L’informazione sull’orlo del baratro

Pochi giorni fa è stato siglato l’accordo con il quale si stabilisce l’equo compenso per il lavoro giornalistico in caso di collaborazione coordinata e continuativa. Governo, Fnsi, Fieg e Inpgi hanno approvato quella che è stata definita da molti una “truffa”. Persino l’Ordine dei giornalisti si è dichiarato contrario

di Guglielmo Sano 

equo_compenso

(fonte immagine: lumsanews.it)

Per la legge 233/2012 – che obbliga le testate a rispettare dei margini di equità retributiva per ricevere i finanziamenti erogati dallo Stato e per la quale hanno lottato strenuamente sia freelance che precari – “equo compenso” è: “La corresponsione di una remunerazione proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, tenendo conto della natura, del contenuto e delle caratteristiche della  prestazione nonché della coerenza con i trattamenti previsti dalla contrattazione collettiva nazionale di categoria in favore dei giornalisti titolari di un rapporto di lavoro subordinato”.

Il governo – nella persona del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con delega all’editoria, Luca Lotti – la Fieg (Federazione italiana editori giornali, cioè gli editori), la Fnsi (Federazione nazionale stampa italiana, il sindacato dei giornalisti) e Inpgi (istituto di previdenza dei giornalisti italiani) il 19 di giugno hanno trovato un accordo sull’equo compenso nel caso di una collaborazione coordinata e continuativa. Al contratto nazionale di lavoro verrà aggiunto, quindi, un tariffario minimo riguardante i co.co.co –  che non sono i blogger, che non fanno altro nella vita, che sono insomma la maggioranza dei “professionisti” dell’informazione.

Dunque per un “professionista” – sono i termini dell’accordo siglato – la “dignità” equivale a 20,80 euro per un articolo su un quotidiano, 6,25 euro per una segnalazione ad agenzie e web (eventualmente integrata di un paio di euro se corredata da foto e video), 67 euro ad articolo per i periodici, 14 euro per un articolo su periodici locali, 40 euro per le tv locali, ma solo con un minimo di 6 pezzi al mese, 250 euro per un pezzo sui mensili. Più di 10mila professionisti dovrebbero “vivere” in base a questa “tariffa”, perché tanto il loro lavoro è stato valutato, tanto è stata stimata la loro “vita”.

“Una truffa – così ha commentato l’Associazione Stampa Romana –. ovvero fine del giornalismo professionale e, di fatto, via libera al dilettantismo, si legittima così per legge, oltre che nel contratto di categoria dei giornalisti, lo sfruttamento e la precarietà. La nota del Coordinamento di Freelance della Capitale continua dicendo che “l’accordo non solo è altamente lesivo della professionalità dei giornalisti non subordinati, che rappresentano il 60% della categoria, ma mina definitivamente l`informazione libera, indipendente e di qualità perché rende ricattabili i “cinesi” dell`informazione, senza diritti e sottopagati”. Meno è pagato, meno un giornalista può verificare le notizie, controllare le fonti ufficiali e non, approfondire con cura gli argomenti.

In pratica, l’intesa sottoscritta da Fnsi e Fieg (solo l’ordine dei giornalisti si è opposto), più che garantire un equo compenso ai professionisti del settore, quelli non tutelati dal contratto nazionale di categoria, ha fornito agli editori l’alibi di una copertura legislativa per pagare sempre meno il lavoro giornalistico. Le tariffe dell’equo compenso sono inferiori a quello che oggi molti co.co.co già percepiscono oltre al fatto che “con compensi simili, il giornalista – si sostiene nella nota della Asrlo si potrà fare solo per hobby perché in grado di contare su altri redditi. E i dipendenti di oggi diventeranno i “nuovi autonomi” di domani. Perché gli editori non dovrebbero ridurre ulteriormente gli organici delle redazioni ed esternalizzare il più possibile il lavoro, potendolo affidare ad autonomi sottopagati?. Oggi ai freelance, domani a chi toccherà? Toccherà ai contrattualizzati probabilmente.

Per protestare contro l’accordo, il 26 giugno giornalisti precari e freelance hanno lanciato una campagna via Twitter, una Twitterstorm con l’hashtag #SiddiVergogna, invitando alle dimissioni Franco Siddi, presidente della Fnsi. Su Change.org, invece, è stata lanciata una petizione per chiedere un nuovo accordo che preveda l’innalzamento del compenso minimo per coloro che “si consumano le scarpe portando le notizie, mantenendo i contatti con le fonti, rischiando qualche querela di troppo” e che sono “pagati meno che in Brasile” scrive, uno dei primi firmatari e promotore della petizione, Andrea Palladino. Tutte le iniziative di protesta culmineranno nella manifestazione dell’8 luglio che si svolgerà a Roma, di fronte alla sede della Fnsi.

Intanto il sottosegretario all’Editoria, Luca Lotti, ha firmato il decreto del Presidente del Consiglio che istituisce un Fondo straordinario per gli interventi a sostegno dell’editoria: 120 milioni di euro per il triennio 2014-2016 e si è anche difeso dalle critiche che gli sono piovute addosso per l’accordo: “Garantirà di fatto un compenso minimo garantito che fino a ora non c’era, purtroppo, come ha spesso denunciato l’Ordine dei giornalisti, oggi ci sono alcune aziende editoriali che pagano tre o quattro euro per un articolo, mentre con questo accordo un pezzo di 1.600 battute dovrà essere pagato 20,80 euro. Mi sembra un primo passo significativo, non ci fermiamo qui e andiamo avanti”.

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Una risposta

  1. 10 Luglio 2014

    […] motivo della protesta, alla quale era presente un centinaio di persone tra giornalisti, freelance e precari, ma anche […]

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