Stati Uniti: Congresso al lavoro per la legge sul “Gun Control”

Si intravede uno spiraglio per un piano di sicurezza sulla detenzione di armi: “insufficiente” per i Democratici ma sarebbe il primo accordo bipartisan in 30 anni.

Importanti passi nella giusta direzione”: così il Presidente Joe Biden ha salutato l’accordo tra Repubblicani e Democratici sul “Gun Control” – la misura sul controllo della sicurezza delle armi nel Paese che, si spera, diventerà presto legge. Un programma nato dopo le recenti stragi di Buffalo, New York e Texas, che hanno scatenato pressione e sdegno di larga parte della popolazione statunitense. Sabato 12 Giugno, infatti, decine di migliaia di persone hanno manifestato in strada nelle 450 “March of our lives” organizzate in tutto il Paese per chiedere un intervento concreto che regoli l’utilizzo delle armi a livello federale.

Al grido di “Non uno di più” e “Agire! La paura non deve avere posto nelle nostre scuole” attivisti, studenti e cittadini non organizzati hanno richiamato l’attenzione di una classe politica che, ad oggi, è stata troppo influenzata dalla lobby delle armi per prendere le corrette decisioni.

E lo stesso Biden ha anche sottolineato come i contenuti della trattativa sul Gun Control rappresentino una scossa alla situazione ma non siano certamente risolutivi a lungo termine. “Non è quanto ci aspettiamo – ha sostenuto il Presidente – ma sarebbe l’intervento legislativo sulla sicurezza delle armi più significativo degli ultimi decenni”. Mentre i precedenti tentativi di legiferare in materia sono nati sempre per mano dei democratici per poi essere frustrati dai repubblicani, questo disegno conta appoggio bipartisan: 10 senatori per parte lo hanno appoggiato, per cui il solito ostruzionismo conservatore sembrerebbe scongiurato.

Presentata a grandi linee, la legge sul Gun Control si focalizza sulla limitazione all’accesso delle armi. Ciò si traduce in una maggiore attenzione sulle detenzioni illegale, su eventuali precedenti penali dei compratori di età inferiore ai 21 anni, su finanziamenti per la sicurezza delle scuole (troppo spesso luoghi di stragi) e ai servizi di salute mentale per aumentare i controlli sui detentori. Sarà possibile per singoli cittadini e per la polizia locale segnalare eventuali individui potenzialmente pericolosi al fine di farne revocare la licenza.

Interessante, inoltre, la possibilità di segnalazione di precedenti per maltrattamento e violenza di genere: quanti si siano macchiati di tali crimini – ad esempio ex-mariti o ex-fidanzati con ordine di allontanamento – saranno interdetti dall’acquistare armi. Il Gun Control, tuttavia, non affonda il colpo. Nonostante le restrizioni, è ancora possibile comprare fucili di assalto e caricatori di ingente portata e non è stato introdotto un divieto di vendita di semiautomatiche a minori di 21 anni.

Il leader della maggioranza al Senato Chuck Schumer, democratico, si è detto “Soddisfatto” degli sviluppi che sta prendendo la situazione e augura un’ulteriore accelerazione verso l’approvazione definitiva del Gun Control. Mentre per il leader della minoranza repubblicana al Senato, Mitch McConnell, si tratta di una dimostrazione di “Dialogo e cooperazione tra le parti” su un tema da sempre luogo di scontro.

Chi trarrà maggior vantaggio dai limiti di questo accordo è la National Rifle Association of America (NRA), lobby che dal 1975 difende il diritto ad armarsi e che incanala i propri fondi verso i legislatori, influenzandone le scelte: parliamo di 3 milioni di dollari all’anno investiti per il favore della politica. Sull’attuale testo la NRA non si è sbilanciata, facendo solo sapere che si esprimerà sulla versione rilasciata e approvata.

Per gli Stati Uniti la questione “detenzione armi” è qualcosa di culturale: il Secondo Emendamento della Costituzione ne riconosce il diritto da parte dei cittadini per “La Sicurezza di uno Stato libero”. Su queste basi, ne è emerso un quadro monstre: il Paese conta 1,5 milioni di vittime da arma da fuoco tra il 1968 e il 2017: un tasso superiore a quello registrato durante la Guerra d’Indipendenza del 1775 ed a quello degli altri, numerosi, conflitti in cui il Paese è stato coinvolto.

E i numeri continuano a salire: nel 2020 c’è stato un aumento del 25% rispetto al quinquennio precedente e del 43% se paragonato al 2010. Secondo dati del CDC, nel 2020, infatti, oltre 45 mila americani sono stati uccisi da un’arma da fuoco: suicidi nel 54% dei casi e omicidio nel restante 46%. Chi si toglie la vita, lo fa scegliendo una pistola o un fucile nel 79% dei casi. Con questi numeri, si parla di 53 persone uccise ogni giorno da un’arma da fuoco.

Al netto del clamore delle manifestazioni che spesso hanno luogo in seguito a stragi o eventi drammatici – come l’uccisione dei 19 bambini e dei 2 insegnanti alla scuola elementare di Uvalde del mese scorso – l’opinione pubblica non è omogenea rispetto all’opportunità di un intervento in materia. Un sondaggio di Gallup ha rivelato che nel 2020 gli americani sono stati meno critici sul possesso di armi da fuoco rispetto al 2014: solo il 52% degli americani vorrebbe leggi più severe, mentre il 35% ha affermato che dovrebbero rimanere le stesse. L’11% degli intervistati, inoltre crede che le norme dovrebbero essere meno rigide.

Per la classe politica lo studio Gallup rispecchia il già conosciuto schieramento bipartisan tra repubblicani e democratici ma evidenzia come tra questi ultimi la volontà di leggi più severe sia quasi unanime (91%) mentre tra i conservatori sarebbe a favore solamente il 24%, rivelando maggiore eterogeneità di vedute al proposito.

Durante la sua presidenza, Biden ha parlato del Secondo Emendamento facendo presente che “Il diritto degli americani a detenere e portare armi” non sia da intendersi “in senso assoluto” e soprattutto che non sia un diritto “Detenere e portare qualsiasi arma in qualsiasi modo e per qualsiasi scopo“.

Sara Gullace

Immagine di copertina via instagram.com/marchforourlives

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