Giovani profughi alla ricerca di una vita dignitosa

Il Goethe-Institut di Roma ha ospitato l’incontro “Il corto circuito della Fortezza Europa” all’interno della mostra “Between – In Sospeso. Giovani profughi alla ricerca di una vita dignitosa” di Nanni Schiffl-Deiler

di Andrea Pulcini

Nanni Schiffl-Deiler_1

©Nanni Schiffl-Deiler

Il Goethe Institut di Roma ha ospitato ieri l’incontro “Il corto circuito della Fortezza Europa – Percorsi e storie di migranti in cerca di una vita dignitosa“, all’interno della mostra “Between – In Sospeso. Giovani profughi alla ricerca di una vita dignitosa” di Nanni Schiffl-Deiler. L’esposizione è incentrata su un argomento importante e spesso spiacevole come l’immigrazione giovanile. Ragazzi che lasciano tutto e tutti con la speranza di avere una vita migliore, ma nella migliore delle ipotesi ottengono ostracismo, nella peggiore rischiano la vita.

Tra i presenti all’incontro, organizzato dall’agenzia ContrastoGiulio Piscitelli, fotoreporter che per primo ha documentato un viaggio su un barcone, sulla tratta da Zaris, in Tunisia, a Lampedusa. Per Piscitelli non è stato facile convincere i contrabbandieri a fargli fare questo viaggio perché essi non volevano che venissero svelate molte fasi di questo lungo processo. Perché prima di potersi imbarcare, una persona deve vivere molte tappe. Analizzando le varie fasi di questo viaggio, l’attesa per imbarcarsi riguarda circa il 70% del tempo totale.

©Giulio Piscitelli

©Giulio Piscitelli

La principale fase è quella dell’attraversamento del deserto, tratto del tragitto di cui pochi parlano ma che negli ultimi 20-30 anni ha causato 3.000 morti. Una volta passata questa tappa ed aver resistito agli assalti dei venditori di uomini (persone che per far soldi rapiscono profughi contattando la famiglia per ottenere un riscatto) si arriva nel luogo dell’imbarco, dove si viene stipati in campi profughi nell’attesa che si crei la giusta condizione per lo sbarco. Una volta verificato si parte con la speranza di trovare persone pronte ad accoglierli trattandoli con rispetto e non con freddezza ed indifferenza.

Importante è anche il reportage fatto da Alessandro Penso, che si è occupato inizialmente della situazione dei profughi in Grecia, rendendosi poi conto che il suo target di riferimento erano i giovani. Penso ha effettuato una ricerca sui giovani profughi del paese ellenico: ha vissuto con loro e si è guadagnato la fiducia tanto da diventare “uno di loro”. Stando con questi giovani, oltre a render conto delle difficili condizioni a cui sono sottoposti, ha notato anche atti di razzismo verso questi ragazzi. Il vero punto della questione è il Regolamento di Dublino del 2003 e che stabilisce i criteri di asilo politico.

©Alessandro Penso

©Alessandro Penso

Il vero problema è che questo asilo non viene quasi mai rispettato. Se si pensa che un Paese come la Libia tratta i rifugiati politici come criminali, stipandoli in prigioni dove in 30 mq si ritrovano più di trenta persone e dove sono i poliziotti stessi a vendere i migranti ai contrabbandieri. Per sensibilizzare l’opinione pubblica a questo tema, Penso, ha dato vita all’iniziativa “The European Dream – Road To Bruxelles”, una mostra itinerante svolta su un Tir che ha toccato città come Roma e Firenze e che è arrivata a Bruxelles il giorno dell’inizio del semestre in cui l’Italia guidava l’UE.

Durante la conferenza stampa è infine intervenuta Nanni Schiffl-Deiler. La fotografa tedesca ha spiegato che lavora con i giovani migranti dal 2011, e che questa mostra, oltre che fotografica, ha voluto che fosse esplicativa, per raccontare la storia di questi ragazzi. Alla fine dell’incontro sono state sviscerate diverse tematiche riguardanti il lavoro fatto coi suoi ragazzi:

Nanni Schiffl-Deiler, con che occhi, i ragazzi che lei ha seguito, guardano noi, spettatori della mostra?
Nella mostra che ho fatto a Monaco di Baviera, i ragazzi non solo erano espositori ma osservavano i presenti, e a loro volta ha fatto piacere vedere che la gente è vicino alle loro problematiche, e alle loro storie.

Un momento dell'incontro al Goethe-Institut a Roma (©Andrea Pulcini)

Un momento dell’incontro al Goethe-Institut a Roma (©Andrea Pulcini)

Come vivono gli immigrati il fatto di non sentirsi “integrati” accolti?
Per loro è un secondo trauma uno shock, vedere che non sono integrati vedere che per loro l’iter per sentirsi parte integrante di quella comunità è lungo.

Cosa l’ha colpita delle storie dei migranti che ha seguito?
Sono rimasta colpita dalla maturità di questi ragazzi, che una volta affrontato questo viaggio sono stati costretti a crescere in fretta, dovendo imparare in fretta una nuova lingua, dovendo relazionarsi con nuove persone.

Le sono mai stati raccontati aneddoti sulle loro famiglie?
Dipende dai casi, spesso ci vuole tempo per farli aprire e raccontare. Tra i ragazzi presenti in mostra, Ahmed ha creato un rapporto intenso, Michael ogni volta che si parlava di queste cose piangeva.

In conclusione, è indicativo che ogni serie di fotografie, oltre a contenere una breve storia, si chiude con una frase che richiama alla felicità. Può spiegarci perché ha optato per questa scelta?
Ho chiesto ad ognuno dei ragazzi con cui lavoro cos’è per loro la fortuna, come stanno, cosa si augurano per il futuro e da li è nato questo testo sulla felicità.

Between – In Sospeso
Giovani profughi alla ricerca di una vita dignitosa
Goethe-Institut
via Savoia, 15 – Roma
fino al 9 aprile 2015
www.goethe.de

Orari di apertura:
lunedì: 14–19
da martedì a venerdì: 9–19
sabato: 9–13
Ingresso libero

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