Indagine Istat su LGBTIQ+ e lavoro: un quadro allarmante su cui bisogna agire immediatamente

Il commento di Gianmarco Capogna, portavoce nazionale LGBTIQ+ di Possibile, sui risultati di un’indagine sulle discriminazioni sul luogo di lavoro per le persone LGBTIQ+.

Il quadro descritto dall’indagine di ISTATUfficio Antidiscriminazioni Razziali – Presidenza del Consiglio dei Ministri è molto allarmante: conferma le discriminazioni che le persone LGBTIQ+ affrontano in Italia. Il 20% delle persone che hanno preso parte alla raccolta dati ha dichiarato di aver subito discriminazione sul luogo di lavoro e oltre il 68% si dice fortemente intimorito dalla possibilità di essere vittima di violenze e molestie nella vita quotidiana.

Di fronte a tutto questo si sente fortissima la mancanza di leggi nazionali e di strategie in grado di assicurare diritti, sicurezza, lavoro. Perché diritti civili e sociali viaggiano sempre insieme. Sembra quasi scontato dirlo e, invece, è importantissimo ribadirlo. Non ci si può più nascondere dietro il fatto che per la politica ci siano sempre altre priorità. La vita delle persone LGBTIQ+ sono una priorità perché la loro, nostra, integrità, come anche la nostra dignità è costantemente messa in discussione, sotto attacco da fenomeni di LGBTIfobia che esistono e si rafforzano a fronte del vuoto normativo.

È particolarmente urgente riprendere la discussione interrotta con il voto della tagliola al DDL a prima firma Alessandro Zan e approvare, quanto prima, una legge contro ogni forma di odio e discriminazione che possa poi allargare quelle tutele e le politiche attive anche nel mondo del lavoro e in relazione a tutti gli altri diritti sociali che caratterizzano l’esistenza di tuttǝ noi.

Non si può rimandare ancora un’azione politica seria in tal senso. Va costruito un tavolo nazionale, sulla base di una strategia quadro, capace di mettere insieme realtà LGBTIQ+ e sindacati per dare avvio formalmente ad una riflessione ampia che unisca formazione, lavoro e sicurezza e che si concretizzi in politiche capaci di cambiare davvero la nostra vita e il nostro Paese.

Un passo avanti è stato fatto recentemente con l’inserimento nel nuovo Contratto Collettivo Nazionale per la Pubblica Amministrazione dell’identità alias per le persone trans* anche se con un limite evidente, quello della richiesta della documentazione medica che abbraccia ancora una visione medicalizzata e patologizzante che va, invece, abbandonata dando seguita alle indicazioni internazionali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha già ampiamente ribadito come la transizione di genere non sia più considerata come patologia ma come variante naturale dell’identità.

In ogni caso è il momento di mettere in piedi strumenti chiari per evitare che questi dati Istat si ripetano e per fare di tutto per diminuirli offrendo a tuttə noi pari diritti e dignità senza che l’orientamento sessuale o l’identità, ma anche l’origine etnica e la disabilità, siano barriere per il pieno sviluppo della persona umana, nella vita privata come in quella pubblica. Proprio come dice la nostra Costituzione.

di Gianmarco Capogna, portavoce nazionale LGBTIQ+ di Possibile

Immagine di copertina via vanityfair.it

Gianmarco Capogna

Classe 1989, sono laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali con una specializzazione in politiche europee di non discriminazione. Attivista queer e transfemminista, mi occupo da oltre dieci anni di battaglie LGBTIQ+ e di parità con un’attenzione particolare nei confronti delle rivendicazione delle persone trans*. Mi piace la politica intesa come impegno per portare avanti battaglie per migliorare il nostro Paese, specialmente quelle di cui nessuno parla mai per dare voce alle persone invisibili. Sono il Portavoce Nazionale della campagna Possibile LGBTI+, che è anche full member di ILGA World. Nella vita mi occupo di progetti di formazione, in ambito sociale, culturale ed educativo. Su Twitter @gmarcoc

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