I Top & Flop della Serie A: il girone di andata

Le pagelle della nostra redazione sportiva sui migliori e peggiori team e giocatori di tutto il girone di andata della Serie A 2021/2022.

TOP TEAM: INTER

Dopo la conquista del 19° scudetto targato Antonio Conte, l’estate nerazzurra si è incredibilmente tramutata in un vero e proprio incubo per i suoi tifosi. Un violento tsunami si è abbattuto su Appiano Gentile minando, addirittura, la credibilità e la sostenibilità del progetto tecnico avviato con Conte (proprio ora che aveva appena iniziato a dare i suoi primi frutti prelibati). Il club di Suning è stato costretto, per varie ragioni (divergenze di obiettivi tra proprietà e staff tecnico, esigenze di bilancio, gravi infortuni), a dire addio ai vari: Conte, Oriali, Lukaku, Hakimi ed Eriksen. La più grande fuga di big mai vista in Italia in una sola sessione di mercato, tanto che gli addetti ai lavori erano tutti concordi nel presagire una stagione di frustrante transizione per la squadra appena laureatisi campione d’Italia.

La dirigenza di Viale della Liberazione, però, ha messo in mostra ancora una volta le sue straordinarie qualità manageriali riuscendo a centrare sia gli obiettivi economico-finanziari sia quelli sportivi. L’artefice di quello, che ad oggi, potremmo definire un vero miracolo sportivo è Simone Inzaghi. Al tecnico di Piacenza va il grandissimo merito di aver convinto chiunque circa la bontà del suo progetto tecnico-tattico. Dopo un debutto favoloso contro il Genoa (4-0), il Biscione ha avuto nella prima parte del girone di andata un andamento altalenante in termini di continuità di risultati. Badate bene, però, solo i risultati non sono stati continui, perché la prestazione della Beneamata è risultata sempre brillante e divertente.

Forse come non mai, in tutta la storia del club. La svolta è giunta alla 13ª di campionato contro il Napoli di Spalletti (vittoria spettacolare per 3-2 sui partenopei). Da lì in poi, gli Inzaghi boys hanno inanellato sette successi di fila consecutivi conquistando il titolo di “Campione d’Inverno”, con un turno di anticipo. Il tecnico piacentino, ha inculcato alla squadra la filosofia del “vincere e convincere”. I campioni d’Italia hanno, infatti, mostrato una netta supremazia sugli avversari in termini di qualità del gioco espressa. Un gioco avvincente ed innovativo che si basa su una “offesa ad oltranza”, senza rinunciare però ai necessari equilibri tattici: per dirla alla Arrigo Sacchi “la massima esaltazione del collettivo”. L’Inter si presenta come un’orchestra polifonica perfetta guidata da un grande direttore: l’ex tecnico della Lazio. Un pò di numeri per testimoniare lo strapotere tecnico dell’Inter in questa prima metà di campionato: 7 successi di fila nelle ultime gare (e 6 clean sheet consecutivi), miglior attacco con 49 gol (104 nell’anno solare, altro record storico del club), seconda miglior difesa con 15 gol al passivo (il Napoli è a quota 14), 14 vittorie, 4 pareggi ed una sola sconfitta.

La sfida che dovrà affrontare il tecnico nerazzurro, sarà quella di perpetuare fino al termine della stagione il c.d. “inzaghismo” (traduzione nostrana di “guardiolismo” o “tiki taka”). Il calcio ultra-offensivo di Inzaghi (fatto di triangolazioni di prima, possesso palla, dominio territoriale, movimenti armonizzati, con lo schieramento di almeno 7-8 giocatori sempre attivi sopra la linea della palla), è la miglior arma per centrare il tricolore al primo anno (finora impresa riuscita in nerazzurro a gente del calibro come: Foni, Invernizzi e Mourinho). Un scudetto che varrebbe la seconda stella. Cantava il grande Edoardo Bennato: «Seconda stella a destra, questo è il cammino E poi dritto fino al mattino…». L’Inter deve appunto proseguire sempre dritto lungo la nuova via calcistica tracciata dal vate di Piacenza. Un cammino che attualmente vale non solo il primato in Serie A (al giro di boa), ma anche il pass agli ottavi di Champions League, con un turno di anticipo (obiettivo centrato dopo 10 anni). In Champions, i nerazzurri affronteranno in una doppia supersfida il grande Liverpool di Klopp, Salah e Mané. VOTO: 9. A metà strada per arrivare alla seconda stella: si lavora per entrare nella storia del club nerazzurro. INTER-MINABILE.

FLOP TEAM: JUVENTUS

Doveva essere la stagione del riscatto in Italia ed in Europa, dopo le deludenti annate sotto la gestione di Sarri e Pirlo. Per far questo, la Vecchia Signora ha deciso di comprare sul mercato i preziosi servigi del Comandante Allegri. Il tecnico livornese è ritornato a Torino, sponda bianconera, letteralmente come un “Salvatore della Patria” capace di incarnare perfettamente il ritratto dell’allenatore vincente. Senza dubbio, la stagione è cominciata con il trasloco di Sua Altezza Cristiano Ronaldo dall’Allianz Stadium di Torino all’amato Old Trafford di Manchester. Una circostanza che la proprietà e la dirigenza juventina – con il parere favorevole di Allegri – hanno dovuto e voluto assecondare. Tutto questo, perché il nuovo corso delle Zebre ha deciso di puntare forte sui vari Morata, Chiesa, Dybala, Kean e Kulusevski: una scelta che, tuttavia, ad oggi non si è del tutto rivelata in linea con le aspettative di rendimento ipotizzate da società e staff tecnico. A ciò si aggiungano gli effetti di alcune scelte di mercato discutibili: basti pensare, ai vari Arthur, Rabiot, Ramsey, Kulusevski e, ora, anche Locatelli (quest’ultimo voluto a tutti i costi da Allegri).

Al giro di boa, la Juventus si piazza in 5ª posizione a ben 12 punti dall’Inter: un distacco troppo siderale. Una brutta classifica per le speranze di rinascita juventine, oltre che per le importanti campagne di acquisto effettuate dalla proprietà bianconera nelle ultime stagioni. In primo luogo, appare evidente l’assenza di un centrocampo di grande qualità. Locatelli, nei piani di Allegri e della dirigenza torinese, avrebbe dovuto prendere il timone della squadra guidando la nave bianconera verso lidi tranquilli. In realtà, Locatelli si è rivelato un giocatore attualmente non adeguato allo scacchiere tattico disegnato da Allegri. Manca, quindi, il Pjanić o il Pirlo di turno. L’altro grande tallone d’Achille è rappresentato dall’attacco. Allegri necessita di un bomber di sicura prolificità: un centravanti d’area vero, che sia affidabile e a cui la squadra possa appoggiarsi nei momenti di grande difficoltà. La performance del reparto offensivo bianconero collezionata in questa prima parte di campionato ha messo in luce la forte dipendenza della squadra dalle giocate di CR7 delle passate stagioni. Come negli ultimi anni, anche in questo torneo la manovra della compagine bianconera non è mai apparsa fluida, dinamica ed organizzata. La spettacolarità del gioco, poi, resta ancora una chimera.

Negli ultimi 5 incontri, la Juve ha inanellato 5 risultati positivi (4 vittorie ed un pareggio). Un cammino che lascia sperare in un deciso cambio di passo per la seconda metà di stagione: quella più decisiva. Quindi, nel 2022 sarà doveroso continuare a macinare risultati positivi per accorciare il più possibile la classifica sperando di arrivare al rush finale di stagione nelle condizioni di giocarsi l’accesso alla “Coppa dalle grandi orecchie”. Se poi fossero vere le voci di mercato secondo cui sarebbero imminenti gli arrivi alla corte di Allegri di uno tra i vari Icardi, Cavani e Martial, allora la mission bianconera sarebbe più “possibile” che “impossible”. Per Allegri e il suo staff, la Juventus è oggi ancora un cantiere aperto. Al momento, l’unica nota positiva è stata il passaggio agli ottavi di Champions, da prima classificata nel girone H (ove militava il Chelsea, campione d’Europa in carica). Una posizione che, ai sorteggi, ha fruttato un fortunato abbinamento: Villareal (o almeno confidiamo che possa esser tale). VOTO: 5. Si tenta il tutto per tutto, pur di scongiurare quella che potrebbe diventare la peggior stagione dell’ultimo decennio juventino: l’anno della mancata qualificazione alla Champions League. PAROLA D’ORDINE: RIMONTA.

TOP PLAYER: VLAHOVIC-CALHANOGLU

A metà stagione, il primato di top player viene condiviso ex-aequo da Dusan Vlahovic e Hakan Calhanoglu. Il bomber viola continua a far sognare i tifosi e ad attirare le sirene di mercato dei grandi club europei. Al momento, l’attaccante serbo comanda la classifica marcatori della Serie A con ben 16 reti (di cui 5 su penalty) in 19 presenze. Un ruolino di marcia da grande campione. Proseguendo su questa scia positiva, rischiamo che questo autentico gioiello possa presto emigrare verso palcoscenici calcistici d’élite. Ormai il ventunenne centravanti della Fiorentina è una deliziosa certezza. Ha il fiuto del gol nel sangue e vive per il gol. Un bomber implacabile e tecnicamente molto valido. VOTO: 8. Quando comincia a segnare non si ferma più.  GOLEADOR.

Aveva il compito di sostituire Eriksen. Un’impresa difficilissima. E, soprattutto, doveva farsi perdonare dai suoi nuovi tifosi il recente passato in rossonero. Hakan Calhanoglu, dopo un inizio di campionato in sordina, si sta rivelando un grandissimo acquisto “a costo zero” effettuato dai nerazzurri. Il fantasista turco ha accettato di buon grado il nuovo ruolo di doppio playmaker (insieme a Marcelo Brozović) affidatogli dal Mago Inzaghi. Il regista di Mannheim sta letteralmente incantando la platea dei tifosi con giocate di alta classe e con filtranti, assist, calci piazzati e gol meravigliosi. Basti pensare che insieme al compagno di reparto Barella, Hakan guida la testa della classifica degli assist (7). Inoltre, ha già realizzato 6 gol. Niente male, per un centrocampista che non solo crea gioco, ma ora, ha imparato anche a difendere a tutto campo in fase di non possesso. VOTO: 8. Scommessa vinta dall’Inter e grande rimpianto Milan. MAMMA LI TURCHI.

FLOP PLAYER: LOCATELLI

La mezzala ammirata a Sassuolo è solo un lontano ricordo. Sembra non avere il “physique du role” del play-maker. Doveva essere il trascinatore della nuova Juventus, l’anima della squadra, l’uomo a cui i compagni potevano sempre contare di dare la palla nelle situazioni di difficoltà. Tutto ciò si è verificato di rado. Molto di rado. Da parte sua, è necessario un cambio di approccio. Deve, infatti, imparare a trovarsi sempre di più nel vivo del gioco e a saper trasmettere il pallone di prima. Da lui ci si attendono giocate, lanci e filtranti capaci di mettere la punta davanti al portiere avversario. Queste spesso sono doti, che difficilmente possono essere acquisite senza una naturale inclinazione. Tuttavia, per provare a far ciò occorrono determinazione, convinzione e moltissimo lavoro. Farebbe bene a studiare i movimenti dei suoi predecessori Pirlo e Pjanić. Soprattutto, dovrà imparare a pensare velocemente ed a giocare ancora più rapidamente. VOTO: 5. Da lui Allegri pretende qualità e quantità: ma prima di tutto qualità. CERCASI IL LOCATELLI DI SASSUOLO.

Francesco Ciavarella

Immagine di copertina via facebook.com/InterClubIlirida1908

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