Lanciata una campagna di boicottaggio di Zara per complicità con Israele
L’apertura di un nuovo megastore a Tel Aviv e la vicinanza al ministro estremista Ben-Gvir sono tra i motivi alla base dell’appello al boicottaggio dell’impresa spagnola.
Il Comitato Nazionale Palestinese per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni (BDS) ha lanciato una campagna di boicottaggio di Zara, marchio di punta di Inditex, “per la sua profonda e crescente complicità con il regime israeliano di colonialismo, apartheid e genocidio“.
Come riportato nel comunicato stampa, “sono di proprietà di Inditex Zara, Massimo Dutti, Pull & Bear, Bershka, Oysho, Stradivarius e Zara Home. Tutti operano nel regime di apartheid di Israele, ma Zara è il marchio più rilevante e commercializzato di Inditex ed è quindi strategicamente l’obiettivo principale della campagna di boicottaggio di BDS”.
All’inizio del 2025, Zara ha aperto in Israele, a Tel Aviv, il suo punto vendita più grande, con una superficie di 4.500 m². Non è l’unico, dal momento che Inditex ha numerosi negozi in tutta la Cisgiordania occupata. L’apertura di questo nuovo negozio avviene mentre a Gaza è in atto il genocidio da parte di Israele, in cui sono state uccise più di 58.000 persone (di cui la metà donne e bambini), secondo gli ultimi dati del Ministero della Salute dell’enclave.
Gli organizzatori della campagna ricordano che Israele non solo ha ucciso decine di migliaia di persone, ma ha anche “distrutto i sistemi sanitari ed educativi della Striscia, ne ha devastato il tessuto sociale, culturale ed economico, infliggendo a Gaza in maniera deliberata condizioni di vita mirate a distruggere fisicamente i palestinesi“.
I rapporti con Ben Gvir
Il boicottaggio non è stato lanciato solo per l’apertura di questo nuovo megastore: nell’ottobre 2022, un anno prima dell’inizio dell’offensiva a Gaza, Joey Schwebel, presidente di Trimera Brands, affiliato israeliano di Zara, ha ospitato a casa sua un evento per la campagna elettorale del ministro della Sicurezza Nazionale, di estrema destra, Itamar Ben-Gvir, una delle persone più controverse e estremiste del governo di Benjamin Netanyahu.
Ben-Gvir ha apertamente chiesto l’espulsione della popolazione palestinese dai territori, difende gli attacchi indiscriminati contro i civili palestinesi ed è tra i maggiori sostenitori del divieto di accesso degli aiuti umanitari a Gaza, dove la popolazione sta, letteralmente, morendo di fame.
È stato una delle persone indagate dal procuratore capo della Corte penale internazionale (CPI), Karim Khan, prima che questi venisse rimosso dal suo incarico per un presunto caso di condotta sessuale inappropriata. Il ministro era indagato per crimini di guerra per aver promosso la proliferazione di insediamenti illegali insieme a un altro dei pezzi grossi del governo Netanyahu, l’attuale ministro delle Finanze, Bezalel Smotrich.
Le campagne pubblicitarie
L’organizzazione denuncia anche che nel dicembre 2023, quando era già in corso il genocidio, Zara aveva lanciato una campagna pubblicitaria chiamata “The Jacket” nella quale si vedevano manichini avvolti in sudari bianchi vicino a manichini sparsi per terra. La campagna aveva sollevato proteste a livello internazionale e il marchio aveva dovuto annullare la campagna e scusarsi.
Di recente, nel dicembre 2024, l’ammiraglia di Amancio Ortega ha scelto la modella israeliana Sun Mizrahi come volto principale della sua campagna pubblicitaria annuale. Per tutti questi motivi il movimento BDS ha lanciato ora una campagna e invita “lavoratori, artisti, studenti, sindacati, attivisti per i diritti umani e consumatori critici di tutto il mondo a boicottare Zara, e fare pressione su Inditex affinché metta fine alla sua complicità nei crimini di Israele e chiuda le sue attività nell’apartheid israeliano”.
Traduzione di Valentina Cicinelli su articolo di elsaltodiario.com
