Il circo, spettacolo della sofferenza

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3 Risposte

  1. Redazione Ghigliottina.it ha detto:

    A seguito dell’articolo sulla situazione dei circhi in Italia, l’Ente Nazionale Circhi ci ha contattati per esercitare il diritto di rettifica nei confronti della nostra pubblicazione. Ghigliottina.it è un contenitore di informazione, dibattito, comunicazione. Proprio tali parole, alla base dell’informazione, significano ‘porre in comune’. Siamo convinti che il dialogo ed il contraddittorio costruttivo siano alla base della crescita quotidiana, comune. In un mondo fatto di blog, di una comunicazione liquida incontrollata, la volontà di questo progetto è sempre e sarà sempre quella di essere un portale di informazione ma altresì di scambio. Proprio per questo siamo sempre aperti ad ascoltare tutte le voci di una qualsivoglia questione. Ecco perché, anche in nome di un’etica giornalistica, diamo volentieri spazio al contraddittorio dell’Ente Nazionale Circhi in riferimento all’articolo “Il circo, spettacolo di sofferenza”.

    Di seguito il testo inviatoci dall’Ente Nazionale Circhi:

    Non sono certo le organizzazioni animaliste a poter dire cos’è il circo, lo spettacolo dal vivo più antico del mondo e che ha felicemente “contaminato” la letteratura, il cinema e l’arte in genere.
    Non siamo solo noi a sostenere che il circo è cultura e svolge una funzione sociale e pedagogica: l’ha sostenuto, da ultimo, anche Papa Francesco: “Il circo crea bellezza e fa bene all’anima” (Udienza generale di mercoledì 7 gennaio 2015).
    Se parliamo dell’Italia del nostro tempo, vorrei sapere dove si esibiscono orsi in tutù, cammelli che bevono Coca Cola e felini che saltano nei cerchi di fuoco.
    Nei circhi non esistono animali catturati in natura e le strutture che li ospitano sono quelle stabilite dalla legge e che prevedono precise regole e severi controlli da parte delle Asl (i circhi sono le attività con la presenza di animali più controllate in assoluto, visto che ricevono la visita dei veterinari pubblici ad ogni cambio di città, quindi anche due volte in una settimana).
    Solo una profonda ignoranza della materia può consentire di affermare che l’addestramento sia frutto di privazioni, maltrattemti e sofferenze. Gli ammaestratori italiani sono famosi nel mondo e ricevono premi internazionali per i frutti del loro metodo di addestramento, non a caso definito “in dolcezza”, che si fonda sulla profonda sintonia, condivisione e affetto con gli animali.
    Il “dossier Lav” sui finanziamenti statali ai circhi contiene abominevoli menzogne e l’E.N.C. ha provveduto a querelare la Lav alla quale chiederà un risarcimento danni milionario che destinerà agli ospedali pediatrici.
    Lav sostiene che i circhi italiani avrebbero ricevuto negli ultimi 5 anni una cifra che sfiora i 30 milioni di euro: 6.115.389 nel 2010, 6.635.019 nel 2011, 6.336.546 nel 2012, 6.293.097 nel 2013, 4.474.347 (“dato parziale” secondo la Lav) nel 2014.
    I dati ufficiali del Ministero dicono invece che i contributi complessivi stanziati negli ultimi 6 anni (dal 2009 al 2014) ammontano a circa 14,5 milioni di euro. Ma va precisato che gli importi effettivamente liquidati sono largamente inferiori e la cifra reale si riduce ad un terzo di quella diffusa dalla Lav (la renderemo pubblica appena ci sarà formalmente trasmessa dal Mibact).
    Dalla comunicazione del Ministero (che vi allego) si evince anche un aspetto non secondario, più volte da noi sottolineato: sul sito istituzionale del Mibact sono pubblicate tutte le informazioni sui fondi stanziati annualmente e l’archivio dei beneficiari dei fondi stessi. I circhi, insomma, sono una casa di vetro. Lo stesso non si può dire delle danarose organizzazioni animaliste che, tranne uno o due casi, non rendono pubblici i loro bilanci (essendo Onlus) e nemmeno il bilancio sociale – che invece sarebbe obbligatorio pubblicare sul sito dell’organizzazione – e dunque non è dato sapere come facciano ad accumulare vere e proprie ricchezze.
    Il dossier Lav riguarda anche un altro dato ugualmente falso e cioè che circhi condannati per maltrattamenti degli animali beneficerebbero di finanziamenti statali. Già dal 2007 per i circhi colpiti da eventuali condanne definitive ciò è espressamente vietato da una precisa norma sulla erogazione dei contributi Mibact.
    Che dire se non che una organizzazione che diffonde accuse infamanti che si dimostrano del tutto infondate, dovrebbe chiedere scusa e scomparire dalla scena pubblica. Ci appelliamo al Parlamento affinché metta un argine ai privilegi derivanti dalla legge 189 del 2004 che ha dotato le associazioni animaliste di uno strapotere che non ha paragoni nel resto d’Europa e che rende loro conveniente battersi per il sequestro degli animali dei circhi, perché in questo modo ottengono non solo visibilità mediatica ma anche contributi pubblici.
    Ho sfidato pubblicamente il presidente della Lav ad un confronto e a rendere pubblici i bilanci e le fonti di entrata di cui beneficia. Sto ancora aspettando una risposta.

    Antonio Buccioni, presidente Ente Nazionale Circhi

    Roma, 1 Aprile 2015

    • Luciano ha detto:

      Caro sig. Buccioni. Quando parla di “spettacolo dal vivo più antico del mondo” allude forse alle lotte tra gladiatori e animali feroci? Quel tipo di spettacolo ideato in antichità per il sollazzo della gente, a spese di schiavi umani e/o di fiere incatenate? È a quello che allude? E quando parla delle strutture di contenimento degli animali, accennando a “precise regole e severi controlli da parte delle Asl”, si riferisce forse alla situazione che può vedere nel seguente video (girato a Lecce)?

      Infine, riferendosi all’addestramento “in dolcezza”, si riferisce forse alla situazione di cui al seguente articolo, che parla del circo di Miranda (detta Moira) Orfei, “regina dell’arte circense italiana” (cit. Wikipedia)?

      http://4.bp.blogspot.com/-XL-U4aADX7k/UZyoE_-N-8I/AAAAAAAAAyo/7dh2yJeaJrs/s1600/24873_circo_orfei.jpg

      Sono davvero curioso, vorrei che mi illuminasse.
      Nel frattempo continuerò a godere degli spettacoli del circo “contemporaneo”, quello che non sfrutta animali. Parlo di quel circo che è consapevole dell’immenso balzo culturale che ha portato gli antichi romani e le genti del Medioevo ad evolversi negli uomini di oggi (anche se purtroppo non credo che l’evoluzione di cui parlo abbia influito su tutte le persone).

      Concludo dicendo che non parlo da semplice spettatore, ma da acrobata e performer di circo.

      Saluti

  2. Alessandra Bernardo ha detto:

    Da sempre favorevole a un confronto costruttivo e chiarificatore, mi preme precisare alcuni punti fondamentali a seguito della replica da parte dell’Ente Nazionale Circhi all’articolo che porta la mia firma.
    Il pezzo, come da titolo, pone l’attenzione sullo stato di sofferenza patito dagli animali all’interno dei circhi. Si mette, infatti, in evidenza l’innaturale vita cui sono obbligati questi animali, costretti a esibirsi per volontà dell’uomo e a vivere una vita fatta di reclusione e privazione, tutte condizioni contrarie alla natura etologica. Precisare che gli animali in questione nascono in cattività, non allevia nè sminuisce le sofferenze e le privazioni cui sono sottoposti, può essere altresì considerata un’ulteriore forma di maltrattamento. Se è la legge a disciplinare l’idoneità delle strutture e a eseguire i controlli attraverso le Asl e se, come da voi sottolineato, gli animali sono realmente “addestrati” secondo tecniche in “dolcezza”, mi domando come sia possibile che, a oggi, in Italia vi siano due circhi condannati in via definitiva per maltrattamenti e detenzione incompatibile e che altri sei siano in attesa di giudizio per i medesimi reati.
    Papa Francesco in una sua udienza ha sostenuto che: “Il circo crea bellezza e fa bene all’anima”. Sarebbe opportuno domandare se l’affermazione fosse riferita al circo con o senza animali. In riferimento alla questione dei finanziamenti pubblici, i dati da me riportati provengono dal dossier Lav e spetta dunque a loro confermarli. Voglio però precisare che a prescindere dall’entità del contributo erogato dallo Stato (secondo voi nettamente inferiore a quello denunciato dalla Lav) è chiaro che i circhi con animali percepiscono sovvenzioni per un ammontare comunque non trascurabile. Mi chiedo quindi perchè continuare a elargire denaro pubblico per spettacoli che impiegano animali quando il 68,3% (rapporto Eurispes 2015) dei cittadini italiani è contrario a questo tipo di circhi. I fondi potrebbero essere impiegati per tutti quegli spettacoli circensi che basano la loro attività sulle sole qualità artistiche, trasmettendo, soprattutto ai più piccoli, l’importanza e il valore dell’impegno e della fatica nello svolgimento di un mestiere difficile che vuole e deve divertire tutti.

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