Violenze a Gerusalemme: scontri prima della marcia nazionalista

Palestinesi e forze dell’ordine israeliane si sono scontrati prima della marcia nazionalista in programma a Gerusalemme Est. Le tensioni vanno avanti da oltre una settimana; la situazione ha cominciato ad aggravarsi nuovamente all’inizio del mese del Ramadan

Si è verificata una serie di scontri tra palestinesi e polizia israeliana all’esterno della moschea al-Aqsa a Gerusalemme, prima della marcia nazionalistica ebraica. Più di 200 persone sono state ferite, in quanto la folla lanciava pietre e le forze dell’ordine rispondevano con granate stordenti. Gli scontri si sono verificati in un periodo di tensione nella città, che dura già da una settimana.

In precedenza, la polizia israeliana aveva deciso di vietare agli ebrei di visitare il complesso dove sorge la moschea, durante l’annuale Jerusalem Day Flag March. L’evento ricorda la presa di Gerusalemme Est – che ospita la Città Vecchia e i luoghi sacri – da parte di Israele nel 1967. Di solito, centinaia di giovani israeliani sventolano delle bandiere entrando nelle aree islamiche, cantando canzoni patriottiche. Da molti palestinesi l’evento è considerato una vera e propria provocazione. Inoltre, quest’anno la marcia coincide con gli ultimi giorni del mese sacro del Ramadan.

La moschea al-Aqsa, il terzo luogo sacro dell’Islam, si trova su un complesso collinare noto dai musulmani col nome di Haram al-Sharif (Santuario Nobile), mentre gli ebrei lo chiamano Monte del Tempio. Questi ultimi lo considerano il luogo di due templi biblici ed è considerato il luogo sacro dal’ebraismo.

Le ultime violenze fanno seguito a una settimana di scontri tra i palestinesi e la polizia israeliana, nel vicino distretto Sheikh Jarrah a Gerusalemme Est. È possibile che lo sfratto di alcune famiglie palestinesi dalle loro case in quel quartiere da parte degli ebrei sia stata la causa della rabbia palestinese.

La Corte Suprema israeliana avrebbe dovuto tenere una udienza sul caso lunedì 3 maggio, ma la sessione era stata posticipata a causa degli scontri. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunirà lunedì 10 maggio per discutere della situazione.

Cosa è successo alla moschea al-Aqsa?

La polizia israeliana ha dichiarato che, nella notte, migliaia di palestinesi si sono barricati in un edificio, muniti di pietre e delle molotov, pronti per gli scontri durante la Jerusalem Day Flag March, che sarebbe dovuta cominciare circa alle 16 ora locale.

La mattina di lunedì 10 maggio, le forze dell’ordine sono entrate nel complesso della moschea per “scacciare i rivoltosi usando mezzi di dispersione”, dopo un attacco a un posto di blocco della polizia ed il lancio di pietre verso una strada nelle vicinanze. Per oltre un’ora, la polizia ha lanciato granate stordenti ai palestinesi, che rispondevano lanciando pietre e altri oggetti.

L’organizzazione umanitaria Palestinian Red Crescent ha dichiarato che sono stati feriti più di 215 palestinesi, e almeno 80 sono stati ricoverati in ospedale. Le condizioni di una persona sono critiche. La polizia israeliana ha comunicato che sono stati feriti 9 dei suoi membri, uno dei quali è stato trasportato in ospedale. Durante gli scontri all’esterno delle mura della Città Vecchia, una macchina è stata presa a sassate prima di scontrarsi contro dei pali e colpire un uomo.

Gli estremisti palestinesi avevano ben organizzato gli scontri sul Monte del Tempio” ha dichiarato Ofir Gendelman, portavoce del primo ministro Benjamin Netanyahu su Twitter dopo la fine delle tensioni. “Ora ne vediamo i risultati”. Centinaia di persone sono rimaste ferite negli scontri tra i palestinesi e la polizia israeliana avvenuti lo scorso fine settimana intorno alla moschea al-Aqsa. Altre tensioni simili sono avvenute nella città settentrionale di Haifa e vicino Ramallah, in Cisgiordania.

Re Abdullah II di Giordania, custode dei luoghi sacri cristiani e islamici di Gerusalemme, ha condannato “le violazioni israeliane e gli avvenimenti alla sacra moschea di al-Aqsa”. Amman aveva assunto la custodia dei siti quando aveva occupato la Cisgiordania e Gerusalemme Est, durante la guerra del Medio Oriente del 1948. Tuttavia, quando Israele conquistò le due aree, nel 1967, la Giordania poté mantenere il ruolo. Il Quartetto per il Medio Oriente – Stati Uniti, Unione europea, Russia e Nazioni Unite – ha anche espresso profonda preoccupazione per gli scontri, facendo pressioni su entrambe le fazioni perché si controllino.

Cosa sta alimentando le violenze?

Le tensioni sono aumentate dall’inizio del mese sacro musulmano del Ramadan, a metà aprile, con una serie di eventi che hanno guidato gli scontri.

Da quando è cominciato il Ramadan, ogni notte si sono verificati degli scontri tra la polizia e i palestinesi, che protestano contro le barriere di sicurezza all’esterno della Porta di Damasco, che ha evitato loro di incontrarsi lì durante la sera.

La rabbia palestinese è stata ulteriormente esacerbata da una marcia di estremisti ebraici ultra-nazionalisti, nei pressi della stessa area, tenutasi per protestare contro una serie di video postati sui social media che mostravano alcuni palestinesi assaltare gli ebrei ultra-ortodossi nella città, e per vendetta una serie di video dove gli estremisti ebraici aggredivano i palestinesi.

Il destino di Gerusalemme Est sta nel cuore del conflitto israelo-palestinese. Entrambe le parti, infatti, ne rivendicano l’appartenenza. Israele aveva annesso la città nel 1980, in una mossa non riconosciuta dalla vasta maggioranza della comunità internazionale, e considera Gerusalemme intera la sua capitale. Da parte loro, invece, i palestinesi rivendicano Gerusalemme Est come la futura capitale del loro Stato indipendente.

 

Traduzione di Chiara Romano via bbc.com

Immagine di copertina via avvenire.it

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