l’ONU compie 80 anni: il valore della pace e i limiti di oggi

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L’anniversario della nascita dell’ONU cade in uno dei momenti più difficili della sua storia. Tra crisi di autorità e difficoltà economiche, l’organizzazione ribadisce il suo impegno per la pace e la volontà di rinnovarsi

Il 9 settembre 2025 a New York si è ufficialmente aperto l’80esima Assemblea generale delle Nazioni Unite. Un’occasione importante, al di là della cifra tonda. Gli 80 anni ci ricordano un periodo fondamentale nella storia dell’umanità: la fine del secondo conflitto mondiale, i suoi orrori, ma anche la volontà del mondo di uscire fuori insieme da quella tragedia umana e cercare di costruire un mondo nuovo, dove lo sviluppo e la cooperazione dovevano essere l’antidoto per prevenire nuovi conflitti mondiali. Sono passati 80 anni. Cosa è rimasto di quel sogno?

Certo, oggi l’ONU sta attraversando una delle sue maggiori crisi. Il panorama internazionale ci offre un quadro non certo idilliaco. I conflitti in corso in Ucraina, in Palestina, in Sudan, le tensioni in Medio Oriente e la minaccia nucleare, la competizione tra USA e Cina, le nuove sfide globali come l’ambiente e l’intelligenza artificiale sembrano evidenziare le divisioni tra le grandi potenze. Viene meno l’efficacia degli strumenti, la sua autorità nel tentativo di mediare i conflitti, a vantaggio della volontà delle grandi potenze – che, invece, sarebbero quelle principalmente chiamate in causa a garanzia della sicurezza mondiale – di risolvere individualmente le grandi questioni. Ancora dopo 80 anni rimangono tuttavia saldi il simbolo di questa grande istituzione e il suo messaggio, oltre alla volontà di rinnovarsi e ripartire.

Una crisi di autorità

La principale difficoltà dell’ONU riguarda la distanza tra le sue ambizioni universali e i rapporti di forza della politica internazionale.

Il simbolo più evidente di questo problema risiede proprio nella sua massima istituzione, cioè nel Consiglio di sicurezza. Quest’organo è incaricato di mantenere la pace e la sicurezza internazionale. La presenza di cinque membri permanenti, Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno Unito, dotati di diritto di veto – e di arma nucleare – rende estremamente difficile adottare e far rispettare decisioni quando una di loro è direttamente o indirettamente coinvolta in determinate questioni.

La guerra in Ucraina rappresenta un esempio particolarmente evidente di questa paralisi. La Russia, membro permanente del Consiglio, può utilizzare il veto per bloccare iniziative contrarie ai propri interessi. Anche le divisioni sulla guerra a Gaza hanno dimostrato quanto sia difficile per il Consiglio raggiungere una posizione condivisa. Di fronte alle crisi più importanti, l’ONU rischia così di apparire come un luogo di discussione e di denuncia, ma non sempre come uno strumento capace di influenzare concretamente gli eventi.

La crisi, però, non riguarda soltanto il Consiglio di sicurezza. Negli ultimi anni si è rafforzata la tendenza al ritorno delle politiche nazionali e alla competizione tra grandi potenze. Il sistema internazionale creato dopo il 1945 era fondato sull’idea, espressa nel suo statuto, che la cooperazione e il diritto internazionale potessero limitare la logica della forza. Nel 2025, invece, guerre e rivalità geopolitiche hanno reso nuovamente centrale il principio secondo cui gli Stati più potenti cercano di agire in base ai propri interessi strategici.

Crisi economica

Il rapporto complicato con le grandi potenze e i loro interessi va oltre la pura sfera decisionale. Una critica che spesso si rivolge all’ONU è quella di essere troppo dipendente economicamente dagli Stati più ricchi. Pensiamo al fatto che i finanziamenti dei soli Stati Uniti rappresentano, ad oggi, il 22% dell’intero bilancio delle Nazioni Unite, seguiti da Cina, Germania e Giappone. Il rischio è che quando una di queste grandi potenze viene a trovarsi coinvolta in controversie internazionali, questa possa fare pressioni economiche, magari minacciando di ridurre gli investimenti.

Ciò andrebbe ad aggravare una situazione già difficile. Da quasi dieci anni, infatti, l’Onu sta attraversando la più grave crisi di liquidità dei suoi 80 anni. Ciò è dovuto a continui ritardi nei pagamenti delle quote annuali, segno dello scarso peso che alcuni Stati diano all’organizzazione nei loro bilanci nazionali.

Questa situazione si riflette negativamente soprattutto nelle agenzie internazionali sulla tutela dei diritti che fanno capo proprio all’ONU: l’Alto commissariato per i diritti umani (OHCHR), l’UNICEF, l’Agenzia ONU per i rifugiati (UNHCR), l’UNESCO, solo per citare le famose.

Le proposte di riforma

In questo contesto che si inserisce la UN80 Initiative, lanciata dal segretario generale António Guterres nel marzo 2025.

L’obiettivo non è semplicemente celebrare l’anniversario dell’organizzazione, ma utilizzare la ricorrenza come occasione per interrogarsi sul futuro dell’ONU e sulla sua capacità di adattarsi a un mondo profondamente cambiato. Non è una riforma costitutiva dell’organizzazione, ma un piano programmatico di revisione e modernizzazione dell’intero sistema. L’idea di fondo è che un’ONU più efficiente può migliorare la sua azione, risparmiare risorse e così recuperare credibilità sul piano operativo, prima di farlo sul piano politico. L’iniziativa si concentra su tre grandi questioni: migliorare l’efficienza dei propri organi interni, rivedere il modo in cui vengono creati e applicati i numerosi mandati dell’organizzazione e valutare possibili cambiamenti strutturali e programmatici. Si mira a rendere il sistema delle Nazioni Unite più agile, meno frammentato e maggiormente in grado di utilizzare le proprie risorse in modo efficace.

Il problema della riforma è però anche politico. L’ONU non è un governo mondiale: le sue possibilità dipendono in larga misura dalla volontà degli Stati membri. Per questo motivo, modernizzare le strutture amministrative può essere relativamente più semplice rispetto alla riforma delle istituzioni centrali, soprattutto del Consiglio di sicurezza. Quest’ultima richiederebbe infatti un accordo tra Paesi con interessi molto diversi e, soprattutto, il consenso delle grandi potenze che attualmente beneficiano del sistema del veto.

Sta proprio qui la maggiore sfida che l’ONU deve affrontare nei prossimi anni. Riuscire ad infondere nella comunità internazionale lo stesso spirito che l’ha animata negli ultimi 80 anni: fiducia in un futuro di pace attraverso lo sviluppo.

Articolo a cura di Andrea Pezzullo

Foto di copertina via Unsplash

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