Turismo di massa: Cannes blocca le grandi navi

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Per contrastare il fenomeno del turismo di massa, Cannes ha introdotto il blocco per le grandi crociere che navigano in Costa Azzurra. Nel frattempo, altre città protestano e prendono provvedimenti, più o meno utili.

No al turismo di massa, a partire dalle crociere

Anche Cannes dice no al turismo di massa. Un no un po’ blando, a dire la verità, ma qualcosa si sta muovendo nelle acque francesi. O meglio, qualcosa cesserà di muoversi: a partire dal gennaio 2026 non potranno più attraccare al porto navi con più di mille passeggeri a bordo. Sarà permessa la divisione dei turisti in barche più piccole per l’arrivo in porto ma, in ogni caso, non potranno sbarcare più di 6.000 persone al giorno.

Anche la vicina città di Nizza ha introdotto dei limiti alle navi da crociera, che sono entrati in vigore il 1° luglio 2025. Potranno infatti attraccare in porto soltanto le crociere che trasportano un massimo di 900 persone. E, di solito, sono quelle più lussuose.

Il motivo dei blocchi

L’esigenza dei blocchi e, parallelamente, quella di rendere esclusiva l’accessibilità di alcuni luoghi, deriva dall’ormai insostenibile mole di turisti che ogni giorno invadono le piccole cittadine del vecchio continente. Solo la Francia l’anno scorso ha accolto circa cento milioni di visitatori, una quantità difficile da gestire. Basti pensare che il 16 giugno scorso il personale del museo Louvre a Parigi ha scioperato proprio a causa della difficoltà di avere a che fare con i bisogni di centinaia di persone che ogni ora varcano la soglia del prestigioso edificio.

Ma i problemi maggiori del turismo di massa si possono vedere dopo un lungo periodo di tempo. Dall’aumento dei prezzi di beni e servizi nelle città più in voga al monopolio del settore turistico nel mercato del lavoro, fino allo svuotamento dei piccoli borghi. Vi è poi il rischio della progressiva perdita dell’identità dei luoghi più turistici, quella stessa identità che li ha resi famosi. Senza le persone che li vivono quotidianamente, diventano soltanto delle vetrine. A caratterizzarli restano dei menù tradotti in inglese con piatti adattati al palato di chi è in visita; resta un quadro della Gioconda in un BnB in centro a Milano.

Turismo di massa e inquinamento

Il problema dell’inquinamento dovuto al turismo di massa è un altro grande fattore da non sottovalutare. Una persona che intraprende una crociera per 2.000 chilometri emette almeno 500 kg di CO2, più del doppio rispetto allo stesso tragitto andata e ritorno in aereo e alloggiando in un albergo (235kg di CO2).

Il turismo, in generale, ha un impatto molto alto sull’ambiente, a partire dai trasporti, che rappresentano il 75% delle emissioni legate al turismo. Secondo i dati ISPRA, tra il 2000 e il 2023 il consumo di energia elettrica nel settore turistico in Italia è cresciuto del 32,3%. Anche se, bisogna riconoscere, c’è stato un notevole efficientamento energetico delle strutture ricettive. Anche i consumi idrici sono più lascivi durante le vacanze, oltre al fatto che si generano più rifiuti e si ha meno a cuore la loro differenziazione.

Il caso di Venezia: tra turismo di massa e location esclusiva per miliardari

Venezia è diventata un caso emblematico per la gestione del turismo di massa e, al contempo, per la progressiva trasformazione del turismo a fenomeno di discriminazione classista. La città sulla laguna veneta ha già vietato l’attracco di grandi navi nel 2021 e, dal 2024, sta sperimentando il ticket di accesso al centro città.

Anche quest’anno il ticket sarà obbligatorio per 54 giorni dell’anno, da aprile a luglio, al costo di cinque euro (dieci senza la prenotazione anticipata). Alcune persone sono esentate dal pagamento, come chi risiede nella città o chi vi studia.

Il caso di Barcellona

Barcellona è stata tra le prime, se non la prima città che ha reagito in modo muscolare al fenomeno del turismo di massa. “No tourists” “tourist, you are not welcome” “tourist free area” sono solo alcune delle scritte sui cartelli sparsi in tutta la città catalana, dai balconi delle case agli ingressi dei locali. Il malcontento di cittadini e cittadine è stato in parte ascoltato. Entro il 2029, infatti, tutti i gli Airbnb della città dovranno cessare la loro attività.

Forse, chi potrà visitare nuovamente Barcellona sarà soltanto chi si potrà permettere un hotel di lusso, poco visibile e molto esclusivo? E se i blocchi, invece di contenere il turismo, lo stessero ulteriormente monetizzando, rendendolo appannaggio delle classi più ricche? 

Un esempio di questo fenomeno di “arricchimento” del turismo è anche quello di Corfù. Nel 2024 i turisti sull’isola greca sono aumentati del 7% rispetto all’anno precedente, superando i 2 milioni. Per questo, le autorità hanno deciso di attrarre più visitatori ricchi, aumentando i voli diretti ad alto prezzo e costruendo strutture ricettive a cinque stelle.

Turismo sostenibile o turismo di classe?

Certo, non è giusto pensare che con pochi soldi chiunque possa ottenere tutto ciò che vuole senza alcuna conseguenza, compreso un biglietto low cost per un fine settimana a Barcellona, Berlino o Parigi. Anche perché, alla fine, il conto si paga in un altro modo. Per esempio con il recente rincaro dei prezzi, ormai proibitivi per qualsivoglia tipo di viaggio, persino nelle vicinanze di casa.

Il costo ambientale, poi, è ormai evidente, con spiagge, mari, montagne invivibili a causa di rifiuti e inquinamento, oltre ovviamente all’aumento inesorabile delle temperature. Inoltre, le persone locali hanno superato la soglia di sopportazione nei confronti dei turisti, avviando una feroce lotta tra “poveri” davanti alla quale i più ricchi mangiano i pop-corn nei loro hotel di lusso.

Non per questo, però, bisogna cadere in una dinamica classista, che premia chi ha più soldi, a scapito di una selezione basata sul turismo sostenibile. Perché, se è vero che, talvolta, chi ha più possibilità economiche ha anche più potere decisionale sul tipo di turista che vuole essere, ricordiamoci che l’1% più ricco del pianeta impatta sull’ambiente quanto i due terzi dell’intera umanità. La linea di separazione è difficile da valutare, se non con un lungo cambiamento culturale.

Nel frattempo, gli/le abitanti di Barcellona continuano le proteste, sparando con pistole ad acqua sui turisti accomodati nei dehor del centro.

Il caso Bezos

Il multimiliardario Jeff Bezos è un esempio lampante di come il turismo stia diventando classista. Pagando un prezzo che, per chi ha un reddito medio, è l’equivalente di un caffè, il fondatore di Amazon ha potuto bloccare una grande parte della città di Venezia, portando più disagi che benefici. È stata già sbugiardata la ministra del turismo Daniela Santanché, la quale ha affermato che il matrimonio di Bezos ha portato quasi un miliardo di euro di introiti alla città. In realtà, gran parte di quel denaro è solo fittizio, poiché deriva dalla stima dei nuovi flussi turistici derivanti dall’impatto mediatico e, quindi, “pubblicitario” che le nozze di Bezos avrebbe avuto per la città. Una pubblicità di cui Venezia non ha bisogno, vista la necessità del ticket di ingresso.

Come scrive Pagella Politica, «il matrimonio di Bezos ha certamente avuto un impatto sull’economia veneziana, ma molto inferiore ai 957 milioni di euro rivendicati da Santanchè. Quella cifra è composta quasi interamente da una stima pubblicitaria, che non corrisponde a ricchezza reale già prodotta. E non tiene conto né della fama preesistente di Venezia, né dei possibili effetti negativi legati a questo tipo di eventi di lusso»

Bezos, al contrario, ha contribuito ad estremizzare e pubblicizzare l’idea che Venezia sia una città-palcoscenico ad uso e abuso delle persone, priva di identità propria. Uno sfondo e location in cui mettere in mostra se stessi, più che valorizzare la città, le sue persone e la sua storia.

Fallimento o vittoria capitalista?

Una soluzione veloce ed efficace al fenomeno del turismo di massa non esiste, se non, come già detto, iniziando un lungo percorso di consapevolezza e messa in pratica del turismo sostenibile. Serve poi cambiare un sistema che ha sì creato benessere, ma che sta dando il suo violentissimo colpo di coda. Resta da capire se, con questo ennesimo fallimento sociale del turismo di massa, il sistema capitalistico si stia autofagocitando o si stia soltanto mantenendo in vita, mentre aspetta (e ci fa aspettare) la prossima fruttuosa moda.

Articolo a cura di Iris Andreoni

Immagine di copertina via Unsplash

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