Nagorno-Karabakh: aria di nuovo conflitto tra Armenia e Azerbaijan

L’Armenia e l’Azerbaijan si stanno scontrando a causa di una regione contesa dal 1994. Quali sono le motivazioni e qual è la risposta internazionale?

Tra Armenia e Azerbaijan la disputa riguardante la regione del Nagorno-Karabakh va avanti a intervalli dalla tregua del 1994. Si tratta di uno dei numerosi “conflitti congelati” del mondo post-sovietico. Ma lo scorso fine settimana gli scontri hanno segnato un nuovo livello per retorica e intenti. In molti sono preoccupati del fatto che un ciclo di scontri di rappresaglia al confine, che di solito venivano attenuati dalla diplomazia internazionale, potrebbero continuare ininterrotti e causare una guerra più lunga e grave.

I motivi della disputa

azerbaijanLa ragione principale per cui i due Paesi lottano è il controllo sull’area montana del Nagorno-Karabakh. Popolata e controllata da armeni e sostenuta dalla diaspora armena, la zona si trova all’interno del territorio azero ed è connesso all’Armenia con una costosa autostrada. È fortemente militarizzata e le sue forze sono supportate da Erevan, alleata alla Russia. Da tempo l’Azerbaijan ha annunciato di voler riprendere il controllo del territorio, che è riconosciuto a livello internazionale come azero. Il controllo dell’area è diventato un punto di orgoglio nazionalista, quasi a livello esistenziale, in entrambi i Paesi.

Perché il conflitto si è riacutizzato adesso?

Non è chiaro il motivo dell’ultimo scontro. Gli azeri hanno dichiarato di essere stati provocati dagli armeni. L’Armenia sostiene che sono state le forze dell’Azerbaijan ad attaccare. Le tensioni si stavano inasprendo da luglio, quando una serie di scontri durati diversi giorni avevano scosso il confine tra i due Stati. Il bilancio era stato di 11 soldati azeri morti e un civile, secondo quando riportato dal governo di Baku. Decine di migliaia di persone si erano riversate per le strade della capitale dell’Azerbaijan per chiedere il riottenimento del territorio. La Turchia, alla ricerca di un maggiore ruolo regionale e alleato degli azeri turchi, ha offerto il suo sostegno (forse militare) e ha sostenuto fortemente le richieste di Baku.

Si rischia una guerra d’ampia scala?

Il ritmo normale di questo conflitto prevede che la diplomazia si precipiti a calmare le acque dopo 48 ore di lotta. Al momento ciò non è ancora avvenuto, ma si sta velocemente avverando il contrario. L’Armenia ha dichiarato la legge marziale, domenica 27 settembre, e ha mobilitato tutte le sue forze. L’Azerbaijan ha fatto la stessa cosa domenica, mobilitando parzialmente l’esercito lunedì 28.

Da tempo, Baku ha dichiarato di voler riprendersi l’area e di avere ricchezze petrolifere da spendere in forze per raggiungere l’obiettivo. Nel resto del mondo il conflitto è così sottovalutato e poco conosciuto che alcuni ritengono che le lotte possano diventare incontrollate, con Washington troppo distratta e concentrata sulla sua politica interna da mettere in campo la sua diplomazia per fermarle. Il vice segretario di Stato statunitense ha chiamato entrambe le parti del conflitto chiedendo di “cessare le ostilità immediatamente”, e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato “vedremo se riusciremo a fermarli”.

Perché Russia e Turchia se ne stanno interessando?

Ancora una volta, Mosca e Ankara si trovano ai lati opposti dello scontro. Come in Siria e in Libia, i loro mercenari o eserciti alleati stanno combattendo per controllare una parte del Medio Oriente, o Caucaso, dove una più leggera impronta statunitense ha sbilanciato la delicata distribuzione del potere. La Turchia è stata particolarmente calorosa nei suoi incoraggiamenti nei confronti dell’Azerbaijan; il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha dichiarato su Twitter che l’Armenia ha “ancora una volta confermato di essere la più grande minaccia alla pace e alla serenità della regione. La nazione turca continua a sostenere i suoi fratelli e le sue sorelle azeri con tutti i suoi mezzi, come ha sempre fatto”.

Il Cremlino ha reagito in modo più calmo. Il presidente russo, Vladimir Putin, ha telefonato al Primo ministro armeno, Nikol Pashinyan, sottolineando che “è importante adesso intraprendere tutti gli sforzi necessari per evitare una intensificazione delle attività militari circa la disputa. Inoltre, cosa ancora più importante, è necessario fermare le operazioni belliche”. Tuttavia, Mosca è da tempo sostenitrice dell’Armenia, sia a livello diplomatico che a livello militare. È poco probabile che tollererà che la Turchia imponga i suoi desideri nell’ex area di influenza sovietica. Putin ha anche un buon rapporto con il presidente azero, Ilham Aliyev.

Nonostante ciò, le ostilità crescono, considerate anche le continue violenze in Siria, dove i soldati locali, sostenuti dalla Turchia, di stanno scontrando con il regime siriano, alleato della Russia. Tensioni simili si stanno moltiplicando in Libia, dove Ankara sostiene il governo di Tripoli con mercenari siriani, mentre la Russia ha inviato, secondo i funzionari statunitensi, mercenari del gruppo Wagner per sostenere le forze rivali che controllano l’est del Paese. Sembra che sia Mosca che Ankara abbiano notato un certo disinteresse, da parte di Washington, nel diventare il superpotere regionale. La disputa del Nagorno-Karabakh è l’ultima, inaspettata e più a lungo contestata località dove si sarebbe potuto verificare questo scontro.

Cosa ne pensa il resto del mondo?

Tutti vogliono la pace, ma nessuno dal fronte sta ancora ascoltando. La NATO ha dichiarato che entrambe le parti dovrebbero cessare immediatamente le ostilità, e ha aggiunto che non c’è una risoluzione militare al conflitto. L’Unione europea ha chiesto la fine istantanea degli scontri e un severo rispetto del cessate il fuoco che è stato coordinato dal Gruppo di Minsk dell’OSCE.

Nonostante ciò, i quattro anni di disinteresse di Trump, la pandemia, la maggiore sicurezza della Russia e le audaci posizioni regionali della Turchia hanno creato una nuova dinamica dove le vecchie norme possono essere scardinate e ricercate, al loro posto, opportunità distruttive. Anche se le diplomazia ponesse fine agli scontri improvvisamente nelle prossime ore, il rinnovato rigore retorico di entrambe le parti potrebbe ravvivare la disputa velocemente.

 

Traduzione di Chiara Romano da cnn.com

Immagine di copertina via bbc.com

Potrebbero interessarti anche...

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: