Moria di elefanti di Amboseli: l’inchiesta si allarga
In Kenya alcuni agricoltori vengo fermati con il sospetto di una connessione tra gli elefanti morti e un presunto avvelenamento da cianuro. Restano caute le autorità. Ancora possibile l’intossicazione per cause naturali, ma resta il problema del contatto fra agricoltura e fauna selvatica
Nuovi sviluppi arrivano dal Kenya sul caso dei numerosi elefanti morti nell’ecosistema di Amboseli, famoso Parco naturale tra Kenya e Tanzania che ospita diverse specie protette tra cui una numerosa comunità di elefanti. Nelle scorse settimane questi animali sono stati protagonisti di un caso. Nel giro di un mese 15 elefanti sono morti accusando gli stessi sintomi. La causa sembra essere un’intossicazione da cianuro ma non è stato ancora accertato dove gli elefanti possano essere entrati in contatto con la sostanza. Tra le ipotesi, la presenza di pesticidi nei campi coltivati confinanti o un’intossicazione spontanea causata da alcune piante del luogo. Intanto l’inchiesta si allarga.
I nuovi sviluppi
Il 21 agosto le autorità fermano due agricoltori, sospettati di avere un ruolo nell’avvelenamento degli animali. Nel frattempo, il bilancio delle vittime sale a 18 elefanti. Gli investigatori stanno cercando di stabilire se il cianuro sia stato utilizzato in prodotti agricoli o esche collocate nelle aree coltivate confinanti con il parco. I due agricoltori sono quindi solo sospettati di un possibile coinvolgimento nell’avvelenamento, date le indagini ancora in corso.
Intanto gli esperti sono alla ricerca di altre possibili cause. Un aggiornamento pubblicato il 25 agosto dalla Big Life Foundation, organizzazione impegnata nella conservazione dell’area di Amboseli, conferma che le analisi preliminari continuano a indicare l’esposizione a una sostanza tossica, con il cianuro considerato un possibile fattore. Le persone fermate salgono a quettro ma la fondazione sottolinea che la fonte della sostanza e le circostanze dell’esposizione degli elefanti non sono ancora determinate.
Viene inoltre presa in considerazione un’altra spiegazione: una possibile intossicazione naturale provocata da una pianta o da un’erba cianogenica, cioè capace di produrre composti che liberano cianuro. Secondo la Big Life Foundation, questa vegetazione cresce in abbondanza nell’area dopo le piogge particolarmente intense dell’inizio dell’anno ed esistono precedenti di elefanti morti per questo tipo di intossicazione.
Agricoltura intensiva e fauna selvatica nello stesso territorio
Il caso di Amboseli mette così in evidenza un problema più ampio: la difficoltà di far convivere fauna selvatica protetta e agricoltura intensiva. Gli elefanti non rimangono confinati al parco, ma si spostano nell’ecosistema circostante e possono entrare nei terreni agricoli, danneggiando le coltivazioni. Gli agricoltori, a loro volta, lavorano in un’area dove l’utilizzo di pesticidi è già significativo.
Ma questo non riguarda solo il Kenya o i terreni agricoli circostanti. Si tratta di convivenza di interessi economici e aree da tutelare che non sempre viene rispettata. Anzi quasi sempre la bilancia, nelle considerazioni delle autorità, è sempre sbilanciata a favore degli interessi economici privati. È, per questo, importante il lavoro svolto dalle associazioni no-profit, dalle fondazioni, dai volontari che monitorano e portano a conoscenza i soprusi di alcuni individui che nel nome dei loro interessi abusano di un patrimonio. Che non è stato comprato o concesso, ma ciò non vuol dire che non sia di nessuno. È un bene di tutti e per tutti.
Articolo a cura di Andrea Pezzullo
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