Quando il West finisce, restano le storie: “La fine della frontiera” di Daniele Pasquini

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Dopo Selvaggio Ovest, lo scrittore toscano torna a raccontare il mito della frontiera americana attraverso le vite di tre italiani sospesi tra il sogno di una nuova vita e la fine di un’epoca

Ci eravamo imbattuti nella prosa di Daniele Pasquini con Selvaggio Ovest, pubblicato nel 2024 sempre da NN Editore: un romanzo in cui l’autore aveva portato il mito americano del West in Italia, raccontando l’arrivo nella penisola dello spettacolo di Buffalo Bill e le gesta dei butteri, i cowboy della Maremma.

Con La fine della frontiera, invece, l’autore compie il percorso inverso: porta l’Italia dentro l’immensità americana, seguendo le vite di tre italiani alla ricerca di un nuovo destino.

Tre strade destiate ad incontrarsi

Nel 1861 l’Italia è una nazione appena nata e l’America appare come una promessa senza confini, una terra dove tutto sembra ancora possibile. Dante Niccolai, giovane carrettiere toscano rimasto senza genitori, lascia la propria casa per accompagnare la famiglia Ferrini al porto di Genova. Ma davanti a quella nave diretta verso il Nuovo Mondo decide di imbarcarsi anche lui, inseguendo il miraggio di una vita migliore. 

Tra Dante e Adele Ferrini nasce un legame fatto di lettere, promesse e attese, ma la vastità del continente americano li separa: Dante attraversa per anni il cuore selvaggio dell’America, mentre Adele trova tra i cheyenne una nuova identità e una nuova appartenenza. Le loro storie si intrecciano con quella di Carlo Di Rudio, rivoluzionario mazziniano scampato alla ghigliottina e ai lavori forzati, che sceglie il West come ultima possibilità di riscatto.

Sullo sfondo, mentre l’avanzata dei coloni bianchi conduce alla leggendaria battaglia di Little Bighorn, simbolo della resistenza dei popoli nativi, un intreccio di violenza, tradimenti e vendette – incarnato dalla figura feroce di Iron Jack – finisce per unire i destini di Dante, Adele e Carlo.

Dove il sole tramonta

La fine della frontiera è un romanzo storico e d’avventura che racconta il tramonto di un’epoca e di un mito. Le vite erranti dei protagonisti si muovono lungo il confine tra speranza e disillusione, tra il desiderio di ricominciare e la consapevolezza che ogni frontiera, prima o poi, è destinata a scomparire.

Pasquini riesce così a raccontare il tramonto del West senza trasformarlo in una celebrazione nostalgica: dietro la frontiera che scompare ci sono uomini e donne costretti a scegliere da che parte stare, e quanto sono disposti a perdere per farlo. Pur essendo un romanzo, colpisce l’accuratezza con cui Pasquini ricostruisce il contesto storico e il lavoro sulle fonti. La “nota dell’autore” finale, spesso trascurata dai lettori, merita invece di essere letta con grande attenzione perché restituisce la profondità della ricerca che sta dietro alla narrazione.

In ogni pagina si percepisce anche il confronto con i grandi narratori americani che hanno raccontato il vecchio West. Un autore come Larry McMurtry resta probabilmente irraggiungibile, ma Pasquini dimostra di conoscere quella tradizione e di misurarsi con essa con ambizione e rispetto. 

Il West raccontato da Pasquini è fatto di uomini e donne alla ricerca di una nuova vita, ma anche di un sistema che, in nome dell’espansione e del progresso, ha costruito la propria grandezza sulla violenza e sulla cancellazione di chi quella terra la abitava da secoli.

E qui il romanzo finisce inevitabilmente per parlare anche all’America di oggi

La tragedia dei popoli nativi americani non è soltanto una pagina del passato, ma il risultato di una logica che, ieri come oggi, rischia di trasformare la forza in diritto e la conquista in una forma di legittimazione morale. La frontiera è finita, ma il mito che l’ha generata continua a interrogare il presente: perché una grande nazione non si misura soltanto dalle storie che riesce a raccontare, ma anche dalla capacità di riconoscere quelle che per troppo tempo ha scelto di cancellare.

Recensione a cura di Damiano Sabuzi Giuliani

Immagine di copertina via Unsplash

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