Biocombustibili e nuove prospettive per l’energia

Si prevede un progressivo affrancamento dai carburanti tradizionali in favore del “bio”. L’Italia deve trovar il modo di star al passo evitando di commettere vecchi errori

di Andrea Ranelletti

La ricerca di fonti di approvvigionamento energetico rinnovabili e sostenibili nel lungo periodo sta da anni rafforzando l’industria internazionale del biocombustibile, il carburante ricavato dalla biomassa. La possibilità di prescindere in futuro dallo sfruttamento intensivo dei giacimenti petroliferi e delle miniere di carbone, spinge l’investimento nelle nuove fonti e la caccia ai migliori fornitori sul mercato mondiale. Cresce il numero di accordi internazionali tesi a programmare quale sarà lo spazio che il biodiesel dovrà occupare entro il 2020.

Cultura-de-Rapita-pentru-Biocombustibili-300x210L’Italia cerca di stare al passo: nonostante il forte gap originario aumentano gli impianti di produzione e l’esigenza di sviluppare forme di energia sostenibili è sempre più spesso contemplata nei programmi economici per il prossimo decennio. Con crescente frequenza si parla della necessità di affrancare il fabbisogno energetico nazionale dai nocivi combustibili fossili, dando spazio crescente a tecnologie con minore impatto sull’ambiente.

Nel documento sulla nuova strategia energetica nazionale, l’Italia ha confermato il proprio impegno a portare l’utilizzo di biocombustibili al 10% del totale entro il 2020, allineandosi alle direttive europee in materia. Le molte problematiche legate ai biocarburanti di prima generazione – rincaro del costo di quei generi alimentari utilizzati nella produzione; minore disponibilità di cibo in quei paesi che maggiormente producono biocombustibili; usura delle aree coltivate; fenomeno del Land grabbing – hanno fortemente rallentato la produzione, dissuadendo i governi dall’intraprendere le politiche di riconversione con la necessaria convinzione.

Il ritardo nell’avvio dei processi di produzione ha portato l’Italia a fare ampio ricorso all’importazione di biocarburanti. Una stima dell’Unione Produttori Idrocarburi per il 2011 calcolava che ben il 70% del biodiesel sui nostri mercati era importato, contro il 29% di pochi anni prima: le alte tassazioni presenti sulla produzione in Italia rendono infatti conveniente acquistare all’estero il prodotto pronto per essere miscelato.

Come registrato nel foglio delle autorizzazioni per l’importazione di biocarburanti realizzato fuori dall’Unione Europea, uno dei maggiori fornitori dell’Italia è l’Indonesia. Djakarta sta conoscendo un inarrestabile crescita che, secondo le previsioni della Banca mondiale, la porterà tra le prime dieci potenze economiche al mondo entro il 2050. Il paese è uno dei maggiori estrattori di carbon fossile al mondo, ma la necessità di diversificare le proprie fonti energetiche l’ha spinto ad attivarsi maggiormente nella produzione di biocarburante. Il basso costo del lavoro nel paese orientale contribuisce a tener bassi i prezzi del suo biocombustibile, aiutando l’esportazione.

Questo articolo uscito il 26 gennaio sul «Fatto Quotidiano» parla dell’importante scoperta realizzata da un’azienda italiana, riuscita a produrre biocarburante da biomassa non alimentare a seguito di un investimento da 120 milioni di euro. Il risultato è ulteriore prova dell’importanza che avrebbe una maggiore concentrazione di denaro nella ricerca nel nostro paese. Quello dei biocarburanti è un mercato relativamente nuovo, in cui i rapporti di forza tra le varie nazioni devono ancora trovare una vera solidità: legare le nostre fortune esclusivamente all’importazione significherebbe ripetere vecchi sbagli.

(fonte immagine: http://www.drknow.ro)

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