“Bernini e i Barberini”, la mostra sul rapporto che ha plasmato il Barocco romano

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Da oggi 12 febbraio Palazzo Barberini a Roma ospita la mostra “Bernini e i Barberini”, aperta al pubblico fino al prossimo 14 giugno.

Inaugura oggi, 12 febbraio, a Palazzo Barberini di Roma l’attesissima mostra Bernini e i Barberini, visitabile fino al 14 giugno 2026: un progetto delle Gallerie Nazionali di Arte Antica (Barberini Corsini) che ricostruisce uno dei rapporti più decisivi della storia dell’arte italiana, quello tra Gian Lorenzo Bernini e la famiglia Barberini – in particolare nella figura di Papa Urbano VIII – protagonista assoluta della Roma del Seicento.

Abbiamo avuto l’opportunità di assistere ieri alla conferenza stampa di presentazione della mostra alla presenza di Massimo Osanna, attuale Direttore Generale Musei MiC, di Thomas Clement Salomon, Direttore delle Gallerie Nazionali di Arte Antica, e dei curatori Andrea Bacchi e Maurizia Cicconi, insieme ai rappresentanti del main partner Intesa Sanpaolo e del partner tecnico Coopculture.

La conferenza ha messo in luce difficoltà e ambizioni di una mostra coraggiosa, focalizzata primariamente sulla scultura – tipologia di esposizione più rara e complessa rispetto a quella pittorica – e concentrata su un ventennio cruciale per la storia della Roma papalina: quello del pontificato di Urbano VIII (1624–1644).

Questa mostra è un racconto potente sulla storia dello Stato Pontificio e del Barocco nascente, tra le ambizioni della dinastia Barberini, la propaganda papale di Urbano VIII e il genio berniniano. Ma è anche la storia della nascita e dell’affermazione del “Michelangelo del Seicento”: dai primi passi nella bottega del padre Pietro, esponente del tardo Manierismo fiorentino, fino al suo superamento nell’esplosione di quel naturalismo emotivo e travolgente che segnerà definitivamente il Barocco.

Dopo lo straordinario successo di Caravaggio 2025, Palazzo Barberini torna così al centro della scena culturale romana con un’esposizione di respiro internazionale, costruita attorno a prestiti importanti e opere rare, pensata per offrire al pubblico una lettura aggiornata di un momento chiave: l’affermazione del linguaggio barocco non solo come forma artistica, ma anche come strumento di rappresentazione del potere.

Il Barocco come racconto di potere. I Barberini e il “Michelangelo del Seicento”

La mostra, curata da Andrea Bacchi e Maurizia Cicconi, accende i riflettori sul rapporto tra Gian Lorenzo Bernini e Urbano VIII, ben prima della sua elezione, quando era ancora Maffeo Barberini, primo e più decisivo committente dell’artista. Un legame che non fu soltanto professionale, ma personale e intellettuale, e che contribuì a influenzare il percorso di Bernini e a orientare l’immagine pubblica della Roma del tempo.

In un dibattito ancora aperto sulle origini del Barocco – tra chi lo colloca intorno al 1600, con Carracci e Caravaggio, e chi lo vede affermarsi pienamente negli anni Trenta del Seicento con Bernini, Pietro da Cortona e Borromini – la mostra propone una chiave interpretativa precisa: è nel dialogo tra Bernini e i Barberini che si definisce una svolta epocale, in cui estetica, religione e politica diventano un unico linguaggio.
Il percorso espositivo si articola in sei sezioni, ognuna dedicata a un aspetto cruciale del rapporto tra l’artista e la potente famiglia romana, seguendo la carriera di Bernini dagli esordi alla piena maturità. Ne emerge con chiarezza il passaggio dal tardo manierismo della bottega paterna a un linguaggio nuovo e personale, di travolgente forza espressiva.
Tra i prestiti più significativi figurano opere come il San Sebastiano dal Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid e il Putto con drago dal Getty Museum di Los Angeles, testimonianze fondamentali del momento in cui la scultura barocca nasce davvero.

BERNINI E I BARBERINI 2026 - Ph. Alberto Novelli

Sala I – Maffeo scopritore di Bernini – Ph. Alberto Novelli

Ampio spazio è riservato inoltre al confronto con il padre Pietro Bernini, con opere che permettono di leggere in controluce l’evoluzione di Gian Lorenzo e la sua progressiva emancipazione: tra queste Le Quattro Stagioni (1620 circa) e Adamo ed Eva con il serpente, centrali per comprendere la transizione tra modelli tardo-manieristi e nuova sensibilità barocca.

Uno dei nuclei più attesi è la ricostruzione, per la prima volta a Palazzo Barberini, della galleria dei ritratti degli antenati Barberini, capolavori in marmo realizzati da Bernini, Giuliano Finelli e Francesco Mochi, oggi dispersi tra collezioni pubbliche e private. Un’operazione di riunificazione temporanea che – proprio per questo – risulta particolarmente preziosa, perché consente di osservare da vicino come il ritratto diventi nel Seicento un dispositivo di autorappresentazione e costruzione dinastica.
Un’attenzione particolare è dedicata anche all’immagine e alla memoria di Urbano VIII, con busti in marmo e bronzo e con uno dei pochissimi dipinti attribuiti con certezza a Gian Lorenzo Bernini, elemento importante per comprendere un artista che non fu soltanto scultore e architetto, ma sperimentatore inquieto e completo.

Oltre la scultura. Bernini pittore e architetto della nuova Roma

Proprio su questa dimensione si innesta una sezione dedicata a Bernini pittore, arte nella quale si cimentò proprio su incoraggiamento del Papa. In mostra figura Sant’Andrea con San Tommaso della National Gallery di Londra, presentato in dialogo con il pendant di Andrea Sacchi, anch’esso proveniente dalla stessa istituzione.
Disegni, incisioni e modelli completano il percorso e permettono di approfondire il ruolo di Bernini nei grandi cantieri di San Pietro, dal Baldacchino alla rimodellazione della crociera fino al monumento funebre di Urbano VIII, uno dei simboli più forti dell’intreccio tra arte e potere.
L’esposizione, tra l’altro, coincide con il quattrocentesimo anniversario della consacrazione della nuova Basilica di San Pietro (1626), uno dei momenti più alti del Barocco romano e una tappa fondamentale della stagione berniniana.

BERNINI E I BARBERINI 2026 - La nuova San Pietro - Ph. Alberto Novelli

Progetti e bozzetti per la nuova Basilica di San Pietro – Ph. Alberto Novelli

Un ritratto modernissimo. Sensualità, determinazione e intimità nel marmo

La mostra si chiude ampliando lo sguardo sul gusto della corte Barberini e sul contesto artistico che ruota intorno a Bernini, con opere e confronti capaci di restituire l’energia culturale di un’epoca. Tra i prestiti segnalati figurano busti raramente esposti come quello di Thomas Baker dal Victoria and Albert Museum e il celebre ritratto di Costanza Piccolomini Bonarelli dal Museo Nazionale del Bargello.

BERNINI E I BARBERINI 2026 - Busto di Costanza Piccolomini Bonarelli - Ph. Alberto Novelli

Gian Lorenzo Bernini – Busto di Costanza Piccolomini Bonarelli – Ph. Alberto Novelli

Ed è proprio il Busto di Costanza Piccolomini Bonarelli (1636-1637 circa) uno dei punti più alti dell’intero percorso. Considerato un vertice della ritrattistica occidentale, questo marmo fu subito riconosciuto come un capolavoro eccezionale e sembra sia stato persino oggetto di doni diplomatici. A Firenze venne associato idealmente al Bruto di Michelangelo (anch’esso al Bargello), in un accostamento simbolico tra due nomi sommi della scultura.
Ma ciò che rende quest’opera davvero preziosa, oltre alla perfezione tecnica, è il suo significato. Costanza è eternata nel marmo in un modo sorprendente per l’epoca: con una veste da camera quasi discinta, i capelli spettinati, lo sguardo acceso e la bocca semiaperta, come se fosse colta nell’atto di parlare. Non è una donna idealizzata, né una figura ufficiale: è una presenza viva, quasi sensuale, che continua a rivolgersi a noi con un’intimità disarmante.
Anche la sua storia personale contribuisce alla forza del busto: Costanza fu infatti abbastanza determinata da sopravvivere all’internamento in una casa per “malmaritate”, tornare dal marito e continuare a gestire, anche dopo la sua morte, gli affari nel mercato dell’arte. In questo senso, il ritratto non racconta soltanto la genialità di Bernini, ma restituisce anche un frammento autentico di biografia femminile fuori dagli schemi.

Al di là della celebrazione del “genio”, questa esposizione lavora su un punto essenziale: mostra come un linguaggio artistico possa nascere e consolidarsi dentro un sistema di relazioni, strategie culturali e ambizioni politiche. E forse è proprio questo l’aspetto più attuale del progetto: ricordarci che il Barocco non è soltanto meraviglia e spettacolo, ma anche costruzione di immagine, visione del potere e capacità di orientare un’intera epoca.

La mostra Bernini e i Barberini è prodotta dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica, con il patrocinio della Fabbrica di San Pietro in Vaticano. Main Partner Intesa Sanpaolo. Sponsor tecnico Coopculture ed è visitabile a Palazzo Barberini dal 12 febbraio al 14 giugno 2026.

Orari e biglietti:

Dal martedì alla domenica 10:00–19:00.
Il lunedì è riservato alle scuole (9:00–14:00).
I biglietti sono acquistabili in sede e online al seguente link.

Articolo a cura di Arianna Acciarino

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