L’Ungheria vieta le adozioni alla comunità LGBTQI modificando la Costituzione

L’Ungheria modifica la sua Costituzione per ridefinire la famiglia e limitare le adozioni per la comunità LGBTQI. I gruppi per i diritti umani hanno denunciato la decisione e richiesto che l’Unione europea faccia sentire la sua voce

L’Ungheria ha modificato la definizione di famiglia nella sua Costituzione, martedì 15 dicembre. In questo modo, il Paese va verso un divieto effettivo di adozione per le coppie della comunità LGBTQI. Si tratta di un’altra vittoria dei conservatori al potere, denunciata da un gruppo LGBTQI come “un giorno buio per i diritti umani”.

Dalla terza vittoria schiacciante consecutiva del 2018, il partito nazionalista Fidesz del premier Viktor Orbán sta lavorando per gettare l’Ungheria in un’ottica più conservatrice. Leggi e attacchi verbali contro gli omosessuali sono diventati comuni. Negli ultimi anni Orbán, che per la prima volta deve affrontare un’opposizione unita, ha raddoppiato gli sforzi per diffondere la sua ideologia, sempre più conservatrice, utilizzando un linguaggio forte anche contro gli immigrati e i musulmani che, dice, potrebbero sovvertire la cultura europea.

Secondo la nuova Costituzione ungherese, la famiglia “è basata sul matrimonio e sulla relazione genitori-bambino. La madre è una donna, il padre è un uomo”. Il documento impone anche che i genitori crescano i loro figli con spirito conservatore. “L’Ungheria difende il diritto dei bambini di identificarsi con il loro genere di nascita e assicura che la loro educazione sia basata sull’identità costituzionale e sui valori della nostra nazione, basati sulla nostra cultura cristiana” si legge nella modifica.

Matrimoni omosessuali e adozioni

Budapest non ha mai permesso il matrimonio omosessuale, ma riconosce le unioni civili. Fino ad ora, l’adozione da parte delle coppie gay e lesbiche era possibile se uno dei due componenti faceva richiesta in quanto persona single. Nonostante ci siano delle eccezioni dove coloro senza partner o i membri della famiglia riescano ad adottare, “la regola principale è che solamente le coppie sposate possono adottare un bambino, ossia solamente un uomo e una donna che sono sposati” ha scritto il ministro della Giustizia, Judit Varga.

Secondo la nuova legge ungherese, le richieste di adozione da parte delle persone single devono essere approvate dal Ministero degli Affari di Famiglia. E questa posizione è coperta da Katalin Novak, ultra-conservatrice che promuove il modello di famiglia tradizionale. “Non credete al fatto che noi donne dovremmo continuamente competere con gli uomini” ha annunciato il ministro in un video pubblicato lunedì. “Non credete al fatto che dobbiamo essere all’altezza in ogni momento e avere almeno le stesse alte cariche o gli stessi sostanziosi salari degli uomini”.

“Giorni bui per i diritti umani”

I gruppi per i diritti umani hanno denunciato i cambiamenti e chiesto ai leader europei di far sentire le loro voci. “Questo è un giorno buio per la comunità LGBTQ ungherese e per i diritti umani” ha dichiarato David Vig, direttore di Amnesty Hungary.

Masen Davis, direttore esecutivo di Transgender Europe, ha sottolineato che la presidentessa della Commissione europea, Ursula von der Leyen, dovrebbe fare molta attenzione alla questione, rivedendo i resoconti dello stato di diritto in Ungheria e decidendo una procedura legale punitiva adeguata.

La settimana scorsa, sia l’Ungheria che la Polonia hanno scampato la possibilità immediata di perdere i fondi dell’Ue a causa delle loro trasgressioni sullo stato di diritto, controcorrente rispetto alla linea del resto dell’Europa, lasciando indebolite e ritardate nel tempo le potenziali contromisure. “Siamo profondamente preoccupati per la salute e la sicurezza di adulti e bambini trans in Ungheria, in tale clima ostile” ha dichiarato Davis. Anche il PiS, il partito nazionalista al potere della vicina Polonia, ha fatto dell’omofobia un punto chiave della sua campagna in una elezione avvenuta quest’anno, istituendo delle “zone LGBTQI-free”, nonostante le critiche dell’Unione Europea.

Katrin Hugendubel, direttrice del gruppo internazionale per i diritti degli omosessuali ILGA, ha spiegato che questi cambiamenti implicano che “i bambini LGBTQI verranno costretti a crescere in un ambiente che limita la loro abilità di esprimere le loro identità”.

Il Parlamento ungherese dovrebbe respingere con forza questa modifica. E la Commissione Europea dovrebbe chiarire che gli ultimi cambiamenti legali del governo non sono compatibili in un’Unione Europea basata sulla tolleranza e sulla non discriminazione”, si legge sul sito della Human Rights Watch.

Gli attacchi dell’Ungheria alla comunità LGBTQI

La norma approvata da Budapest è solo uno degli ultimi attacchi alla comunità LGBTQI ungherese. A maggio, durante la prima ondata della pandemia del COVID-19, il Parlamento aveva vietato il riconoscimento legale di genere. Ciò significa che le persone transgender e intersex non possono cambiare legalmente il loro genere o sesso (entrambi chiamati “nem” in Ungheria) assegnato alla nascita. La restrizione ha serie ripercussioni sulla vita quotidiana di molte persone. A ciò si sono aggiunte le dichiarazioni sempre più ostili contro le persone LGBTQI da parte di funzionari pubblici di alto livello, incluso il primo ministro Orbán.

Inoltre, lo scorso settembre c’era stata un’ondata di attacchi omofobi dopo la pubblicazione di un libro per bambini. Si trattava di una nuova versione delle più note fiabe, che vedevano come protagonisti i membri di alcuni gruppi marginalizzati, inclusi LGBT, romeni e persone con disabilità. I politici di estrema destra avevano pubblicamente fatto a pezzi il libro, mentre Orbán aveva commentato la notizia dicendo che la comunità LGBTQI dovrebbe “lasciare in pace i nostri figli”.

Qualche settimana dopo che il governo aveva sottoposto al Parlamento le nuove norme di maggio, la Commissione europea ha introdotto una nuova strategia LGBTQI. I fondi europei sarebbero stati disponibili solo per gli Stati membri firmatari delle leggi europee anti discriminazione.

 

Traduzione di Chiara Romano via reuters.com, hrw.org

Immagine di copertina via facebook.com/HbtsSverige

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