Elezioni in Bulgaria: vince il partito dell’ex Presidente Radev

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In Bulgaria il 19 aprile si sono svolte le elezioni parlamentari. Vince il partito filorusso dell’ex presidente della Repubblica Rumen Radev. Già finito l’effetto Ungheria in Europa?

Sono passate quasi in sordina le elezioni che si sono svolte in Bulgaria il 19 aprile 2026 per il rinnovo dell’Assemblea Nazionale, il Parlamento bulgaro. Complice, forse, la eco mediaticamente ben più potente suscitata dal voto in Ungheria appena una settimana prima. Quanti in Europa, alla sconfitta di Viktor Orbán hanno esultato per la nascita di una “primavera balcanica” europeista si sono dovuti ricredere nel giro di pochissimi giorni.

Vince infatti Bulgaria Progressita, il partito filorusso dell’ex generale ed ex presidente della Repubblica – dimessosi appositamente per partecipare alle elezioni parlamentari – Rumen Radev. Con 131 seggi su 240 conquista la maggioranza del parlamento. Un risultato che non può non avere conseguenze anche in Europa. In questa sede segna la Bulgaria segna un passo decisamente in controtendenza rispetto alla sua recente storia. Proprio lo scorso gennaio, la Bulgaria era entrata nella zona euro, adottandola come moneta corrente.

La fine dell’instabilità politica?

Gli ultimi anni della vita politica in Bulgaria sono stati a dir poco contraddistinti dall’Instabilità. Otto elezioni anticipate nel giro di cinque anni che hanno reso più grave una situazione globale difficile, caratterizzata da pandemia da Covid-19 e guerra in Ucraina, fino alla più recente crisi energetica causata dall’attacco in Iran da parte di Stati Uniti e Israele.

Avvenimenti mondiali ma che si riflettono inevitabilmente sulla politica e sull’economia di un Paese alle prese con le riforme strutturali necessarie per restare all’interno dell’Unione europea. Proprio nel gennaio scorso la Bulgaria ha adottato l’euro, non senza preoccupazioni e critiche da parte degli euroscettici.

Proprio la parte più lontana dalle posizioni europee ha conquistato la vittoria a queste elezioni politiche in Bulgaria. Con oltre il 44% ha vinto il partito “Bulgaria Progressista” capeggiato dall’ex generale Rumen Radev che guidava il Paese come capo di Stato dal 2017. Il Presidente si è dimesso dal suo ruolo a fine gennaio 2026 proprio per partecipare a queste elezioni. Il suo partito, di recentissima formazione ha conquistato consenso in brevissimo tempo arrivando conquistare i 131 seggi che gli garantiscono maggioranza assoluta per governare.

Gli effetti in Europa

Chi all’interno dell’Unione europea aveva auspicato un rinnovato spirito europeista nell’area balcanica – culminato con la sconfitta di Orbán in Ungheria proprio due settimane fa – deve oggi deve contenere le proprie esultanze e prendersi del tempo per osservare la situazione. Considerato di posizione pro-russa, il neo eletto premier Radev già nel suo discorso di dimissioni da Presidente della Repubblica aveva mostrato forti critiche verso l’Ue. Benché il Paese abbia raggiunto risultati importanti – dichiarava riferendosi all’accesso all’area Schengen e alla zona euro – perché i cittadini si sentono più poveri?

Queste dichiarazioni tradiscono l’impronta più smaccatamente populista dell’ex Presidente, pronto a cavalcare l’insoddisfazione della popolazione rispetto alle conseguenze dell’adozione dell’euro in economia, che comunque, essendo passati solo pochi mesi, non sono ancora discretamente analizzabili. Sul fronte interno il nuovo partito e il nuovo governo si fanno promotori della lotta alla corruzione che dilaga nel Paese e all’oligarchia che lo governa, oltre alla tutela delle fasce più deboli. Tema, quello della corruzione, estremamente sentito dai cittadini bulgari e su cui Radev, forte di un carisma e una rispettabilità maturata in anni passati come Capo di Stato, ha puntato più che in ogni altra questione.

 

La stabilità politica ed economica della Bulgaria preoccupa certamente l’Unione europea, ma quel che più inquieta Bruxelles è la posizione verso la Russia e il timore di trovarsi di fronte un nuovo Orbán. Secondo l’Osservatorio Balcani e Caucaso Radev non ha mai nascosto la sua posizione in favore di Mosca all’indomani dell’aggressione in Ucraina. Si è sempre opposto ad un aiuto militare a Kiev e si è fatto promotore in Europa di una riapertura dei rapporti con il Cremlino. Soprattutto per quanto riguarda la questione energetica. Un tema che la politica nazionale ha oggi rivalutato per via della crisi in Medio Oriente e gli effetti che si riverberano sull’economia bulgara. A ciò si aggiunge l’ipotesi, dichiarata in campagna elettorale, di iniziare in Bulgaria un programma nucleare civile. Altro ambito in cui la Russia potrebbe giocare un ruolo importante.

Questa direzione politica, tuttavia, ad oggi, è desunta puramente da dichiarazioni espresse nella sua veste di Presidente della Repubblica – che in Bulgaria ha un ruolo rappresentativo – e mai da azioni programmatiche. Certo, con una maggioranza tanto ampia in parlamento, la figura e le intenzioni di Radev verrano presto delineate con più nettezza. Russia ed Europa sono alla porta con le orecchie tese.

Articolo a cura di Andrea Pezzullo

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