“Ti spiego il dato”: Donata Columbro ci racconta perché è fondamentale saperli utilizzare

In “Ti spiego il dato” (Quinto Quarto Edizioni) la giornalista Donata Columbro spiega, in modo intuitivo e anche grazie alle illustrazioni di Agnese Pagliarini, il valore e l’importanza dei dati, anche quelli “aperti”.

Partiamo dalla fine: perché è importante utilizzare i dati, anche quando pensiamo che non ci siano?

Perché i dati ci permettono di mostrare che la nostra percezione, o le esperienze individuali, non sono casi isolati, ma sono parte di un sistema: penso a un caso di cronaca, la scoperta da parte di una donna che l’ospedale in cui aveva abortito aveva seppellito il feto senza il suo consenso, e con il suo nome e cognome. La giornalista Jennifer Guerra ha raccolto tutte le segnalazioni in merito e creato una mappa nazionale con centinaia di casi simili, mostrando il fenomeno in tutta la gravità e dimensione. Sempre sul tema, fondamentale è la richiesta che l’associazione Luca Coscioni con le organizzazioni della campagna #Datibenecomune sta facendo per liberare i dati sull’obiezione di coscienza, grazie al lavoro delle ricercatrici Chiara Lalli e Sonia Montegiove. I dati nazionali ci sono, ma perché siano davvero utili alla cittadinanza servono disaggregati per ospedale.

Nel tuo libro parli della percezione che abbiamo dei dati. Quanto influisce sui nostri pensieri la “distorsione” di ciò che ci troviamo davanti agli occhi quando leggiamo un articolo o semplicemente pensiamo di avere davanti informazioni certe?

Un pezzo che riporta dati sembra più efficace e rigoroso di un articolo che non li riporta, ma se non impariamo a conoscere come vengono raccolti, qual è la differenza tra una fonte e un’altra, cosa c’è dietro la scelta di una particolare rappresentazione dei dati, allora anche grafici e statistiche possono veicolare disinformazione.

Leggendo “Ti spiego il dato” mi sono ritrovato a fare calcoli anche io, quindi a produrre altri dati. Non c’è il rischio che diventi un’ossessione?

Il mio auspicio è che diventi una consapevolezza, un modo diverso per acquisire conoscenza su come funzioniamo noi e il mondo che ci circonda.

Capitolo privacy: ormai siamo abituati a una società dove per qualsiasi cosa vengono chiesti dati. Eppure negli ultimi anni sempre più persone stanno attuando un processo inverso. Dove sta l’equilibrio?

Nell’essere informate e informati su cosa si sta condividendo e con chi, togliendo il superfluo, facendo attenzione alla cronologia che rimane in memoria delle ricerche (anche degli assistenti vocali!), perché non credo si possa scegliere di astenersi completamente dall’uso di strumenti digitali (visto che anche gli elettrodomestici più “innocui” ormai iniziano a raccoglierli).

In chiusura: perché è necessario che le Istituzioni diano accesso libero ai cittadini per la consultazione dei dati? Quanto è importante quindi che gli #OpenData possano essere definiti davvero aperti?

Se i dati sono pubblici, e quindi ci riguardano, in qualche modo abbiamo “già pagato” per la loro produzione e analisi, ci appartengono, ed è giusto che vengano messi a disposizione della cittadinanza in formato aperto. La trasparenza garantita dai dati è un pezzo fondamentale della partecipazione alla vita democratica.

Intervista a cura di Graziano Rossi

Ti spiego il dato
di Donata Columbro
Illustrazioni di Agnese Pagliarini
Quinto Quarto Edizioni, 2021
pp. 144, € 16

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