Tutto ciò che è sulla terra morirà: il nuovo rocambolesco thriller di Michel Bussi

Edizioni E/O ha pubblicato la versione italiana del romanzo del 2017 dell’autore francese, un libro da non perdere anche grazie alla traduzione di Alberto Bracci Testasecca.

Tra tutti i romanzi letti di Michel Bussi, autore francese che incarna il new deal del romanzo giallo contemporaneo europeo, questo è certamente quello che mi ha colpito e appassionato di più. Forse perché non è un romanzo di Bussi?

Mi spiego meglio, ma prima permettetemi di fare una breve premessa.

Michel Bussi è nato in Normandia, dove sono ambientati diversi suoi romanzi e dove insegna all’Università di Rouen. Pubblica romanzi dal 2006 e praticamente tutte le sue opere più importanti sono pubblicate in Italia da Edizioni E/O e tradotte da Alberto Bracci Testasecca. Sebbene la cronologia delle edizioni italiane sia un po’ sfalsata rispetto alle edizioni francesi (le pubblicazioni italiane sono un fenomeno più o meno recente), la casa editrice romana di Sandro Ferri e Sandra Ozzola è riuscita a immettere sul mercato italiano i migliori romanzi dell’autore francese dal 2016 ad oggi partendo da Ninfee Nere, un capolavoro assoluto per l’epoca (in Francia è stato pubblicato nel 2011).

Senza tirarla lunga sulla bibliografia di Bussi possiamo dire che opere come Usciti di Senna, La follia di Mazzarino e Tempo assassino sono imprescindibili per ogni amante del genere thriller/giallo/noir.

E adesso arriviamo a Tutto ciò che è sulla Terra morirà, che tecnicamente non è un romanzo di Bussi.

L’autore, infatti, ha deciso di pubblicare questo libro in Francia nel 2017 sotto lo pseudonimo Tobby Rolland e il titolo La Dernière Licorne. L’intento è stato quello di volersi confrontare con il pubblico uscendo dalla comfort zone di “autore francese di gialli più venduto oltralpe” per capire se una storia di questo tipo potesse venire apprezzata ugualmente a prescindere dal nome ingombrante che si porta dietro.

Chi conosce lo stile dello scrittore e accademico francese si renderà conto da subito che questo effettivamente sembra un libro scritto da mani differenti, sebbene sia stato covato nella testa e negli appunti di Bussi fin da quando aveva 15 anni.

Oltre al livello di alta tensione che raramente lascia respirare il lettore (su questo punto ricorda i thriller adrenalinici di Joel Dicker), stavolta Bussi ci porta in magnifici luoghi ricchi di storia, arte e misteri. Dalle segrete del Vaticano alla Sicilia fino alla Turchia, alla terra dei Curdi e quindi sul monte Ararat.

La storia ha che a fare con i miti, con i tabù e i dogmi delle religioni monoteiste, toccando quasi la fantascienza per alcuni aspetti. 

Il filo conduttore di tutto è il mito che per i cristiani è quello dell’Arca di Noè, ma la favola biblica del “salvatore” sembra sia comune a diverse religioni. E, aspetto centrale di tutta questa storia, il mito degli unicorni. Leggendo questo libro vi troverete man mano sorpresi dai numerosi cambi di scenografie e dai colpi di scena che Bussi non lesina in nessuno dei suoi romanzi. Vi troverete davanti al dubbio. A tu per tu tra fede e scienza. Vi troverete davanti alla cruda realtà del “Teorema di Cortes”.

Purtroppo, ogni dettaglio in più su questa storia può rappresentare uno spoiler che potrebbe alterare la piacevolezza della lettura, perciò in questa sede mi limito a dire che raramente possiamo leggere una storia di questo tipo in cui le sfumature tra mito e realtà sono così labili. Dove i colpi di scena sono talmente tanti che alla fine vi troverete con una sensazione di capogiro. Un romanzo, Tutto ciò che è sulla Terra morirà, che difficilmente riuscirete a leggere con calma dato che non vi farà staccare lo sguardo dalle pagine capitolo dopo capitolo.

Quindi spegnete il telefono, mettete l’out of office sulla posta elettronica e godetevi queste 624 pagine. Vi isolerete dal mondo per poche ore, ma ne vale davvero la pena.

Tutto ciò che è sulla terra morirà
Michel Bussi
Edizioni E/O, aprile 2021
Traduzione: Alberto Bracci Testasecca
Pp. 624, € 18

Damiano Sabuzi Giuliani

Immagine di copertina via facebook.com/edizionieo

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