Milano-Cortina 2026, l’ombra dell’ICE sulle Olimpiadi invernali

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Negli Stati Uniti continuano le proteste contro l’ICE, che ha ottenuto il lasciapassare per essere presente alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. Il governo tranquillizza il Paese, mentre l’opposizione protesta. Il CIO chiede di pensare allo sport. 

L’ICE, Immigration Customs Enforcement, è l’agenzia federale del dipartimento di sicurezza interna che si occupa del controllo di immigrazione e frontiere. Negli ultimi mesi questa ICE, branca della polizia federale statunitense si è resa protagonista di gravi episodi di violenza. Da settembre 2025 infatti alcuni agenti di questa “speciale” polizia hanno aperto il fuoco almeno 9 volte, uccidendo 5 persone.

Nascita e ruolo

L’agenzia federale ICE fu istituita nel 2003, come risposta agli attentati dell’11 settembre. Fu il presidente George W. Bush Junior a volerla per rafforzare i controlli interni sull’immigrazione per prevenire le minacce alla sicurezza nazionale. Ad oggi conta circa 21mila agenti. Con sede a Washington DC, è composta da due apparati. L’Enforcement and Removal Operation (ERO), che si occupa di deportare persone irregolari, e la Homeland Security Investigations, che indaga anche all’estero su crimini federali.

Da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca si è molto discusso sull’impiego dell’Ice, anche per via delle numerose retate operate in diversi Stati. Si stimano infatti circa 3mila arresti al giorno. Il suo organico si sta piano piano allargando anche grazie ai maxi-finanziamenti provenienti dal governo: il Congresso ha recentemente approvato un pacchetto da quasi 30 miliardi di euro.

Da sempre l’ICE si distingue per la sua violenza, e ora con l’amministrazione Trump, è come se fosse legittimata ancora di più ad agire con forza. Infatti sono proprio le istituzioni americane a difenderli e a giustificare ogni loro crimine. Il loro ideale è chiaro, e spaventoso. Vogliono liberare il paese da quella che chiamano “feccia”. Ovviamente ad ogni costo e con ogni mezzo, legittimo e soprattutto non legittimo.

“Iceout”: i vip americani si uniscono alle proteste

Il culmine è stato raggiunto a Minneapolis lo scorso 7 gennaio, quando, durante un controllo, è stata uccisa Renee Good, una donna di 37 anni, cittadina statunitense, accusata di voler investire gli agenti. Ma i filmati hanno dimostrato esattamente il contrario. Dopo l’omicidio, le più alte istituzioni come Trump e Vance, anziché scusarsi per l’accaduto, hanno continuato a difendere gli agenti, normalizzando l’accaduto. Le loro posizioni hanno alimentato proteste, represse duramente dagli agenti.

Nonostante la repressione violente, le proteste contro l’Ice continuano. Il 18 gennaio i manifestanti sono entrati in una chiesa a St. Paul, accusando lo stesso pastore di essere il direttore dell’ufficio locale della polizia federale. Nella retata è stato arrestato anche l’ex giornalista della CNN Don Lemon, che si trovava lì solo per documentare quanto stava accadendo.

Negli ultimi giorni sta spopolando l’hashtag “Iceout”, ricondiviso da molte celebrità come Mark Ruffalo, Lady Gaga e Natalie Portman. Quest’ultima ha definito l’operato dell’Ice una “disumanizzazione sistematica”. L’hashtag è stato riproposto anche durante la premiazione dei Grammy Awards, dove gli artisti si sono schiarati tutti contro l’agenzia federale.  Sulla stessa linea d’onda sembrano esserci anche la maggioranza dei cittadini americani. Si stima che circa il 58% degli americani sia contro gli agenti dell’Ice. In calo pure i consensi di Trump.

ICE alle Olimpiadi: cosa faranno?

A far discutere negli ultimi giorni è stata la decisione di coinvolgere l’ICE alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Opereranno all’interno della sala operativa allestita presso il consolato generale degli USA a Milano. La decisione è arrivata dopo il summit tra il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e l’ambasciatore statunitense Tilman J. Fertitta.

Il Ministro Piantedosi ha assicurato che non saranno operativi ma solo presenti. Non si occuperanno del servizio di ordine pubblico. Gli agenti americani presteranno servizio solamente per la protezione degli atleti e delle delegazioni statunitensi. Quindi forniranno supporto informativo e analitico per valutare i rischi di attacchi di organizzazioni transnazionali. È stata la stessa ICE a chiarire che non interverranno in operazioni di controllo dell’immigrazione. Piantedosi ha dunque voluto rassicurare il Paese che non ci saranno episodi i violenza come quelli visti nel territorio americano.

Piantedosi, durante l’informativa alla Camera, ha voluto parlare anche di come sia nata questa collaborazione. Tutto frutto di un accordo bilaterale del 2009, che ha sancito la cooperazione con l’ICE per una maggiore sicurezza dell’Italia. Dura la replica della sinistra, che incolpa il ministro di permettere a delle “squadracce” di entrare in Italia, e di legittimare un modello di gestione dell’ordine pubblico basato sulla violenza.

Il parere della politica e dello sport

È subito partita una raccolta firme contro la presenza dell’Ice a Milano-Cortina, che ha già superato le 30mila firme. A intervenire è stato il sindaco del capoluogo lombardo, Giuseppe Sala, che ha espresso la sua contrarietà, considerando l’agenzia federale incompatibile con il modello democratico di sicurezza italiano. La Russa e Tajani invece non ritengono preoccupante la presenza dell’ICE alle Olimpiadi.

Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) non si è schierato né a favore né contro l’agenzia federale statunitense. “Ice tema prevalente a proposito di Olimpiadi? Ogni cosa che possa distrarre dai Giochi è molto triste”. Così ha risposto la presidente del CIO, Kirtsy Coventry, non badando tanto alle polemiche politiche ma concentrandosi più sullo sport.

Gli sportivi non si sono espressi sulla faccenda. O almeno non a parole. I responsabili delle Olimpiadi statunitensi hanno mandato un messaggio chiaro. Uno degli spazi dedicati ai loro atleti per i Giochi di Milano-Cortina è stato rinominato, passando da “Ice House” a “Winter House”.

La street artist Laika si è unita alla protesta. Lo ha fatto attraverso l’arte, appunto. Davanti la sede del CONI a Roma, è apparsa un’immagine che raffigura un agente ICE che punta la pistola verso uno ski jumper. In alto a destra l’artista ha aggiunto una montagna rovesciata con al centro i cinque cerchi olimpici, di cui uno trasformato in un mirino. L’artista ha poi sottolineato quanto l’ICE sia in contrapposizione con i valori fondamentali della Carta Olimpica: la solidarietà e la lotta alle discriminazioni.

Articolo a cura di Francesco Dicuonzo

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