“Cadere” di Lola Lafon: le violenze che piombano nel silenzio

“Cadere” di Lola Lafon lascia, dopo averlo letto, l’amara consapevolezza di vivere in una società in cui è più facile silenziare la violenza, invece di darle voce.

Cadere” è il quinto romanzo della scrittrice Lola Lafon, cresciuta tra Bucarest, Sofia e Parigi. Pubblicato da Edizioni E/O, fa parte della collana “Dal mondo”, con la traduzione di Silvia Turato.

Nella Francia degli anni ’80, Cleò è una ragazzina di 13 anni che sogna di fare la ballerina. Il suo futuro, per lei, è già deciso e nella danza impiegherà tutte le sue forze ed energie. Nata in una famiglia modesta nella periferia parigina, decide di iscriversi ad un centro di aggregazione giovanile per studiare danza. Qui, proprio alla fine di una lezione, incontra Cathy.

In Cathy, Cleò vedrà solo la luminosa possibilità che le offre: una borsa di studio per realizzare il suo sogno. La Fondazione Galatea, infatti, offre a ragazze talentuose borse di studio per poter approfondire gli studi in ciò che più desiderano.

Cleò è affascinata da quella signora di classe, intelligente ed elegante che si offre di farle da mentore. L’obiettivo è la realizzazione di un dossier, una sorta di curriculum, da presentare alla giuria della Fondazione. Quel che Cleò non sa è che seguendo Cathy finirà dritta in un incubo che conserverà dentro di sé per tutta la vita. Una trappola sessuale in cui cadranno, insieme a lei, decine di altre ragazze trai i 12 e i 15 anni, tra il 1984 ed il 1994.

Una rete di vite danneggiate che si intrecciano e si snodano nelle pagine del romanzo di Lola Lafon. Anime ferite che resteranno rotte e che, fragili, proseguiranno la loro vita, diventeranno adulte, avranno famiglia.

Circondate da persone che, forse, non conosceranno mai il segreto che custodiscono. Il loro senso di colpevolezza che pesa sul petto come un macigno, voci inascoltate come lo sono ancora oggi, molte vittime di violenza.

Perché denunciare e raccontare resta un atto difficile: il dolore viene banalizzato, i racconti vengono ritenuti non veritieri, alle vittime non viene creduto.

Quello che Lafon mette silenziosamente in risalto è la società che non comprende il silenzio perché non ascolta:

Erigiamo a icone donne che “non si lasciano fare”. La nostra bulimia di eroismo è il segno distintivo di una società di spettatori inchiodati alla sedia, schiacciati dall’impotenza. La fragilità è diventata un insulto.

Anche il sistema Galatea, infatti, non diceva niente di diverso: “che vinca la migliore” il motto per incitare le selezionate in corsa per la borsa di studio.

Un sistema basato sulla forza, sul potere, un sistema patriarcale.

Ci sono voluti circa trent’anni perché ciò che succedeva con la Fondazione Galatea venisse a galla. Verrà aperta un’indagine e verrà fatto un documentario a testimonianza dell’accaduto.

Ma se a riconoscere che quelle violenze sessuali sono accadute ci sono volute decine di anni, per le vittime non basterà una vita intera a dimenticare e perdonare sé stesse. A spazzare via la vergona e il rimorso per ciò che è stato vissuto.

In assenza di perdono, lascia che sia l’oblio.

– Alfred De Musset

Giada Giancaspro

Cadere

Edizioni E/O

pp. 304 € 18,00

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