Il Ministero per la Disabilità è tutt’altro che inclusivo

Perché il ritorno del Ministero per la Disabilità è, ancora una volta, un grave errore

Ho “scritto” nella mia testa questo pezzo più e più volte nel corso degli ultimi giorni, da quando il neo Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha pronunciato le parole “Ministero per la Disabilità” dopo il suo colloquio con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Nel frattempo, durante lo scorso fine settimana, sempre più persone hanno detto la loro sulla funzione di questo nuovo dicastero. Nuovo si fa per dire, perché già nel primo governo Conte, quello con M5s e Lega, il Ministero  Disabilità era stato creato (insieme a quello per la Famiglia) salvo poi svanire nella seconda esperienza dell’ormai ex Presidente del Consiglio, vale a dire l’Esecutivo con M5s e PD.

Oggi, in piena pandemia e con un governo trasversale, torna, sempre a guida Lega, un Ministero che in teoria potrebbe assolvere a diversi importanti compiti, ma che in realtà invece di essere inclusivo, sembra ghettizzare migliaia di persone che non solo fanno parte del mondo esattamente come tutte le altre, ma le cui problematiche e difficoltà hanno a che fare con ogni aspetto della nostra società e quindi, con ogni altro Ministero esistente, a partire da quello della Salute.

Già nel 2018 furono molte le perplessità riguardo all’utilità di un ministero dedicato esclusivamente alle disabilità, come dichiarò Andrea Silvestrini, vicepresidente dell’ANIEP, l’Associazione Nazionale per la promozione e la difesa dei diritti delle persone disabili, sottolineando che “la persona disabile non viene considerata uguale agli altri” e che “deve stare confinato per forza in famiglia” quando “ci sono tanti ragazzi in carrozzina autonomi, che vivono per conto loro in piena libertà e indipendenza”.

Personalmente concordo con Iacopo Melio, consigliere regionale Pd della Toscana e fondatore della Onlus #Vorreiprendereiltreno, quando nella sua lettera a la Repubblica dice che l’istituzione per la seconda volta di un Ministero per la Disabilità “normalizza un approccio che qualcuno, nell’anno della speranza, continua a sporcare di carità retrograda anziché di tutele sociali concrete”.

E dice il giusto secondo me anche Carlo Giacobini, direttore del Centro per la Documentazione legislativa UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), su Vita.it parla del ritorno del Ministero per la Disabilità, come di un “ritornello stanco”, perché, come evidenzia, “la grande assente nel disegno strategico sia la trasversalità della disabilità. Essa dovrebbe permeare ciascuna missione perché l’esclusione riguarda tutti gli ambiti della vita, della società, della quotidianità”.

Inoltre, quello per le Disabilità, così come già successo nel primo Governo Conte, è un ministero senza portafoglio, vale a dire senza la possibilità di disporre di un bilancio autonomo, come venne ricordato nel 2018 da Finestraperta.it: all’epoca furono stanziati 300 milioni di euro per il triennio 2019-2021 “per la gestione dei fondi per il diritto al lavoro delle persone disabili, per le non autosufficienze, per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare, per il sostegno del ruolo di cura e di assistenza del caregiver familiare”.

Probabilmente, come sottolineò nel 2019 Salvatore Nocera, Presidente nazionale del Comitato dei Garanti della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), la “nomina di un Sottosegretario situato presso la Presidenza del Consiglio” non avrebbe costituito “una forma di ghettizzazione, ma anzi diviene un punto di riferimento e di coordinamento interministeriale i cui effetti, quindi, si ripercuotono su tutto il Governo e di necessità sui singoli Ministeri”.

La questione come sempre è legata sia alla salute che al sociale, e la politica dovrebbe fare in modo di essere davvero vicino alle persone disabili, invece di allontanarle, isolandole dal resto della società. Quello che mi auguro, da cittadino e da disabile, è che tutte le forze in campo in questo neonato governo facciano in modo di non escluderci, perché l’uguaglianza è un diritto inalienabile e chi soffre necessita di sentirsi come gli altri, non di essere messo in un angolo perché si pensa che non sia possibile farcela da soli. Si tratta di diritti civili, si tratta di diritti umani.

Graziano Rossi

Immagine di copertina via Unsplash

Potrebbero interessarti anche...

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: