La Bulgaria adotta l’euro: la fine del Lev e l’inizio di una nuova fase europea
Dal 1 gennaio 2026 anche la Bulgaria è entrata nella zona Euro. Dopo 140 anni il Lev cessa di esistere per lasciare il passo alla Monet unica europea, accolta non senza timori
Il 1° gennaio 2026 l’Euro la Bulgaria ha adottato ufficialmente l’euro come moneta di scambio. È il coronamento di un lungo e complesso percorso cominciato 19 anni fa, il 1°gennaio 2007, quando il Paese è entrato a far parte dell’Unione europea. Il Lev, l’antica moneta nazionale cessa così di esistere dopo 140 di storia, anche se rimarrà in vigore per un certo periodo per agevolare la transizione.
Un adesione tardiva frutto sia della volontà dell’Unione sia della diffidenza dei cittadini bulgari, preoccupati dell’aumento dei prezzi in un’economia ancora appesantita dall’inflazione originata dalla pandemia. Del resto la Bulgaria fa parte di quel blocco di Stati membri di recente e non totale “conversione” europea e non era il solo Paese membro a non aver adottato l’euro. Certo è un segnale politico, che potrebbe tradursi con una maggiore integrazione.
Cosa è cambiato per i cittadini bulgari
Dal 1° gennaio è in Bulgaria è iniziata una fase di transizione, quella che hanno vissuto un po’ tutti i cittadini europei con l’introduzione dell’Euro. Nel Paese circoleranno infatti due monete: il Lev, l’antica moneta nazionale che dopo 140 di servizio andrà in pensione l’anno prossimo, e l’euro, già accettato da tutti gli esercizi commerciali. I conti correnti e le transazioni virtuali sono stati convertiti nella nuova valuta immediatamente e senza costi aggiuntivi per i cittadini. Ci vorranno mesi, tuttavia, prima che il calcolo dalla vecchia alla nuova moneta diventi abituale per le mani dei cittadini. Un impegno diverso dovranno dimostrare i negozi e le aziende che dovranno convertire tutta la contabilità in Euro.
Certo l’economia bulgara ne trarrà vantaggio. Con il Lev spariscono i tassi di cambio per il commercio in tutta l’Eurozona e con esso le incertezze dovute alle oscillazioni di prezzo. Permane tra i cittadini la preoccupazione per l’arrotondamento dei prezzi, che avviene sempre per eccesso, e spaventa lo stesso adeguamento dei prezzi che d’ora in poi dovranno necessariamente adeguarsi a quelli di tutta l’area euro e inevitabilmente svantaggeranno i redditi più bassi. Motivo per cui, la perdita di sovranità monetaria è diventata uno dei cavalli di battaglia del fronte politico anti europeista.
Cosa serviva alla Bulgaria per aderire all’euro
Nonostante la Bulgaria faccia parte dell’Unione europea dal 2007 ci sono voluti circa 20 anni perché l’euro potesse diventare la moneta corrente. Oltre ai già citati timori dell’opinione pubblica, ci sono motivi legati agli standard dell’Unione. Queste richieste sono di natura sia tecnica sia legate a una certa prospettiva politica.
Perché un Paese membro possa aderire all’euro deve adeguarsi a dei parametri stabiliti dalla Commissione europea e dalla Banca centrale europea (Bce). Questo significa che deve avere un’inflazione e un rapporto PIL/debito pubblico sotto controllo, tassi di interesse stabili, indipendenza della Banca centrale nazionale e un periodo di “prova” di due anni, il meccanismo ERM II, in cui si saggia la stabilità dei tassi di cambio tra euro e vecchia moneta.
La Bulgaria ha aderito a questo meccanismo solo nel 2020, relativamente tardi e a ridosso dello scatenarsi della pandemia. Inoltre l‘instabilità politica interna, fatta di frequenti elezioni anticipate e governi tecnici, ha ulteriormente rallentato le riforme istituzionali necessarie alla completa adesione. L’Unione europea, infatti, oltre richieste di natura prettamente economica, esigeva adeguamenti di natura istituzionale, come sul sistema giudiziario e sul contrasto alla corruzione.
Altri Paesi membri che non hanno aderito all’euro
L’ingresso di un Paese membro al sistema della moneta unica rimane una scelta politica nazionale e non è condizione necessaria per la permanenza nell’Unione europea. Ricorderemo che il Regno Unito, prima dell’uscita dall’Ue con la Brexit nel 2020, mai una volta in 47 anni di adesione ha pensato di passare dalla sterlina all’euro.
Ma è in buona compagnia. Altri paesi dal forte spirito europeista e non, hanno deciso di tenere le proprie monete nazionali. La Danimarca e la Svezia, per esempio, le cui monete sono negoziate al cambio con trattati speciali; la Polonia che però ha già intrapreso l’iter di adesione ed è nel pieno dell’iter delle riforme nonostante i conflitti politici interni. Altro discorso vale per Paesi come la Romania, l’Ungheria e la Repubblica Ceca che hanno un fronte politico anti europeista molto forte che deve ancora confrontarsi con una crescente opinione pubblica che vuole integrarsi completamente in Europa.
Per la Bulgaria, l’adesione all’euro è senz’altro un segnale politico in questo senso. Ma anche con l’introduzione della moneta unica, il senso di appartenenza all’Unione è un sentimento storico che impiegherà anni ad essere risolto. Sicuramente è l’inizio. di un percorso.
Articolo a cura di Andrea Pezzullo
