaio 2021, il giorno prima di lasciare con riluttanza la sua carica, Trump ha veramente imposto sanzioni alle aziende che allora stavano posando l’ultimo tratto del Nord Stream 2.

Ma l’amministrazione Trump ha mostrato il potere delle sanzioni secondarie in altri casi. Le ha usate per fare pressione su banche e intermediari finanziari cinesi affinché non conducessero transazioni con la Corea del Nord mentre il regime di Kim Jong-Il continuava a sviluppare il suo potenziale nucleare. E l’Iran è caduto in recessione dopo che Trump ha imposto forti sanzioni economiche per il suo programma nucleare nel 2018. Le esportazioni di petrolio che foraggiavano l’economia del paese mediorientale sono crollate, e le imprese europee si sono ritirate dall’Iran, come il gigante francese dell’energia Total, che ha abbandonato un progetto multimiliardario di sviluppo di gas naturale, o le tedesche Daimler, che ha abbandonato il programma di costruire lì i camion Mercedes Benz, e Siemens, che ha posto fine a un accordo di trasferimento di tecnologia.

Molti in Europa si sono opposti all’imposizione da parte degli Stati Uniti del proprio potere in tale maniera. L’Unione europea ha provato a ricorrere agli appelli dell’Unione mondiale del commercio e a uno «Statuto di Blocco» per proteggere le compagnie europee dagli effetti di certe sanzioni adottate dagli Stati Uniti. L’ex diplomatico statunitense Richard Haass ha avvertito che tali sanzioni, sebbene efficaci, hanno il contraccolpo di alimentare il sentimento antiamericano all’estero.

L’amministrazione Biden ha preso provvedimenti per sventare tale contraccolpo nel caso del Nord Stream 2, e assicurarsi che gli alleati europei siano in sintonia con gli USA su come rispondere a un’incursione russa in Ucraina.

Diplomazia e gas texano

Nonostante l’amministrazione Biden abbia commesso passi falsi nelle interazioni con l’Europa – in particolare per il suo rapido ritiro dall’Afghanistan l’anno scorso – ha lavorato sodo per costruire un fronte unito all’interno della NATO in opposizione alle mosse della Russia sul confine ucraino. Il New York Times ha riferito che il team di Biden ha avuto almeno 180 incontri di alto livello o contatti con funzionari europei tra metà novembre e fine gennaio – più di due volte al giorno.

L’espressione più tangibile del supporto dell’amministrazione Biden verso i suoi alleati dell’Ue è una flottiglia informale di navi che trasportano gas naturale liquefatto (LNG) attraverso l’Atlantico dalla Costa del Golfo degli Stati Uniti. Le scorte di gas dell’Europa si stanno esaurendo e i prezzi sono ai massimi storici, in parte per un rallentamento dei flussi dalla Russia. Negli ultimi anni proprio la Russia è stata la fonte del 35% del gas naturale dell’Europa, con una Germania – punto finale del Nord Stream 2 – particolarmente dipendente dal rifornimento russo. Per proteggere l’Europa da un eventuale taglio della Russia, intenzionale o connesso a un’invasione dell’Ucraina, l’amministrazione Biden si è impegnata ad assicurare il gas da paesi produttori e compagnie produttrici per sostenere il rifornimento dell’Europa.

Secondo la società di consulenza energetica IHS Markit, entro gennaio le importazioni di LNG sono balzate al 34% dell’approvvigionamento europeo, mentre il gas russo si è ridotto al 17%. Le importazioni di LNG dagli Stati Uniti hanno raggiunto un nuovo record, rappresentando di gran lunga la quota maggiore. «Il nostro settore sta facendo quel che può per aiutare», ha affermato venerdì in una lettera a Biden il Natural Gas Council, una coalizione che comprende l’American Petroleum Institute e altri importanti gruppi statunitensi dell’industria energetica.

Gli esperti dicono che Biden ha anche gettato le basi per la cooperazione con l’Europa mostrandosi sensibile l’anno scorso nei confronti delle preoccupazioni del continente riguardo l’autonomia strategica. Dopo quattro mesi in carica, Biden ha revocato le sanzioni sul Nord Stream 2 che erano state imposte con ritardo da Trump, permettendo che il gasdotto fosse completato.

«Credo che ciò rifletta un calcolo dell’amministrazione Biden: dopo quattro anni di amministrazione Trump, era importante cercare di ricostruire la relazione con Berlino», ha detto Steven Pifer, l’ex ambasciatore USA in Ucraina, oggi ricercatore presso il Centro per la sicurezza e la cooperazione internazionale dell’Università di Stanford. Ma ha detto che la risoluta dichiarazione di Biden circa il Nord Stream 2 la settimana scorsa mostra che i piani sono cambiati a seguito delle azioni della Russia. «A questo punto, se ci fosse un importante assalto militare all’Ucraina, penso che ai tedeschi verrà detto, potete farla finita da soli, oppure lo facciamo noi, perché crediamo sia parte del prezzo che i russi devono pagare», ha dichiarato Pifer.

C’era già una notevole ostilità al Nord Stream 2 in Europa, specialmente da parte degli ambientalisti, i quali sostenevano che avrebbe comportato centinaia di milioni di tonnellate di nuove emissioni di carbonio ogni anno. Ma in Germania il progetto è ancora sostenuto, specialmente nel mondo degli affari e nella Germania orientale. Gerhard Schröder, cancelliere tedesco per sette anni, ha preso posto al consiglio di amministrazione di Nord Stream appena dopo aver lasciato la carica nel 2005, e nello scorso mese è stato nominato a far parte del consiglio di amministrazione della società madre Gazprom.

Il nuovo cancelliere tedesco Olaf Scholz, il primo socialdemocratico eletto a guidare la nazione dai tempi di Schröder, ha preso le distanze dall’ex cancelliere la scorsa settimana e ha comunicato una maggiore apertura a considerare le sanzioni contro il Nord Stream 2. Pur senza menzionare specificamente il gasdotto, Scholz ha garantito che gli alleati NATO sarebbero uniti nella loro risposta a un’invasione russa. Gli altri due membri della coalizione tripartitica di governo, i Verdi e i Liberali, si sono a lungo opposti al Nord Stream 2.

«Credo che Berlino sia giunta a capire che è davvero una causa persa», ha detto Pifer.

Gli europei potrebbero agire di concerto con gli Stati Uniti per bloccare il Nord Stream 2 semplicemente ritardando le approvazioni che il progetto ancora sta aspettando dai regolatori tedeschi e dall’Unione europea.

Quali sviluppi per l’energia europea?

Se il Nord Stream 2 sarà ritardato o affossato, l’impatto immediato sul quadro energetico europeo sarebbe lieve, perché semplicemente alimenterebbe la capacità in eccesso che la Russia già ha di recapitare gas naturale all’Occidente. Ma il quadro energetico europeo a lungo termine potrebbe cambiare per via della tensione causata dal rafforzamento delle truppe militari sul confine ucraino.

Putin ha definito la sua mossa come una risposta difensiva contro la minaccia di espansione della NATO. Ma in Europa ha minato la convinzione che l’incremento del commercio con la Russia aumenti la sicurezza reciproca, concetto che ha le sue radici in idee risalenti agli scritti del filosofo tedesco ottocentesco Immanuel Kant su un «ethos di ospitalità universale» come chiave per la pace.

«È l’idea che puoi rendere la Russia più liberale e democratica perché lo scambio di merci conduce anche allo scambio di pensieri e libertà», dice Ryngaert. «Improvvisamente ci rendiamo conto che non funziona così».

Per la Germania, che già prende il 40% della sua elettricità da fonti rinnovabili, la tensione con la Russia significa che i Verdi non sono più gli unici a parlare del bisogno di accelerare la spinta della nazione verso l’obiettivo dell’80% di rinnovabili entro il 2030. «La Germania cesserà l’uso di gas e petrolio nell’arco di 25 anni, quindi non dipenderemo più dall’importazione in Germania di carburanti fossili», ha detto Scholz in un’intervista con la CNN lunedì scorso.

Non è scontato, tuttavia, che l’Europa sostituirà il gas russo con l’energia rinnovabile. Il presidente francese Emmanuel Macron, per esempio, giovedì ha annunciato piani per un’ingente implementazione dell’energia nucleare – inclusi fino a 14 reattori di nuova generazione – per ridurre la dipendenza dall’importazione di energia.

Nel frattempo, il governo olandese ha recentemente annunciato che in risposta alle carenze energetiche permetterebbe un’iniziativa imprenditoriale congiunta fra Shell e Exxon per raddoppiare quest’anno la produzione dal suo giacimento di gas naturale di Groningen. Groningen un tempo era il più grande giacimento di gas naturale in Europa, ma i Paesi Bassi hanno gradualmente ridotto la produzione – e l’avrebbero chiusa totalmente quest’anno – per via di timori riguardo a una proliferazione di terremoti associati alla trivellazione e alla produzione in loco.

L’industria del gas naturale statunitense, che a lungo ha sperato di espandere la sua presenza nel mercato europeo, sta sfruttando l’opportunità della crisi Russia-Ucraina per spingere l’amministrazione Biden ad adottare politiche – anche in merito alle autorizzazioni delle infrastrutture e alle emissioni – che assicurino il ruolo del gas nel futuro dell’energia nazionale e mondiale. «Gli Stati Uniti non sono immuni a future sfide – come quelle che oggi sta affrontando l’Europa – se non siamo in grado di continuare ad accrescere e modernizzare il nostro sistema di gas naturale», ha detto il Natural Gas Council nella sua lettera a Biden la scorsa settimana. «L’Europa ha disincentivato lo sviluppo del gas naturale negli ultimi anni e le conseguenze ora sono chiare».

L’industria del gas sostiene di essere parte della soluzione climatica, perché il gas naturale può generare elettricità con metà delle emissioni del carbone. Ma il posto dei gas in un futuro a emissioni zero dipende da tecnologie che non sono ancora commercialmente sostenibili, come la cattura del carbonio, così come il controllo del metano, super gas serra, e delle operazioni con esso, che secondo gli scienziati è una fonte sottovalutata di gas che sta riscaldando il pianeta.

Per ora, le nazioni baltiche come Estonia e Lettonia, che sono state molto critiche nei confronti del Nord Stream 2 e della portata energetica russa in Europa, stanno valutando diversi progetti di importazione di LNG, che permetterebbero loro di fungere da portale di accesso allargato per il gas naturale proveniente da Stati Uniti o da altri posti.

Perciò mentre in Europa certamente cresce la pressione per l’abbandono della dipendenza dal vicino ricco di carburanti fossili, le risposte immediate alla crisi scatenata dalla Russia sono state: più trivellazione, più importazione e discussione su ulteriori importazioni. Non è ancora chiaro se una separazione energetica dell’Europa dalla Russia significherebbe energia alternativa oppure più fonti alternative di gas naturale.

Traduzione di Sara Concato via insideclimatenews.org

Immagine di copertina via twitter.com/ClimateOpp

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