Soffrite della sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie?

Cos’è la sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie? Dal romanzo di Lewis Carroll è nata anche una letteratura medica che identifica una malattia rara.

Distorsione temporale o percettiva, perdita di coordinazione o di controllo degli arti, emicranie… Se questi sintomi vi sono familiari, esiste una strana diagnosi: la sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie. Perché, oltre al capolavoro di Lewis Carroll, le avventure della ragazzina hanno prodotto anche una letteratura medica che identifica una malattia rara.

Sembra rocambolesco, persino strampalato, ma ci sono studi a sostegno della tesi: l’AWS (o AIWS), Alice in Wonderland Syndrome, è accertata dal 1950, identificata dallo psichiatra britannico John Todd. Secondo i suoi appunti, i sintomi e i racconti dei pazienti somigliavano moltissimo alle peripezie che Alice Liddell attraversa nel romanzo eponimo.

L’AWS e le sue conseguenze

Concretamente, la sindrome si manifesta con episodi sporadici in cui le percezioni sono deformate e si prova un certo disorientamento. Il soggetto si percepisce più grande o più piccolo di quanto non sia in realtà, e constata anche cambiamenti dell’ambiente circostante – mobili che si allontanano o si avvicinano per esempio.

Questi fenomeni non sarebbero dati da un problema oculare o da un’allucinazione, ma da un disturbo che interessa il cervello e la maniera in cui esso ritrascrive le informazioni ricevute. Il tatto e l’udito sarebbero i primi sensi coinvolti, con una perdita di ogni nozione temporale. L’AWS colpirebbe prevalentemente i bambini e i giovani – per quanto sembra possibile farne esperienza più tardi. Sulla base delle osservazioni cliniche, tali sintomi possono durare da pochi minuti a mezz’ora.

Le ricerche indicano che i sintomi sarebbero di fatto i segnali precursori di un’emicrania imminente, o la declinazione di una forma di cefalea. Tuttavia la possibilità di una malattia mentale o neurologica sarebbe al momento esclusa.

Fisicamente ciò si tradurrebbe con un’attività elettrica inabituale nel cervello, che genera un flusso sanguigno anormale verso certe sue parti – quelle che si occupano dell’ambiente e delle percezioni visive. Nel 33% dei casi censiti i disturbi sarebbero stati causati da un’infezione, mentre traumi ed emicranie intervengono nel 6%. Ma più della metà dei casi ha semplicemente cagione ignota…

Carroll ne era gravemente affetto?

Il Dottor John Todd aveva tentato di teorizzare questo approccio, immergendosi in testi in cui Carroll si diceva afflitto da un «mal di testa bilioso». La sua esperienza della sindrome avrebbe dunque portato alla scrittura di Alice. La letteratura neuropsicologica chiama col nome di macropsia e micropsia i fenomeni di ingrandimento o rimpicciolimento percepiti – proprio quello che vive Alice bevendo o mangiando.

Anche lo scrittore Craig Russell parla di queste alterazioni sensoriali, concordando con la tesi di una malattia di cui Carroll avrebbe sofferto. «Molti hanno speculato sul fatto che Lewis Carroll assumesse una forma di droga psicotropa e che avrebbe basato i libri di Alice sulle proprie esperienze allucinatorie. La verità è che anche lui ha sofferto di questa malattia, ma in una maniera più severa e prolungata», sostiene.

E poi il caso, rinomato nel campo, di Philip K. Dick, le cui allucinazioni furono innumerevoli. Ma il romanziere autore di Ubik aveva, dal canto suo, una lunga esperienza nell’assunzione di droghe di ogni tipo.

Traduzione di Sara Concato via actualitte.com

Immagine di copertina via Pixabay

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