Delusione europea

Cronaca dei primi mesi in Europa del Movimento 5 Stelle tra aspettative, delusioni ed esclusioni

di Andrea Rosiello

pagliacci-ukip-parlamento-europeoA giugno la scelta impopolare di aderire alla frangia estremista di Farage, a luglio l’esclusione da tutte le cariche del Parlamento europeo. A settembre le critiche per gli stipendi d’oro degli europarlamentari 5 stelle dopo la puntata di Piazza Pulita di Corrado Formigli. A ottobre l’ufficio comunicazione subisce un pesante restyling.

Inizio disastroso – Le premesse non erano delle migliori: 21,15% delle preferenze dei votanti alle elezioni europee di maggio contro il 25,56% registrato l’anno prima alle politiche, 3 milioni di voti in meno per il movimento politico più famoso d’Italia. Deluse le aspettative di chi pochi giorni prima delle elezioni europee, spinto da entusiasmo ed evidenti dati sbagliati, profetizzava un 30% e una vittoria del M5S tale da portare alle dimissioni del Governo.

Un successo dietro laltro – Certo per essere stata la prima volta il Movimento ha retto abbastanza bene l’urto de “il nuovo che avanza” ma ha pagato in Europa un doppio scotto: la vittoria schiacciante del PD in Italia e il forte peso del partito di Renzi all’interno dell’S&D, il gruppo parlamentare europeo che racchiude tutte le forze di centro sinistra in Europa.

La premessa italiana ha quindi sicuramente inciso sui rapporti tra S&D e M5S ma ciò che ha inclinato fortemente  i rapporti è stato l’accordo con il leader estremista dell’UKIP, Nigel Farage per entrare nel gruppo degli euroscettici, a discapito di una possibile alleanza con i verdi. Una scelta che non è piaciuta molto alla base nè ad alcuni esponenti del Movimento.

Ciliegina sulla torta è stata la scelta degli euroscettici di voltare le spalle durante la cerimonia di apertura dell’ottava legislatura del Parlamento europeo. Poco importa che i pentastellati italiani non abbiano seguito l’esempio dei colleghi del gruppo, il dado era ormai tratto.

Il risultato di queste scelte e azioni è stata l’esclusione del gruppo degli euroscettici, l’Europe of Freedom and Direct Democracy (Efdd), da tutte le cariche parlamentari ad opera dei due gruppi maggiori S&D e PPE.

Ancora guai – Passata l’estate, a settembre una nuova tegola si abbatte sul gruppo: in una puntata di Piazza pulita di Corrado Formigli, Claudio Messora, capo della comunicazione 5 Stelle a Bruxelles, fa intendere che i parlamentari europei M5S, a differenza dei loro omologhi italiani , non restituiscono le indennità parlamentari e parte della diaria non spesa.

A ottobre Gianroberto Casaleggio, leader del Movimento assieme a Grillo, licenzia buona parte dello staff comunicazione guidato da Messora: giornalisti, videomaker, grafici, fotografi, tutte persone assunte a inizio luglio. Non sembrano esserci legami con la predetta intervista e il successivo caos mediatico che ne è conseguito sia all’interno del Movimento che all’esterno.

Il (quasi) crollo del gruppo politico – Infine dieci giorni fa l’ultimo colpo. La deputata lettone Iveta Grigule decide di abbandonare l’Efdd, il gruppo di Grillo e Farage, che così a causa del regolamento del Parlamento europeo viene di fatto sciolto. Un problema non da poco: in un colpo solo Grillo e gli altri euroscettici hanno perso finanziamenti e tempi di parola in parlamento.

Solo pochi giorni fa Farage e Grillo, grazie a Robert Iwaszkiewicz, eurodeputato polacco di estrema destra, noto per aver parlato di ‘negri’ nell’Aula del Parlamento europeo e sostenuto che il compito delle donne è stare a casa a crescere i figli, riescono a ricostituire il gruppo parlamentare e a salvare, per un pelo, soldi e voce.

Date queste premesse e l’attuale peso di Grillo e dell’Efdd in generale in Europa, difficilmente i neo parlamentari italiani potranno distinguersi a livello europeo. Almeno fino a quando decideranno di circondarsi di estremisti che non hanno interesse a dialogare o a rendere l’Europa più forte e unita.

(fonte immagine http://www.tiziano.caviglia.name)

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