Ospedali psichiatrici giudiziari: rimandata di un anno la chiusura

Rinviata al 1° aprile 2014 la chiusura degli Opg presenti in Italia. Più tempo alle Regioni, ma sono molti i problemi irrisolti

di Lilia Biscaglia

opg_montelupoAncora un anno di tempo. Trecentosessantacinque giorni per ridare dignità e futuro alle oltre 1.400 persone “ricoverate” nei 6 Opg italiani. È quanto disposto dal Decreto legge sulle “disposizioni urgenti in ambito sanitario”, in vigore dal 27 marzo 2013.

PIÙ TEMPO ALLE REGIONI – “Dobbiamo dare il tempo alle Regioni per adeguare le strutture, perché chiuderle e basta sarebbe semplicissimo, ma non risolverebbe i problemi”. È quanto dichiarato dal ministro della Giustizia, Paola Severino, commentando la proroga della chiusura degli Opg. Detta così, il rinvio sembra dovuto solo alle Regioni. In realtà, come abbiamo scritto su Ghigliottina lo scorso 25 febbraio, i fondi sono arrivati in ritardo, a poco più di un mese dalla data indicata dalla legge per il superamento degli Opg.

Ma guardando al futuro, quali sono le prossime tappe previste nel decreto? Le Regioni hanno tempo fino al 15 maggio 2013 per presentare i programmi di utilizzo dei fondi. Per le Regioni che non rispetteranno questa scadenza, sarà nominato un commissario incaricato di procedere con gli “interventi sostitutivi”.

NON SOLO STRUTTURE – Nel decreto si parla delle nuove strutture residenziali destinate a ospitare una parte degli “internati”. Ma c’è di più: si fa riferimento ai “percorsi terapeutico riabilitativi” e alla necessità di potenziare i servizi di salute mentale territoriali. Secondo il comitato nazionale Stop Opg questa precisazione “apre una possibilità per le misure alternative, che in questi mesi avevamo richiesto fosse esplicitamente prevista nella norma”. La speranza è che la chiusura degli Opg si accompagni al rilancio dei servizi di salute mentale presenti su tutto il territorio nazionale. “Perché supereremo gli Opg soltanto se avremo Servizi forti in grado di prendere in carico i pazienti autori di reato”, ha detto Giovanna Del Giudice, portavoce del Forum Salute Mentale.

I PROBLEMI IRRISOLTI – Secondo il Comitato Stop Opg sono diversi i problemi che ancora aspettano soluzione. Prima di tutto la riforma degli articoli 88 e 89 del codice penale che associano “follia” a “incapacità di intendere e di volere” e a “pericolosità sociale”. In questo modo si stabilisce un percorso parallelo e speciale – e quindi diverso da quello previsto per i cittadini “sani” – per le persone con disagio psichico che commettono reati e sono socialmente pericolose. Il rischio è di sostituire gli attuali Opg con strutture residenziali “speciali”, non a caso definite dal Comitato “i mini Opg regionali”.

Un secondo problema riguarda “le mancate dimissioni e le mancate misure alternative all’Opg per centinaia di malati (la maggioranza degli internati) costretti a subire internamento e proroga dell’internamento in Opg perché non presi in carico dai Servizi di Salute Mentale delle ASL”. Si tratta dei cosiddetti “ergastoli bianchi” che si verificano quando, nonostante la revoca della pericolosità sociale, le persone continuano a essere ricoverate in Opg perché fuori non c’è nessuno in grado di prendersi cura di loro.

Infine, la creazione di una “Authority Stato Regioni” per seguire e promuovere il processo di chiusura degli Opg. Solo in questo modo si potrà evitare che ogni regione adotti misure diverse, con differenze sostanziali nelle possibilità di cura degli “ex-internati”, a secondo del luogo di residenza.

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