Camici bianchi: in Italia previsti 16.700 medici in meno

Massicce le carenze di medici da qui al 2025. Le Regioni, come la Toscana, iniziano a correre ai ripari

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Gli effetti della cosiddetta “Quota 100”, prevista nella legge di bilancio e che manderà in pensione la Riforma Fornero, si manifesteranno presto anche nel settore medico. Secondo uno studio diffuso di recente dall’Anaao Assomed – Associazione dei medici dirigenti, da qui al 2025, mettendo a confronto le curve di pensionamento e dei nuovi specialisti formati, è prevista una carenza di circa 16.700 medici in Italia.

Tra il 2018 e il 2025, dei circa 105.000 medici specialisti attualmente impiegati nella sanità pubblica ne potrebbero andare in pensione circa la metà: 52.500. Un vero e proprio esodo che richiede interventi immediati per contenerne le conseguenze non solo sulla quantità ma soprattutto sulla qualità dei servizi erogati ai cittadini.

Le carenze più elevate si evidenziano in Piemonte al Nord con 2.004 medici mancanti, in Toscana al Centro con 1.793 medici e in Sicilia per il Sud e le isole con 2.251 medici mancanti. Unica eccezione è il Lazio che, stando a queste stime, sarà in grado di soddisfare il disavanzo netto determinato dalla fuoriuscita di specialisti.

Mancheranno in tutte le regioni medici anestesisti e rianimatori, chirurghi generali, internisti e cardiologi, ma anche ginecologi, psichiatri e ortopedici. Tuttavia, le specialità per le quali la programmazione risulta più deficitaria rispetto alle necessità che si configurano con l’entrata in vigore di “Quota 100”, sono la medicina d’emergenza urgenza e la pediatria.

Le conseguenze

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Questa misura, che accelererà il pensionamento di migliaia di camici bianchi, andrà ad aggravare un quadro già critico caratterizzato da una preoccupante carenza di specialisti provocata da diversi elementi come un’errata programmazione della formazione specialistica (alcune specializzazioni con troppi posti, alcune con troppi pochi).

Un’emigrazione forzata di migliaia di giovani medici verso Regno Unito, Germania, Francia e Svizzera, fenomeno iniziato da più di dieci anni e che trova conferma anche in alcuni dati diffusi dalla Commissione europea secondo i quali tra i medici europei che lasciano il loro Paese il 52% è costituito da italiani; un massiccio esodo di medici dal settore pubblico al settore privato.

I medici scappano dal pubblico perché in Italia vengono pagati troppo poco – ha dichiarato Pina Onotri, Segretario Generale del Sindacato dei Medici Italiani (SMI) -. Lo stipendio è fermo da 10 anni, e i 10.000 medici ospedalieri, a causa della carenza di personale, sono costretti ogni anno a fare 15 milioni di ore di straordinario non retribuiti. Tutto questo porta i nuovi medici a scegliere l’estero come meta per esercitare la propria professione e il personale medico già in servizio negli ospedali italiani ad optare per la pensione non appena possibile, nonostante la passione per il proprio lavoro.

Il problema dunque, non risiede solo nella fuoriuscita dagli ospedali dei medici attualmente in servizio ma anche in una difficoltà di garantire un turnover efficiente: secondo quanto riportato nello studio Anaao Assomed, infatti, non solo non basteranno i neo-specialisti a sostituire i pensionamenti a causa di un’errata programmazione delle borse di specialità, ma soprattutto è a rischio la qualità del sistema poiché la velocità dei processi in atto non concederà il tempo necessario per il trasferimento di conoscenze dai medici più anziani a quelli con meno esperienza.

Le prime misure in Toscana

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Nel frattempo, le Regioni iniziano a correre ai ripari. La Toscana, ad esempio, ha rilevato una possibile carenza di 147 posti da dirigente medico nei Pronto soccorso della regione. In attesa che venga espletato l’attuale concorso con 19 candidati, è stato aperto un tavolo nel quale sono in discussione diverse misure: l’indizione di concorsi per Medicina interna (ed equipollenti) con clausola di assegnazione temporanea al Pronto soccorso per un periodo non inferiore a due e non superiore a tre anni, fatta salva la possibilità di estensione su manifestazione di volontà degli interessati; realizzazione di un percorso formativo regionale “on the job” da effettuarsi presso i servizi del sistema regionale dell’emergenza urgenza, rivolto ai laureati under 35 senza specializzazione; riconoscimento del valore dell’impegno del personale di Pronto soccorso attraverso il finanziamento a bilancio di progetti incentivanti per il personale della dirigenza medica e del comparto che opera nel sistema dell’emergenza urgenza.

Le possibili soluzioni

Il dibattito sulle misure da adottare per fronteggiare questa situazione è molto variegato ma converge sulla necessità di continuare a garantire qualità alle prestazioni mediche fornite negli ospedali italiani. Secondo Alessandro Garau, Segretario nazionale del sindacato CoAS Medici Dirigenti, è necessario “importare” medici da altri Paesi o creare le condizioni per favorire il rientro dei tanti specialisti italiani emigrati in questi anni.

Un’altra soluzione risiede nel trattenere i medici in servizio attraverso la “premialità”, attualmente distrutta dall’erosione dei fondi. Ciò che invece suggerisce l’Associazione Anaao Assomed è la valorizzazione dei medici specialisti in attesa di assunzione e il contrasto al fenomeno dei cosiddetti “medici a gettone“.

Sia Anaao Assomed che lo SMI caldeggiano infatti l’avvio rapido di una massiva campagna di assunzioni nel Servizio Sanitario Nazionale che preveda, in particolare secondo Anaao Assomed, l’eliminazione dei vincoli di spesa, la semplificazione delle procedure concorsuali, il prolungamento della validità delle graduatorie e, nel caso di carenza di partecipanti ai concorsi, l’entrata al lavoro anticipata agli specializzandi dell’ultimo anno.

Francesca De Santis

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