Le periferie come soggetto attivo nella rigenerazione urbana

Il convegno organizzato tempo fa alla Camera sul tema “La realtà si vede meglio dalla periferia”, inteso come incontro nazionale sulla rigenerazione delle periferie, ha ribadito il significato allargato del termine periferia”, ovvero quello di un’area che si collega ad un centro tramite relazioni di scambio non favorevoli

Il quartiere Corviale a Roma (immagine via Wikimedia)

L’antitesi centro-periferia ha inizio con lo svilupparsi di sobborghi in aree peri-urbane che si caratterizzano per lo sviluppo incontrollato di nuovi centri di aggregazione e di reti stradali. Questo sviluppo disordinato comporta l’aumentare del divario tra le zone residenziali e quei quartieri degradati dal sovraffollamento e dalla speculazione edilizia, oltre che dalla mancanza di infrastrutture e dalla presenza di campi rom che contribuiscono all’idea di degrado.

Tuttavia il concetto di periferia intesa come zona povera e marginale è in parte superato grazie ai miglioramenti urbanistici e funzionali e alla riorganizzazione urbana: da area lontana dal centro a luogo con più centri. Le grandi città si strutturano infatti in aree regionali valorizzate dalla molteplicità delle relazioni, dall’innovazione sociale, dall’accesso alle risorse e dalla loro gestione in Conferenze dei servizi che prendono le decisioni; dal coinvolgimento di investimenti privati di soggetti che non più estranei; dal valore sociale dei beni relazionali come la cultura, la lotta alla dispersione scolastica, lo sport e la sicurezza. La valorizzazione dei contratti di quartiere nazionali e regionali, che avviene anche attraverso la creazione di laboratori di città, deve tener conto sia delle esperienze positive che negative: l’ideazione di un modello replicabile deve dunque basarsi su una progettualità collegata alle necessità delle aree periferiche dove il soggetto pubblico si fa garante di servizi e attività sociali.

Diventa quindi importante finanziare i processi piuttosto che i progetti valorizzando il ruolo della conoscenza diffusa nei territori dovuta alla partecipazione e ai processi di costruzione sociale delle decisioni; valorizzare le iniziative istituzionali per sottolineare l’operatività immediata dei progetti; programmare le emergenze attraverso lo stanziamento di risorse costanti nel tempo. La città, divenuta luogo di patrimonializzazione attraverso il fenomeno dello sfruttamento delle situazioni economiche in atto (rent seeking), dovrebbe necessariamente vedersi restituire la rendita prodotta attraverso l’implementazione della governance a livello comunale.

Marta Donolo

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