Agenda politica 2015, countdown decisivo per il Governo

Esaurito il tempo dei proclami, per Matteo Renzi è imprescindibile aprire la fase successiva: quella delle riforme

di Mattia Bagnato

renzi-3Giusto il tempo di un’ultima discesa fra le nevi del Monte Bianco, poi Matteo Renzi dovrà riporre la tuta da ski e rindossare i più formali panni di capo di Governo. Se avesse potuto scegliere, il Presidente-segretario sicuramente avrebbe preferito rimanere lì, sulla vetta della montagna più alta d’Italia. Da là su, infatti, si può osservare tutto senza il rischio di essere risucchiati dal vortice delle polemiche e della bagarre politica. Il 2015, però, come ha detto lo stesso Renzi, sarà l’anno del ritmo. Un ritmo forsennato, a quanto pare, perché l’agenda politica del Governo è complessa e ricca d’impegni: fisco, giustizia civile, PA, istruzione e lavoro. Non c’è male, verrebbe da dire. Peccato, però, che all’appello manchino ancora: legge elettorale, riforma del Senato e l’elezione del Presidente della Repubblica. Questioni delicate, sulle quali il Governo si giocherà la sua credibilità.

Serrate i ranghi – Così Matteo, da buon generale, ha deciso di iniziare l’anno passando in rassegna le sue truppe. Vuole tastare il polso del partito, cercando di capire se le vacanze natalizie abbiamo finalmente portato consiglio a quei “quattro scalmanati”. Sì, perché adesso che l’accordo con l’ex Cavaliere non sembra più offrire la giusta protezione, le minacce esterne cominciano a spaventare almeno quanto quelle interne. Le prime indiscrezioni sono tutt’altro che incoraggianti: la minoranza Dem, infatti, non sembra avere nessuna intenzione di allinearsi. Per queste ragioni, Matteo Renzi ha scelto di riunire il partito proprio mercoledì 7 gennaio, giorno in cui l’Italicum approderà al Senato.

La legge elettorale – Eccola, quindi, la prima delle tre battaglie campali presenti nell’agenda politica che dovrà affrontare il Governo. Matteo Renzi pensava di avere già in tasca la riforma della legge elettorale, ma si è dovuto ricredere in fretta. I nodi da sciogliere sono ancora molti, anche se il Presidente del Consiglio assicura di non temere intoppi. C’è da superare, infatti, l’ostruzionismo su questioni importanti, dai capi lista bloccati, che non piacciano affatto ai dissidenti democratici, più propensi ad introdurre il meccanismo delle preferenze, passando per la famosa “clausola di salvaguardia”. Una promessa da mantenere più che un cavillo tecnico, con la quale Renzi ha rassicurato Forza Italia, garantendo di spostare l’entrata in vigore della legge elettorale alla fine del 2016.

Riforma del Senato – Poi, aggirato questo primo scoglio, il Governo dovrà cercare di portare a casa il superamento del bipolarismo perfetto. Una riforma che Matteo Renzi vorrebbe archiviare entro fine mese ma che invece appare, se possibile, ancora più ingarbugliata. Silvio Berlusconi ha manifestato da tempo tutte le sue perplessità. Il timore per l’ex Cavaliere, infatti, è che questa riforma possa portare a palazzo Madama “un’orda funesta di sindaci rossi”. Ma le complicazioni sembrano provenire anche dalla solita “fronda di ribelli”, alla quale non va proprio giù l’idea di “salvare” i Senatori a vita. Questioni di non poco conto, alle quali si deve aggiunge la minaccia sollevata dalla stessa minoranza Dem di fare ricorso al giudizio di costituzionali.

L’erede di Re Giorgio – Matteo Renzi, quindi, dovrà muoversi come in un gioco di strategia. La legge elettorale e la riforma del Senato, infatti, sono diventano tasselli indispensabili dell’agenda politica per completare il puzzle di una questione ancora più importante: la scelta del prossimo Capo dello Stato. Matteo ha paura e non riesce a nasconderlo, lo spettro del “Caso Prodi”, che solo due anni fa aveva costretto alle dimissioni Pierluigi Bersani, è più vivo che mai. Per questo, probabilmente, è saltato l’incontro con Berlusconi, meglio coltivare la pace dentro al PD, chiamando a raccolta i grandi elettori del partito il 25 gennaio, ovvero prima che il Parlamento si riunisca in seduta comune.

Il nemico del mio nemico è mio amico – Come è noto l’elezione del Presidente della Repubblica è un vero e proprio gioco di alleanze. Un do ut des che finisce quasi sempre per smentire qualsiasi pronostico. Silvio Berlusconi lo sa fin troppo bene. Così, può accadere che una cordialissima telefonata di auguri ad un vecchio amico/alleato di partito si trasformi un tentativo di disgelo. Chissà se Angelino Alfano raccoglierà l’invito. Anche sul fronte Democratico, però, si cominciano ad intravedere i primi movimenti di truppe. Infatti, scongiurata la possibilità di un riavvicinamento tra il PD e M5S, Matteo Renzi, mentre cerca di rincollare i cocci del suo partito, butta un occhio in casa azzurra dove la “corrente fittiana” appare sempre più una mina vagante.

Gli impegni internazionali – Come se non bastasse poi, a rendere ancora più caotica l’agenda politica del Governo ci si sono messi anche gli incontri internazionali che Matteo Renzi, suo malgrado, non può e non deve trascurare. Il 22 e 23 gennaio nella sua Firenze, infatti, è previsto un incontro bilaterale con Angela Merkel. Un rendez-vous nel quale Renzi non potrà di certo cavarsela regalando alla Cancelliera tedesca una maglia della Fiorentina, ma che richiederà invece la consegna di qualcosa di molto più concreto: una serie di riforme, per esempio.

L’anno appena trascorso sembra aver lasciato a Matteo Renzi un po’ di amaro in bocca. Una sensazioni d’impotenza che fa da contraltare ad un dinamismo che solo pochi mesi fa prometteva riforme a “go go”. Il Governo, infatti, è giunto allo sprint finale con il fiato corto, stremato dagli scontri interni, ai quali si è aggiunta la crisi di un Patto, quello del Nazareno che sembra scricchiolare ogni giorno di più. Segnali inequivocabili, che prefigurano un 2015 tutt’altro che facile per l’ex Sindaco di Firenze, costretto a ricompattare una maggioranza sempre più sfibrata e della quale, a questo punto, sembra non poter fare più a meno. Così, come per magia, i “gufi” di un tempo si stanno rivelando pedine indispensabili per portare a casa le tanto agognate riforme. Quelle stesse riforme che nel 2014 hanno faticato ad arrivare, frenate da un strategia politica poco lungimirante e che adesso ha messo il Governo nella scomoda posizione di dover elemosinare voti un po’ qui e un po’ li. Come si dice: chi semina vento raccoglie tempesta.

(fonte immagine: http://www.corriere.it/)

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