MusicaIn3D: per ottobre tre dischi “facili”

Il numero di ottobre mette insieme tre dischi facili da ascoltare e con sonorità decisamente pop grazie al talento dei Flaming Lips, Neighbourhood e The Killers

La selezione dei tre dischi di questo mese è stata facile. Appena questi album sono usciti non c’è stato dubbio sul fatto che erano perfetti per questo numero di ottobre: a noi è spettato solo il ruolo di metterli insieme nell’ordine giusto e a voi ora il compito di ascoltarli.

Parliamo di American Head dei Flaming Lips, ricchissimo di sfumature lisergiche dove la band capitanata da Wayne Coyne riesce nell’intento di parlare di argomenti pesanti con un tocco leggero. Sempre sulle stesse frequenze dei Flaming Lips (magari di qualche anno fa), il quarto album dei Neighbourhood, Chip Chrome & the Mono-Tones anche se in questo caso parliamo dell’elettro – pop del futuro. Mentre chiudiamo la tripletta con un una bella spruzzata di pop rock con Imploding the mirage dei The Killers.

 

 American HeadFlaming Lips

 

Il sedicesimo disco della band nata ad Oklahoma City parla della morte, della perdita e della dipendenza, ma lo fa con un tocco leggero senza mai scivolare troppo in un abisso dal quale è difficile tornare a galla. Come un mosaico composto da tredici tessere che compongono un’immagine sfocata della realtà. Una di quelle immagini che per capire veramente la figura complessiva ci si deve mettere in una certa posizione, a una determinata distanza o vedere con una particolare luce. Ma non sorprendetevi.

Chi conosce bene la discografia dei Flaming Lips capirà fin dal primo ascolto che le canzoni sono nette, meno dilatate del solito e più chiare di molte altre presenti in altri dischi. Per chi invece non ha familiarità con Wayne Coyne e compagni, questa è l’occasione giusta per scoprire uno dei più innovatori artisti che, dal 1983, stupisce e sorprende ad ogni nuova canzone.

Chip Chrome & The Mono-Tones – Neighbourhood

Nell’ultimo disco dei Neighbourhood, il quinto della band elettro rock californiana, ci sono tutti gli elementi per essere un album pop di gran tiro. Nonostante sia uscito solo lo scorso 25 settembre i due singoli estratti in questi mesi hanno già superato i 450 milioni di stream. Particolare rilevante dato che parliamo di metà del disco, che rende quasi trascurabile l’uscita ufficiale di tutto il pacchetto.

Ma oltre alle strategie di marketing azzeccate che incrociano anche gli spot di noti brand che si occupano di comunicazione, dobbiamo prendere atto che l’intero Chip Chrome & The Mono-Tones è bello e funziona da ogni angolazione. Abbiamo certamente l’uso dell’elettronica, ma c’è anche il soul, l’R&B e quel tocco Lo-fi e slowcore che, mescolati insieme rendono tutto più credibile e non lasceranno questo lavoro dei Neighbourhood nella memoria delle persone solo perché abbiamo sentito il ritornello di questa o quella canzone alla radio, in TV o entrando dentro un centro commerciale.

I Neighbourhood hanno fatto un lavoro eccellente a partire dal processo creativo e dalla scrittura dei testi. Poi hanno senza dubbio azzeccato i video come con Devil’s Advocate (diretto da Ramez Silyan) o Lost In Translation (Mowgly Lee) dando alla band e al frontman Jesse Rutherford una chiara e marcata identità.

Roba vecchia direte voi. David Bowie faceva queste cose già quarant’anni fa con il glam rock e milioni di artisti seguaci hanno emulato le sue gesta. Sarà, ma questo disco proietta la musica dei Neighbourhood in un futuro prossimo ricco di circuiti elettronici, vernice d’argento e polvere di stelle.

Imploding the Mirage – The Killers

Con il sesto album in studio la band di Las Vegas è chiaramente proiettata verso il rock popolare più di quanto non l’abbiano fatto finora. Sono lontani ormai quelle sonorità più dure delle origini e la l’assenza del chitarrista Dave Keuning che ha lasciato la band nel 2017 perché si sentiva creativamente frustrato non ha fatto altro che lasciare ai Killers una propulsione quasi esclusiva chiamata Brandon Flowers.

Il cantante e fondatore della band non ha mai nascosto la sua passione per le sonorità degli anni Ottanta e la stima e desiderio di emulazione nei confronti dei Coldplay e questo disco è la testimonianza di come i Killers da un lato confermano di non rinunciare a quel piglio caratteristico del rock degli eighties, ma per fortuna siamo ancora lontani dal mood e suono della band di Chris Martin.

Ma in generale come suona questo disco? Decisamente bene, ha canzoni di gran presa su un pubblico vasto e la qualità è ottima.

Basti pensare che la produzione è stata affidata Shawn Everett (vedi i lavori con The War on Drugs, Julian Casablancas e Deezer tanto per fare qualche nome illustre) e Jonathan Rado della band Foxygen.

Inoltre, per non rimpiangere la chitarra di Keuning troviamo degli ospiti di un certo livello quali: l’ex Flatwood Mac Lindsey Buckingham che ha suonato in Caution, la cantautrice canadese Kathryn Dawn che si fa sentire in “Lightning Fields” e Weyes Blood che possiamo gustare nella corale My God (che ci starebbe benissimo come colonna sonora di un film Disney tipo Frozen 3). Oltre a Adam Granduciel dei The War on Drugs.

Insomma Brandon Flowers, Mark Stoermer e  Ronnie Vannucci con questo disco dimostrano di poter andare avanti anche senza un chitarrista carismatico fisso, dimostrando abilità da polistrumentisti, buone capacità di scrivere canzoni che piacciono a tutti e di poter creare un immagine nuova dei The Killers senza temere confronti o velleità di emulazione.

Certo, per chi era affezionato alla band di Las Vegas dei tempi di htxot Fuss e a canzoni come Mr. BrightsideSomebody Told Me questo sarà l’ennesimo colpo al cuore, ma i The Killers crescono e maturano come matura il suo pubblico e pazienza se ancora c’è chi rimpiange il cameo nella serie televisiva Orange County. Sono passati più di 15 anni santo cielo!

 Damiano Sabuzi Giuliani

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