Arriva NBA Europe ed è rivoluzione. Sarà anche un’evoluzione?
Sabato 13 dicembre il presidente della Federbasket, Gianni Petrucci, ha annunciato la prossima creazione di una lega NBA in Europa già dal 2027. Nel mondo del basket si annuncia una rivoluzione.
Se ne parlava da tempo nell’ambiente cestistico. Ora è ufficiale: la più famosa lega basket al mondo arriverà in Europa nel 2027 con una propria lega, la NBA Europe, pronta a mostrare al vecchio continente cosa vuol dire fare della pallacanestro uno spettacolo, in puro stile americano.
Lo conferma sabato in un’intervista a Il Messaggero il presidente della Federbasket, Gianni Petrucci: “Ormai è fatta. Direi anzi che è ufficiale. Dal 2027 parte l’avventura della NBA in Europa. Un campionato a 16 squadre, alcune fisse e altre che entrano per meriti sportivi; l’obbligo di partecipare ai propri campionati e i giocatori disponibili per le Nazionali. Con tutte le grandi capitali d’Europa. Quindi anche con Roma, in Italia, oltre a Milano”.
Questa dichiarazione, racchiude in poche parole l’entusiasmo di un presidente di Federazione, che vede in questa nuova svolta un’incredibile opportunità per lanciare lo sport che rappresenta al livello italiano verso i massimi livelli internazionali, ma anche tutto quello che effettivamente si sa del progetto.
L’Europa e il basket
Che l’NBA, la più grande e spettacolare lega al mondo avesse messo gli occhi sull’Europa, lo si sapeva da tempo. Complice la crescente attenzione che sta suscitando nel vecchio continente la pallacanestro, sport spesso considerato minore in Europa, per prestigio delle squadre, per numero di tifosi, per l’indotto economico che crea, sicuramente minore rispetto a sport “in voga”, come, da sempre, il calcio o, recentemente, il tennis.
Una ambiente sportivo apparentemente lontano dalle luci e dalla spettacolarità con cui, nell’immaginario collettivo, siamo abituati a pensare l’NBA. Molto più pallacanestro e molto meno basket, con format di torneo diversi e regole diverse.
Ma sarebbe meglio dire che l‘NBA ha delle regole proprie, che valgono solo negli Stati Uniti.
Celebre è una frase attribuita a Kobe Bryant, grandissimo campione dei L.A. Lakers – riportata nella serie Netflix “The Redeem Team”- allorché, anche in virtù delle sue esperienze europee, fu chiamato a guidare una nazionale USA che nel basket olimpico non riusciva a ottenere nessuna medaglia, nonostante il livello superiore di tutti i suoi giocatori. Bryant, cresciuto in Italia – suo padre ha giocato tra le altre cose nella Sebastiani Rieti, nell’Olimpia Pistoia e nella Pallacanestro Reggiana – ricorda ai compagni: “Lì anche la palla è diversa”, riferendosi al fatto che la palla regolamentare, usata in ambito internazionale ha più spicchi rispetto a quella usata in NBA, il che influisce sulla tecnica di tiro.
Una lezione imparata dagli USA, tanto che nell’ultimo decennio le commistioni e gli scambi tra basket europeo e americano si sono fatti più intensi.
Per i giocatori europei il sogno di giocare un giorno in NBA si è fatto più realizzabile. E i giocatori statunitensi che riceviamo nelle nostre squadre non solo portano qualità al gioco, ma anche un certo livello di spettacolarità e di “vivere il basket” a cui ci stiamo abituando sempre di più.
In poche parole, il basket in Europa piace sempre di più. Un’occasione troppo ghiotta perché, l’NBA, intesa come azienda che mira a un mercato, se la possa lasciar sfuggire.
Che cosa sarà NBA Europe?
E che l’NBA miri sostanzialmente a far soldi appare chiaro dalle parole del suo commissario, cioè colui che si occupa degli affari e delle politiche della lega americana, Adam Silver, più cauto rispetto a Gianni Petrucci, che riguardo al progetto NBA Europe dichiara: “Direi che in questo momento stiamo lanciando una rete molto, molto ampia e sostanzialmente diciamo a chiunque sia interessato: venite a trovare i nostri banchieri, spiegateci perché siete interessati, come vedete l’opportunità, quali risorse investireste per aprire un team, e poi raccoglieremo tutte queste informazioni”. E continua: “E poi penso che verso la fine di gennaio, o a gennaio, saremo in grado di avere conversazioni più serie con le parti interessate”.
Non si tratterà di rimpiazzare l’esistente. Continueranno ad esistere le Leghe nazionali, così come l’Eurolega, il campionato europeo. Si tratta di impiantare in esso il modo di vivere il basket così come viene vissuto negli States.
Innanzitutto nel format del torneo, che replicherà esattamente il modello USA. Così come confermano anche dalla FIP, la Federazione Italiana Pallacanestro: saranno 12 le franchigie (squadre) fisse, mentre altre 4 avranno accesso ogni anno a rotazione per meriti sportivi.
Nuove franchigie e nuovi palazzetti
La natura delle nuove squadre merita una riflessione più approfondita con focus sulla situazione italiana. Lo stesso presidente Petrucci nella sua intervista parla di grandi città europee coinvolte nel progetto. Milano e Roma saranno le uniche italiane. Qui la prima grande divergenza con la realtà italiana. Il basket italiano è una storia che si svolge in provincia: dalle più grandi Bologna e Reggio Emilia si arriva a realtà come Scafati, Cantù, Tortona e Varese, solo per citare alcuni esempi.
L’NBA Europe ha bisogno di grandi centri, di grandi palazzetti e di un grande indotto economico. Cosa che la provincia non può fornire. Se a Milano si parla di un coinvolgimento nel dell’Armani, che già milita in serie A, le squadre romane attualmente sono lontane dal raggiungere gli antichi fasti. Però possiede grandi infrastrutture, come il PalaEur, e grande visibilità internazionale. La soluzione è creare due nuove squadre mettendo insieme diverse realtà economiche, come anche club calcistici, che possano investire.
L’obbligo per queste due nuove squadre sarebbe di partecipare ai campionati nazionali ed europei già esistenti e di lasciare liberi i giocatori quando coinvolti con le rispettive Nazionali. Il resto è una partita ancora tutta da giocare.
Articolo a cura di Andrea Pezzullo.
