Sanae Takaichi rivince le elezioni in Giappone
Dopo soli tre mesi dalle ultime elezioni che l’avevano vista emergere come prima premier donna della storia giapponese, Sanae Takaichi vince di nuovo e questa volta con una larga maggioranza.
Domenica 8 febbraio in Giappone si sono tenute nuove elezioni. Sanae Takaichi, che lo scorso ottobre era stata eletta Primo ministro, dopo soli tre mesi ha sciolto la Camera bassa della Dieta, l’equivalente giapponese della nostra Camera dei deputati, con l’obiettivo di ottenere una maggioranza più ampia. Una scommessa in cui era in gioco lo stesso futuro politico della premier. Era tuttavia una mossa necessaria perché il Parlamento avesse i numeri per poter affrontare la lunga serie di dure iniziative per far uscire il Giappone dalla crisi economica.
Obiettivo più che raggiunto. Dai 198 seggi ottenuti nelle elezioni precedenti, il partito liberal-democratico della premier, l’LPD, balza a 315 su 465, In pratica, grazie alle alleanze di governo, Sanae Takaichi si garantisce i due terzi del Parlamento. Dall’altro fronte, la coalizione riformista ha subito un vero tracollo. Da 167 seggi dell’ultima tornata è scesa a soli 49. Una “capitalizzazione ” vitale per il governo, che anche senza la maggioranza alla Camera alta, il Senato giapponese, ora ha ampio spazio di manovra per le riforme. Una su tutti, quella fiscale che promette essere “responsabile ma aggressiva”.
La nuova politica economica
In politica da molti anni – la sua prima elezione a parlamentare risale al 1996 – Sanae Takaichi è soprannominata “Lady di ferro”. L’evocazione a Margaret Tatcher – prima donna a diventare Primo Ministro del Regno Unito nel 1979 per poi dominare la scena politica del Paese per un decennio – non si esaurisce solamente nell’eccezionalità dell’elezione di una donna in un contesto tradizionalmente maschile, ma anche nel credo politico.
Conservatrice e nazionalista, viene indicata come l’erede dell’influente e controverso Shinzo Abe, autore di una politica molto dura durante gli anni 2000 caratterizzati da crisi economica nazionale e globale. Sulla stessa linea, a diversi anni di distanza, e dopo aver conquistato la presidenza del partito ed elezioni legislative a ottobre, Takaichi sembra voler procedere sulla stessa linea politica del suo “mentore” per risolvere gravi questioni interne, come abbassare il prezzo esagerato del riso, alimento base nella dieta giapponese, e l’inflazione causata dai salari da troppo tempo stagnanti.
Il delicato fronte estero
L’ambizione della Takaichi di rendere di nuovo il “Giappone forte e prospero” – questo lo slogan elettorale, una sorta di ricetta MAGA in salsa di soia – si manifesta in un più stretto legame con gli Stati Uniti di Donald Trump e una politica estera in Asia in forte contrasto con la Cina. Recenti sono le dichiarazioni della premier con cui il Giappone prende una posizione decisa nella questione Taiwan, tema scottante della politica asiatica da quasi un secolo.
Nel novembre 2025, durante una seduta della Dieta, il Parlamento giapponese, Takaichi ha dichiarato che un attacco cinese contro Taiwan potrebbe essere considerato una “minaccia alla sopravvivenza” per il Giappone. Ciò implica che, se uno scenario del genere dovesse verificarsi, Tokyo potrebbe esercitare il suo diritto all’autodifesa tramite le sue Forze armate. Questa formulazione ha superato in chiarezza le posizioni delle amministrazioni precedenti e ha rafforzato l’idea che il Giappone potrebbe agire militarmente in risposta a una crisi nello Stretto di Taiwan.
Alle prevedibili reazioni cinesi di protesta, Sanae Takaichi risponde a gennaio, in piena campagna elettorale in modo ambiguo. Da un lato corregge il tiro e afferma che l’intervento militare sarebbe volto ad evacuare civili giapponesi e americani presenti sull’isola, quindi senza la volontà di scatenare un conflitto. Dall’altra propone un drastico potenziamento della difesa nazionale.
La relazione con gli Stati Uniti
Il quadro generale è uno scenario geopolitico dove cresce la tensione tra Stati Uniti e Cina, per l’approvvigionamento delle risorse e per l’occupazione degli spazi di manovra. Per Washington avere in Asia un partner forte, attivo e guidato da un governo che esce rafforzato dalle ultime elezioni e sulla stessa lunghezza d’onda del suo Presidente è una buona notizia. D’altronde lo stesso Donalde Trump non ha mai fatto mistero che le politiche americane sono tutte rivolte in Oriente e non più in Europa.
Ciò che si sta svolgendo in Asia, a cui si rivolgono tutte le attenzioni di Russia e Cina, i grandi competitor degli Stati Uniti, suggerisce che la area del Pacifico sarà ben presto centrale nella ridistribuzione degli equilibri oggi in atto. D’altro canto, bisogna considerare a quale prezzo si intende ottenere un Oriente ordinato in senso occidentale.
Articolo a cura di Andrea Pezzullo
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