Le Cinque Terre a rischio per l’innalzamento del mare
Le Cinque Terre verranno fortemente danneggiate dall’innalzamento del livello dei mari nei prossimi anni. Lo ha rivelato uno studio, che ha messo in guardia sulle possibili conseguenze ambientali, sociali ed economiche di questo fenomeno.
Cosa rivela lo studio
Un nuovo studio, recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Remote Sensing da un team internazionale di ricercatori, ha confermato l’estrema fragilità degli ecosistemi delle Cinque Terre, un insieme di borghi meravigliosamente suggestivi che si tuffano nel mare della Liguria. In particolare, Vernazza e Monterosso rischiano di essere colpite da allagamenti sostanziali a causa dell’innalzamento del livello del mare dal 2030 al 2150.
L’aumento del livello dei mari è una diretta conseguenza della crisi climatica. Semplificando molto, lo scioglimento delle calotte polari e l’espansione termica portano l’acqua degli oceani ad aumentare il proprio volume. Secondo lo studio, il mar Ligure potrebbe crescere tra 0,60 e 1,17 metri, con picchi di onde alte fino a 13 metri.
La conseguenza più grave? Una serie di allagamenti delle spiagge e dei porti, e la loro conseguente sparizione, così come quella dei borghi stessi, compresi quindi tutti gli esercenti commerciali e le abitazioni nei pressi della costa. Anche la ferrovia, che al momento trasporta i turisti avanti e indietro tra le cinque cittadine, potrebbe essere interessata da allagamenti in caso di onde anomale.
Cinque Terre, un ecosistema fragile
Marco Anzidei, direttore della ricerca, ha dichiarato che lo studio si è particolarmente concentrato sulle Cinque Terre perché è un sito UNESCO ad altissimo valore ambientale. La Liguria è una regione con spiagge e scogliere, canyon e piattaforme sottomarine, montagne e pianure. Alla varietà dei paesaggi è associata quella degli habitat e, quindi, alla biodiversità. Alcune specie animali e vegetali che colonizzano i fondali liguri rivestono particolare importanza per la loro capacità di creare strutture complesse in grado di ospitare a loro volta una ricca comunità biologica. La posidonia oceanica, per esempio, è un’alga che permette l’ossigenazione del mare e crea habitat riparati per altre specie di esseri viventi.
Purtroppo, come ha confermato Anzidei, la Liguria è la regione italiana che ha registrato il massimo numero di eventi estremi e con la maggiore frequenza, secondo i dati Legambiente 2025. Questi sono, ancora una volta, causati dall’aumento delle temperature, poiché il vapore acqueo dovuto all’alta temperatura del mare si accumula nell’atmosfera intensificando le precipitazioni. Lo studio prevede che entro il 2050 la temperatura supererà i 25° di media annuale nell’area di Vernazza e che in media ci saranno 50 mm di pioggia in più al giorno.
Non solo le Cinque Terre
L’innalzamento dei mari è un fenomeno che interessa tutta Italia e tutto il mondo. Dichiara Anzidei: «In Italia, abbiamo analizzato altre 39 zone costiere: da qui al 2150 circa 10mila chilometri quadrati saranno allagati, dalla Versilia al Ravennate, fino a Venezia e alla costa del Lazio. Anche l’aeroporto di Fiumicino, così come il Marco Polo di Venezia hanno uno scenario critico per l’innalzamento del mare».
Nel mondo, la situazione è anche peggiore. Le città della costa orientale degli Stati Uniti, tra cui New York e Miami stanno assistendo a un innalzamento del livello del mare da due a tre volte più rapido della media globale e sono le città che avranno una maggiore ricaduta in termini di perdite economiche. Le città lungo il delta del Fiume Giallo in Cina registrano un innalzamento del livello del mare di oltre 22 cm all’anno. A rischio ci sono anche le grandi città del Sud-Est asiatico, come Bangkok e Shanghai. Ma sono Calcutta, Mumbai e Dacca ad avere il maggior numero di persone a rischio di inondazione costiera, tra gli 11 e i 14 milioni.
Secondo le stime, i costi economici globali dovuti all’innalzamento del livello del mare e alle inondazioni interne potrebbero raggiungere 1.000 miliardi di dollari entro la metà del secolo.
Quali soluzioni per le Cinque Terre?
L’obiettivo dello studio è quello di informare gli stakeholder e gli amministratori delle cittadine dell’aumento del livello del Mediterraneo a 150 anni, per impostare misure adeguate. Il Parco delle Cinque Terre, del resto, sta già lavorando alle contromisure. Come ha detto Lorenzo Viviani, presidente del Parco Nazionale delle Cinque Terre, è stato già approvato il primo Piano di adattamento ai cambiamenti climatici e il Parco ha recentemente varato il ripristino di quasi dieci ettari di terrazzamenti, gli antichi muretti a secco, per contrastare le frane dei versanti a picco sul mare.
La sindaca di Riomaggiore, Fabrizia Pecunia, ha gestito il complesso recupero del sentiero più famoso delle Cinque Terre, la Via dell’Amore, falcidiata dalle frane. Pecunia ha dichiarato che ora le modalità di accesso e gestione sono orientate alla tutela del luogo e alla sua sostenibilità nel tempo.
Spostare le città?
La soluzione più efficace sarebbe quella di ridurre in breve tempo le emissioni di gas serra a livello globale, cosa che sembra ormai quasi utopistica. Altrimenti, saranno necessarie azioni più drastiche, come lo spostamento progressivo delle città stesse, comprese abitazioni e infrastrutture. Al momento solo Giacarta, capitale dell’Indonesia, sta effettivamente spostando le sue strutture lontano dal mare. Molte altre come Manila o l’isola di Kiribati stanno invece assistendo a un abbandono forzato della popolazione.
Non solo innalzamento del mare: Cinque Terre e overtourism
Le cinque terre sono interessate anche da un altro fenomeno che le rende ancora più fragili e vulnerabili: l’overtourism. A fronte di 3.500 abitanti circa, i cinque borghi liguri ospitano ogni anno circa 4 milioni di visitatori, con una media di cinquemila persone al giorno.
Questo significa invasione delle spiagge, più rifiuti smaltiti non correttamente, inquinamento acustico e luminoso, aumento dei prezzi, gentrificazione. Tutti fenomeni che possono danneggiare ulteriormente gli ecosistemi, ma anche l’economia e la vita sociale delle città. La speranza è che l’unica soluzione al turismo di massa non sia l’innalzamento dei mari, ma una gestione più consapevole dei flussi di persone e maggiori tutele per chi abita quelle terre.
Articolo a cura di Iris Andreoni
Immagine di copertina via Unsplash, licenza Creative Commons
