Cosa sono diventati i viaggi, un anno dopo il primo lockdown?

I viaggi che conoscevamo una volta si sono fermati un anno fa, ed è improbabile che ritornino come prima. Ma stanno già emergendo alcuni nuovi trend. Ne parla Kevin Rushby sul The Guardian.

All’inizio del primo lockdown andai a fare un giro in bicicletta. Il sole splendeva, la primavera sbocciava, e lo scandalo di Dominic Cummings e dei suoi viaggi durante la pandemia doveva ancora succedere.

Stavo pedalando solo da qualche chilometro quando vidi il primo cartello “Andate a casa”. E subito dopo un altro. C’era tanta gente fuori, molti di loro si stavano prendendo cura della casa o del giardino. Nessuno alzava lo sguardo. Non c’erano macchine, se non per due veicoli della polizia. Appena passate, girai appena possibile, in caso decidessero di fermarsi e farmi delle domande, una vecchia abitudine dei tempi in cui vivevo in Paesi dittatoriali. Non si fermarono.

Cominciai a sentirmi invisibile. Il mondo sembrava idilliaco e post-apocalittico allo stesso tempo. Negli ultimi trent’anni avevo viaggiato incessantemente. Pertanto, questi improvvisi spostamenti non aerei in un piccolo mondo dove il paesino accanto era un mistero, possibilmente ostile, era sia scioccante che eccitante.

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Un anno dopo il primo lockdown, mi sto chiedendo, come molti, che cosa sia diventato il viaggio. L’ultima volta in cui sono andato da qualche parte è stato per un giro in bicicletta delle Ebridi Esterne, l’estate scorsa, con mio figlio Conor. Ci siamo accampati nella natura la maggior parte delle sere e, sui traghetti, di solito ci fermavamo sul ponte, con le mascherine indosso.

All’interno, qualcuno aveva accuratamente messo del nastro adesivo sulla maggior parte dei sedili, mentre i bar erano chiusi. Non ho più trovato in uno spazio confinato con degli estranei dal 4 agosto, quando ci rifugiammo nella Lounge Passeggeri dell’Isola di Harris, mentre aspettavamo il traghetto. Era mezza vuota.

L’ultima volta in cui mi sono trovato in uno spazio davvero affollato è stato durante il mio ultimo servizio pre-COVID. Andai in treno in Austria a febbraio 2020. Da qualche parte in Germania, qualcuno mi rubò la borsa con la macchina fotografica e il computer dal portabagagli sopra la mia testa. Uno dei miei ultimi ricordi è di me, in una stazione di polizia di Francoforte, che osservavo senza speranza i video delle telecamere di sicurezza che riprendevano la folla scendere dal treno dove mi trovavo anch’io. L’inquadratura dava un’immagine vivida della densità della folla, delle centinaia di volti che passavano veloci. Adesso, quell’immagine sembra storica, come quando si guarda uno di quei video delle folle degli anni ’30 a una partita di calcio. Una massa impossibile e irripetibile di esseri umani.

Credo che gli effetti psicologici di questo tipo di esperienza la faranno da padrone nel mondo dei viaggi e del turismo post-COVID. La gente parla di quando “le cose torneranno alla normalità”, dimenticandosi che loro stessi non sono più normali. Riuscite a immaginarvi circondati da persone su un aereo?

Ovviamente, alcuni saranno coraggiosi abbastanza, e vi si riabitueranno. Ma molti altri no. Per loro, adesso la gioia di viaggiare significa recarsi in pacifici spazi vuoti, con aria fresca e una spiccata assenza di persone. Alcuni hanno la sensazione di essere sopravvissuti a una tempesta, mentre altri di aver attraversato un grande silenzio. Ma ci sono delle divergenze anche tra le diverse generazioni. I giovani ingabbiati, bisognosi di evadere, aspettano di schizzare fuori. I più anziani, invece, più consapevoli delle malattie e con più viaggi pre-pandemia alle spalle, hanno priorità diverse.

Regno Unito, la destinazione avventurosa

La pandemia ha dato maggiore importanza a un trend esistente relativo a fare vacanze più attive nel Regno Unito. Mentre una volta un viaggio in questo Paese significava stare in un cottage e andare sulle spiagge, adesso potrebbe portare a passeggiate coi pony in Cumbria o affrontare la nuova Via Ferrata della Cornovaglia. Ma anche una vacanza a nuotare vicino la penisola di Lizard, il punto più a sud-ovest del Regno Unito. Oppure andare in un ostello mobile in Scozia (per quest’estate c’è il nuovo Bonnie Camper).

È da qualche tempo che la gente ha capito che quei tipi di avventure associate a destinazioni lontanissime si possono fare anche vicino casa, dimezzando i costi sia monetari che di carbonio. Ad esempio, le immersioni libere con gli squali si possono fare nel Mare d’Irlanda (con la Celtic Deep). Ci si può arrampicare sulle montagne in Galles (con Climb Pembroke) o fare rafting sulle rapide (con Tirio e Secret Compass). Gli ultimi avvertimenti circa la ripresa di vacanze all’estero troppo presto incoraggeranno ancora più persone a cercare esperienze avventurose dietro l’angolo.

Anche alcuni interessi nati durante l’ultimo anno, come ad esempio il birdwatching, avranno il loro spazio, dato che ci sono molti nuovi viaggi di questo tipo disponibili (con Wildlife Worldwide, Yorkshire Coast and Nature e Naturetrek). Correre, fare yoga, andare in bicicletta e fare trekking, in diverse combinazioni, sono invece gli ingredienti alla base dei viaggi per sole donne nella catena montuosa di Brecon Beacons, offerta da Element Active.

Le agenzie di viaggio che, già prima della pandemia, avevano successo nel Regno Unito si stanno espandendo, offrendo nuovi viaggi: parliamo di Wilderness Scotland (che ha anche lanciato Wilderness England a febbraio), Inntravel, On Foot e Collett’s. A questa lista si aggiungono tutte quelle agenzie che concentravano il loro lavoro tutto all’estero, spesso in splendide destinazioni esotiche. Infatti, attualmente si stanno dedicando al Regno Unito, offrendo con entusiasmo tantissime nuove esperienze.

I viaggi virtuali sono nati per restare

Prima della pandemia, i viaggi virtuali erano visti un po’ come uno stratagemma, un espediente creato per dare un mero assaggio dell’esperienza reale. Tuttavia, provandoli, molti di noi ne hanno intuito il potenziale. Un corso di arte nelle Galápagos virtuali mi ha effettivamente dato la sensazioni essere da un’altra parte, ma concentrandomi intensamente sul disegnarle e dipingerle mi ha aiutato a ravvivare il mio interesse in queste attività in modo più efficiente ed economico rispetto che andare direttamente sul posto. L’agenzia coinvolta, Art Safari, sta espandendo la sua offerta di destinazioni virtuali a posti quali la Cambogia e la Nuova Zelanda.

È probabile che, dopo il COVID-19, i viaggi virtuali diventeranno più che un’aggiunta bizzarra, grazie ad attività sempre più sofisticate. Attualmente sono disponibili esperienze di shopping interattivo in Marocco, safari africani online, vacanze a base di yoga e molto altro. I musei di tutto il mondo hanno stretto accordi con Google per produrre sempre più sofisticati tour virtuali delle loro collezioni. Anche i parchi nazionali come quello di Yosemite stanno producendo le loro incredibili esperienze online. Oltre ai video e a Zoom, anche il mondo della realtà virtuale con cuffie e visore tornerà alla ribalta. Si può anche provare l’esperienza, con realtà virtuale, di trovarsi su un aereo, al Now Play This, il festival dei giochi di Somerset House, che si terrà dal 25 al 28 marzo.

Le città eviteranno il ritorno di troppi turisti?

Un anno senza turismo è stato, in un certo senso, una benedizione. Gli abitanti delle destinazioni turistiche hanno adorato riavere le città tutte per loro, ma per l’economia è stato un colpo brutale. La “grande pausa” ha dato alle città più tempo per capire come gestire i troppi turisti. Ad esempio, il sindaco di Amsterdam vuole eliminare i turisti “di basso valore”, rendendo la città più esclusiva, vietando ai visitatori l’entrata nei coffee shop e spostando il quartiere a luci rosse.

Anche altre destinazioni come Barcellona, Venezia e Dubrovnik proveranno ad affrontare il problema? È possibile che i visitatori eviteranno comunque tali città. La paura degli affollamenti e della vicinanza con degli estranei potrebbe causare lo spostamento verso destinazioni meno conosciute. Una lenta ripresa a Barcellona potrebbe implicare dei benefici per le vicine città catalane di Girona, Sitges e Tarragona. La Regent Holidays propone tour di città meno note come Lviv, in Ucraina (dove si può leggere il libro East West Street di Philippe Sands, uno dei miei preferiti durante il lockdown) e, tra le altre, Zagabria e Tirana.

Un effetto collaterale sulle città è stata la grande diffusione di infrastrutture per le biciclette e il loro utilizzo in tutta Europa. È stato speso oltre 1 miliardo di euro e sono stati creati 1.400 chilometri di piste. Francia, Italia, Finlandia e il Regno Unito sono stati gli apripista. Anche in città come Milano, dove prima della pandemia le macchine la facevano da padrone, sono stati stabiliti 35 chilometri di piste ciclabili.

Torneremo a viaggiare in treno e traghetto e ci affideremo ai viaggi elettrici?

Byway, una nuova start-up che si occupa di viaggi, ritiene chiaramente che la ferrovia sia il futuro. Lo scorso autunno ha lanciato un’offerta di viaggi senza voli in Regno Unito e Francia, con la promessa di evitare gli affollamenti. Anche la nuova agenzia Wild Europe offre esclusivi viaggi di lusso su rotaia per visitare le aree più selvagge d’Europa e vedere i progetti di rinaturalizzazione, come il parco nazionale Poloniny della Slovacchia, dove si potranno vedere lupi, linci, bisonti e orsi. Prima della pandemia si era tanto parlato di nuovi collegamenti ferroviari in Europa, e infatti ci sono nuovi servizi per corse da Amsterdam a Vienna e al Tirolo. Se si vogliono evitare gli aerei, anche i traghetti diventano fondamentali. La Irish Ferries sta offrendo pacchetti di viaggio per coloro che si mettono in viaggio in auto in Regno Unito.

La Regent Holidays sta lanciando una nuova opzione che utilizza solamente macchine elettriche in Slovenia e in Scandinavia. Invece, l’agenzia gallese di affitti vacanze Quality Cottages ha stilato una lista di abitazioni che offrono allacci elettrici per le auto. Tra l’altro, Olanda e Germania sono i Paesi con più punti di ricarica per le macchine elettriche. Noleggiare un’auto potrebbe essere una buona opportunità non solo per prendersi una pausa, ma anche per provare a guidare uno di questi nuovi veicoli.

Dopo la grande pausa, il rallentamento

Che cos’è che tutti vogliono da una vacanza post-pandemia? Mangiare cibi diversi e non lavare i piatti? Bere una birra ghiacciata o leggere un buon libro sotto il sole, e poi buttarsi in acqua senza soffrire lo shock termico? Vedere i bambini giocare fuori invece che davanti a uno schermo? Una vacanza è una cosa semplice. Gli “slow travel” stavano emergendo anche prima della pandemia. Una vacanza dalla confusione, del tempo per oziare in un prato, cuocere il pane, leggere un libro e così via. Una reazione a tutto ciò che è disponibile in pacchetti, ciò che è instagrammabile e superficiale.

C’è stato un rapido aumento di vacanze che offrono, tra le altre cose, esperienze senza connessione a internet, attenzione a se’ e camminate. L’idea è quella di rallentare, prestare attenzione al cibo, alla cultura e alla lingua locale. Si tratta di un messaggio che le aziende come Responsible Travel e Original stanno promuovendo da un po’, ma adesso potrebbe essere il momento giusto per il loro successo.

 

Traduzione di Chiara Romano via theguardian.com

Immagine di copertina via 123ruceni.cz

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