Lavorare la domenica: le mosse contro la liberalizzazione


Cinque proposte di legge tese a modificare l’attuale regime di aperture domenicali e festive. In questo primo articolo, cui farà seguito un secondo di commento delle misure previste, si presenteranno le caratteristiche e motivazioni che animano suddette proposte.

L’attuale disciplina e le proposte presentate In questi giorni sono al vaglio delle proposte di legge inerenti le chiusure domenicali per gli esercizi commerciali. Attualmente, giorni ed gli orari di apertura delle attività commerciali sono disciplinati dal decreto “Salva Italia“. Tale decreto, emanato dal governo Monti nel 2011 e successivamente in legge, ha introdotto il concetto di liberalizzazione nel settore del commercio, concedendo a negozi ed esercenti commerciali di lavorare di domenica e durante le festività. In questa modo ha inoltre sottratto il controllo di tale materia agli enti regionali. L’esame, originariamente previsto per giovedì 13 settembre, è stato posticipato per permettere ai deputati di adempiere ad altre funzioni. Delle cinque proposte presentate, due provengono dai partiti di governo (M5S e Lega) e una dall’opposizione (PD). Le restanti sono state presentate rispettivamente da una delegazione di Confesercenti, su iniziativa popolare, e dalla Regione Marche.

La proposte della Lega – Nonostante la centralità del tema nel programma politico M5S, la proposta più stringente sulla materia è stata presentata dalla Lega. Essa prevede infatti il ripristino completo dell’obbligo di chiusure domenicali e festiva. Il provvedimento trova, secondo i firmatari, la propria ragion d’essere nella constatazione che la liberalizzazione degli orari per gli esercizi commerciali abbia aggravato, e non attenuato, gli effetti della crisi economica. Nell’interpretazione della Lega il provvedimento di Monti avrebbe infatti esposto i piccoli commercianti all’incontrastabile concorrenza della grande distribuzione. L’accesso, cui dispone esclusivamente quest’ultima, ad economie di scala ed ad un maggior turnover della forza lavoro rappresenta una concorrenza non fronteggiabile da esercizi di vicinato e negozi a gestione familiare.

La linea del M5S – La proposta presentata dal Movimento Cinque Stelle è tendenzialmente allineata con le motivazioni e soluzioni presentate dalla Lega. Sono introdotte in questo caso alcune eccezioni, quali la possibilità di tenere aperti un massimo del 25% di attività commerciali per settore merceologico durante i giorni festivi. Tali eccezioni non possono comunque portare al superamento di un massimo di 12 aperture annuali. Entrambi i partiti citati adducono, oltre alle ragioni espressamente economiche e commerciali, anche motivazioni sociali a supporto delle proprie tesi. Nella proposta della Lega si fa esplicito riferimento al “piacere di riappropriarsi di alcuni valori… come, ad esempio, quello di trascorrere le festività in famiglia o di impiegare il proprio tempo libero passeggiando all’aria aperta o nei piccoli centri“, mentre il ministro Di Maio ha dichiarato in un’occasione che la liberalizzazione sta distruggendo e famiglie italiane.

Le altre proposte – Le proposte presentate dalla Regione Marche e dalla delegazione di Confesercenti riportano soluzioni assimilabili alle due precedentemente riportante. Entrambi i testi portano a proprio supporto ragioni di carattere sociale, quali la necessità di garantire uno spazio, come la domenica, all’interno della quale ciascuna famiglia abbia la possibilità di trascorrere il tempo unità. Si insiste inoltre sulla necessità di restituire nuovamente agli enti regionali la competenza in materia, essendo questa una disciplina più efficacemente governabile a livello locale. La mera presenza di un testo presentato su iniziativa popolare è testimonianza di come il tema sia fortemente sentito e dibattuto a tutti i livelli. La proposta del PD, al contrario, si discosta dalle altre, mirando ad introdurre l’obbligo di un certo numero di chiusure annuali nei giorni festivi. Nello specifico sono disposti dodici giorni di chiusura annuali nei giorni festivi, con possibilità di deroga e di riduzione a sei chiusure. Tutte le proposte presentate escludono dagli obblighi riportati le località di interesse turistico, sia esso di montagna o balneare.

Conseguenze e reazione – Le proposte hanno, prevedibilmente, scatenato una moltitudine di reazioni, spingendo sia politici che protagonisti del settore a prendere una posizione. Le somiglianze fra le proposte presentate dai due partiti di maggioranza fanno comunque ritenere probabile che in futuro si concretizzi una stretta sugli orari di apertura domenicali e, più in generale, festivi. Nel prossimo articolo si riporteranno parte delle opinioni citate e verrano approfonditi i diversi punti a favore e non delle varie proposte. Il fine sarà quello di restituire uno scenario quanto più completo ed oggettivo dei possibili futuri sviluppi in materia.

Berardino Cococcia

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