TV a tavola: indigesta per lo sviluppo dei bambini

Un nuovo studio scientifico stabilisce un legame fra esposizione agli schermi e ritardo nello sviluppo del bambino, confermando gli effetti nefasti sull’apprendimento del linguaggio nei più piccoli.

Abitudine abbastanza diffusa, la tv durante i pasti nuocerebbe allo sviluppo dei bambini. E in particolare al loro apprendimento del linguaggio. È quanto ci dice uno studio pubblicato martedì 8 giugno sulla rivista Scientific Reports, come riporta il quotidiano francese Libération. I ricercatori, dell’Inserm (Institut national de la santé et de la recherche médicale) e della Université de Paris, non si sono interessati solo al tempo passato davanti agli schermi bensì anche al contesto in cui l’esposizione avviene.

Il pasto costituisce un momento familiare privilegiato di interazione fra adulti e bambini. I ricercatori hanno constatato che «una maggiore frequenza di tv accesa (guardata o accesa come sottofondo sonoro o visivo) durante il pasto in famiglia si associava a risultati meno buoni in materia di linguaggio», sintetizza un comunicato congiunto.

Questione di contesto

Per imparare a parlare non si può contare solo su quel che esce dagli altoparlanti. «Benché i bambini siano esposti al linguaggio attraverso i cartoni animati e altri programmi visti su schermi, l’interazione verbale fra l’adulto e il bambino è fortemente associata a un migliore sviluppo del linguaggio del bambino. La televisione durante i pasti può quindi costituire un freno alle interazioni verbali del bambino, diminuendo al tempo stesso la qualità e la quantità degli scambi fra bambini e adulti», spiega Jonathan Bernard, ricercatore Inserm e coautore dello studio. La televisione avrebbe un ruolo distraente e quel sottofondo sonoro impedirebbe di sentire bene e assimilare gli scambi familiari.

Tuttavia, il tempo passato davanti agli schermi – in media circa 2 ore al giorno nei bambini da 3 a 6 anni di età – sarebbe «non direttamente connesso» ai ritardi nell’apprendimento del linguaggio. «Tali risultati spingono perciò a prendere maggiormente in considerazione il contesto in cui si iscrive l’esposizione allo schermo, e non solo la durata dell’esposizione», precisano i ricercatori.

3 punti di QI in meno

Per arrivare a tali conclusioni, i ricercatori hanno seguito lo sviluppo di 1562 bambini francesi, appartenenti alla coorte EDEN (un gruppo di donne incinte fra il 2003 e il 2006 a Poitiers e Nancy). Hanno valutato il linguaggio dei piccoli a 2, 3 e 5 anni e mezzo. Parallelamente, a ogni età i genitori dovevano compilare dei questionari per precisare il loro impiego degli schermi. Una delle domande era la seguente: «Con quale frequenza la televisione è accesa in sala da pranzo mentre il bambino mangia a casa?». Dopo diversi anni, la differenza si fa sentire. All’età di 5 anni, i bambini per cui il principio «niente tv a tavola» veniva sempre rispettato avevano in media 3 punti di QI in più rispetto a quelli che mangiavano sistematicamente a schermo acceso.

Questo studio rinnova l’allarme riguardo gli effetti nefasti degli schermi sui più giovani. Nel 2020, un altro studio aveva già definito un rischio di disturbi primari del linguaggio, soprattutto in caso di esposizione alla tv di mattina prima di andare a scuola. A Singapore, alcuni ricercatori hanno inoltre osservato che più un bambino passa tempo davanti a uno schermo a 2 anni, meno si muove a 5.

Traduzione di Sara Concato da liberation.fr

Immagine di copertina via Pixabay

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