Strange Darling: pregiudizi e falsità nel thriller con Willa Fitzgerald

Tempo di lettura 3 minuti
Su Amazon Prime Video un peculiare thriller del 2023, Strange Darling, già arrivato nelle sale italiane a febbraio. Giudicato positivamente dalla critica, in particolare per la performance dei due protagonisti, non brilla al botteghino ma genera comunque un discreto interesse. Cos’è che rende questo film interessante?

Caccia all’uomo in una narrazione frammentata

Vediamo un uomo che fuma in auto e una voce femminile che gli chiede se è un serial killer. Taglio, e vediamo lo stesso uomo intento a strangolare qualcuno. Buio e compare una scritta a scorrimento in stile Non aprite quella porta che spiega come stiamo per assistere alla drammatizzazione degli ultimi omicidi di un vero serial killer non meglio identificato.

A questa scritta segue una giovane donna che corre in un bosco senza un orecchio, introdotta come The Lady dai titoli di testa. Un nome maschile, quello dell’attore che abbiamo visto nel prologo, viene invece introdotto come The demon. L’ultima scena prima del titolo è un inseguimento in macchina dove la lady scappa dall’uomo che impugna un fucile.

Da queste poche immagini, intuiamo che il serial killer The demon sta inseguendo la lady, sfuggitagli in qualche modo prima che fosse riuscito a ucciderla. Alla comparsa del titolo viene spiegato che si tratta di un thriller in 6 capitoli e che quello a noi ora mostrato è il terzo. Seguiranno in ordine il quinto, il primo, il quarto, il secondo, il sesto e un epilogo.

Già qui ci sono tutti i punti di interesse del film. Il resto dello svolgimento è la ricostruzione dell’incontro tra la lady e il demon, come si è arrivati all’inseguimento e cosa succederà dopo.

Cosa ci aspettiamo e cosa accade veramente

Come abbiamo detto, già l’inizio contiene la costruzione concettuale su cui si basa tutto il film. Si tratta infatti di una narrazione che fa leva sui colpi di scena, fabbricati lavorando su assunti, presupposizioni e pregiudizi che informano la comprensione di un qualsiasi prodotto cinematografico da parte dello spettatore. 

Ci sono strutture ricorrenti che diventano luoghi comuni per uno spettatore, dai quali è in grado di dedurre gli elementi sottintesi alle immagini che vede. Così, da una ragazza sanguinante che corre in un bosco, siamo in grado di dedurre che sta scappando da qualcosa che la insegue e che questo qualcosa è probabilmente un qualcosa di pericoloso.

Capiremo poi che si tratta di un thriller a tinte horror e ci baseremo sui luoghi comuni di questi due generi per guadagnare altre informazioni su cosa sta succedendo. E così fino a ricostruire una storia coerente dietro alla scena che stiamo guardando.

Su questo meccanismo di base gioca Strange Darling. L’inizio in medias res infatti obbliga noi che lo guardiamo a ricostruire gli eventi sulla base delle nostre vecchie esperienze con il thriller-horror e delle informazioni che ci vengono date dalle immagini. Questa prima frase gioca sui nostri pregiudizi: interpretiamo gli elementi sulla base di quello che ci aspettiamo siano.

Poi l’intreccio si scioglie e scopriamo che buona parte delle nostre deduzioni sono sbagliate. Gli elementi che prima avevano un senso sulla base dei nostri pregiudizi ora ne hanno uno interno, che cambia completamente la nostra prospettiva sugli avvenimenti e sulle stesse immagini viste in apertura, che assumono ora un significato nuovo. 

Strange Darling prova a mettere in dubbio l’affidabilità delle nostre modalità di comprensione, o perlomeno quelle che fanno affidamento su frame che giudichiamo ricorrenti. Quale risultato si otterrà (un aumento dello scetticismo, un riconoscimento della unicità di ogni storia, o altro) è da scoprire; e lo si scoprirà solo sedendosi e guardando Strange Darling. 

Articolo a cura di Davide Paolacci

Immagine di copertina via vertice360.com

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