Il cibo può agire contro il cambiamento climatico?

Al giorno d’oggi, è impossibile parlare di cibo o di agricoltura senza includere nel discorso anche il cambiamento climatico. L’agricoltura è sia un importante fattore di questa problematica che un settore colpito. Il nostro sistema alimentare è responsabile del 35% delle emissioni globali ogni anno

Il cambiamento climatico danneggia la sicurezza alimentare in diversi modi. Può ridurre la quantità di cibo prodotto a causa delle modifiche locali al clima (temperature più alte, andamenti diversi delle precipitazioni, molti più eventi climatici estremi) o della perdita di terreni dovuti all’innalzamento del livello dei mari. Può anche apportare cambiamenti nei nutrienti dei cibi.

Tutti devono mangiare. Questo è il mantra di molte aziende dell’industria alimentare e delle bevande. Sembra molto semplice. Eppure, negli ultimi anni, e specialmente nel 2020, mangiare sta diventando sempre più difficile di quanto avremmo mai potuto pensare. I disservizi sulla filiera alimentare, dal suo inizio alla sua fine, stanno rendendo il compito di nutrire le masse più complicato. La pandemia del COVID-19 ha fatto sì che le persone di ogni ceto sociale mettessero in dubbio il lavoro dell’industria alimentare.

È necessario perseguire, con nuovi metodi, l’obiettivo di assicurare la disponibilità di cibo non solo in tempi di crisi, ma anche in circostanze normali. La popolazione mondiale continua a crescere e ci saranno altre problematiche che interromperanno la filiera. Il cambiamento climatico è un disagio che sta colpendo l’industria alimentare e delle bevande e si può dire che sia la più grande minaccia a tutta la sostenibilità alimentare. Quando la gente pensa a questa problematica, si concentra solamente sugli eventi meteorologici e sul riscaldamento climatico. Ma se si legge bene la definizione di “clima”, è chiaro che bisogna considerare altri fattori che esulano dal guardare fuori dalla finestra e dal controllare la temperatura.

Esistono vere soluzioni a lungo termine per il cambiamento climatico?

Riscaldamento globale, gas serra, emissioni di carbonio, la normale evoluzione della Terra e i comportamenti dei consumatori: tutto contribuisce al cambiamento climatico. Tutti parlano di limitare le emissioni di gas serra e carbonio, ma lo fanno davvero? Quasi ogni giorno, qualche agenzia del governo o società industriale annuncia nuove politiche per arrivare a utilizzare il 100% di imballaggi sostenibili entro questo e quell’anno. “La società X ha annunciato oggi che utilizzerà imballaggi completamente sostenibili entro il 2035”. Che significa? E nel 2035, tanto mica c’è fretta?! Ci sono altri programmi in via di definizione, ma la domanda è: sono semplicemente quelli che si definiscono “cerotti su una ferita da arma da fuoco”? Sono davvero soluzioni a lungo termine? Si stanno applicando abbastanza velocemente? L’utilizzo di veicoli elettrici potrebbe avere un grande impatto sul nostro clima, ma è solo un piccolo pezzo della soluzione per eliminare totalmente le emissioni di carbonio.

L’acqua da utilizzare per il consumo non agricolo è sempre più difficile da reperire a causa del cambiamento climatico. Il terreno si consuma e diminuiscono gli spazi coltivabili. Il processo di crescere e utilizzare bestiame diventa sempre più complesso e costoso, rendendo più appetibili i sostituti vegetali. Ma è davvero una soluzione a lungo termine se abbiamo già a disposizione pochissimo spazio coltivabile tradizionale? I consumatori sperano che, riciclando, aiuteranno a combattere il problema ma l’eco è minima. Inoltre, cambiare le loro abitudini alimentari influenza lo stesso il clima. La Terra stessa è costantemente in evoluzione geologica, nonostante ciò che gli umani facciano al pianeta.

L’influenza del cambiamento climatico

Il riscaldamento globale sta accelerando il cambiamento climatico e sta causando molte problematiche gravi. I poli della Terra si stanno riscaldando, il che influenza il permafrost, causando lo scioglimento dei ghiacciai e l’aumento del livello degli oceani. Ciò ha un impatto sui livelli dei mari, sui metodi di irrigazione e sulle temperature del territorio, che promuovono l’erosione. Temperature più alte del normale possono potenzialmente colpire la crescita di alcune coltivazioni in termini di produzione e anche di tempistiche. Il cambiamento climatico sta influenzando tutte le aree dell’agricoltura, l’ambiente e l’ecosistema totale. Il comportamento degli insetti si sta evolvendo e queste modifiche influenzano i raccolti. Le industrie agricole e alimentari si sono rese conte che è necessario attuare un “nuovo metodo” per crescere gli alimenti in ambienti che possono combattere tali cambiamenti.

L’agricoltura rigenerativa e l’agricoltura di precisione

Le iniziative sostenibili richiedono pratiche che conservino o migliorino la conservazione del terreno e la salute in generale. Due processi che funzionano in sintonia, l’agricoltura rigenerativa e quella di precisione, potrebbero effettivamente fornire una soluzione a lungo termine combinando le scienze ambientali e quelle agricole con la tecnologia. L’agricoltura rigenerativa va oltre la conservazione del suolo. È un processo che cerca di invertire gli effetti del cambiamento climatico. Il processo rigenerativo si concentra sul risanare il terreno, risolvere le problematiche idriche, invertire i cicli di carbonio, creare nuovi terricci e ambienti in crescita.

L’agricoltura di precisione, invece, ha come obiettivo aumentare le aree coltivabili e aumentare la produttività del territorio. Utilizza nuovi dispositivi tecnologici come servizi GPS, sistemi di controllo, strumenti di mappatura e le tecnologie a tasso variabile (VRT) per ottimizzare i raccolti. Questi nuovi sistemi di gestioni raccolgono dati che trasmettono ai coltivatori metriche preziose. Ogni aspetto dell’agricoltura, dal piantare al raccogliere, può trarre benefici da queste tecnologie emergenti. Ad esempio, le informazioni circa l’umidità del terreno sono inviate ad un computer che ne identifica segnali di salute o stress. In base a tali segnali, i coltivatori possono fornire acqua, pesticidi o fertilizzanti in dosaggi adeguati. Pertanto, l’agricoltura di precisione può aiutare a conservare le risorse e produrre raccolti più sani.

L’agricoltura climatica intelligente, che è un approccio per fare i conti con le nuove realtà del cambiamento climatico, è un altro metodo agricolo tecnologico. Questa pratica ottimizza i sistemi agricoli migliorandone la sostenibilità, il che porta a un miglioramento della sicurezza del cibo. La produzione alimentare ha fatto fatica a star dietro ai capricci del clima ed il livello delle risorse naturali si è assottigliato sempre di più, segnalando un bisogno di agire. Con questo nuovo approccio, i raccolti potranno adattarsi e aumenterà la produttività.

L’interesse nei nuovi metodi tecnologici

Il mercato del sistema alimentare rigenerativo ha suscitato l’interesse di molti dei gruppi di investimento. Inizialmente si sono concentrati sulla ricostituzione e sullo sviluppo del terreno e delle risorse idriche. Rinvigorire il terreno riduce l’utilizzo di acqua e, allo stesso tempo, produce risorse alimentari più forti e sempre più disponibili. Stanno anche emergendo versioni sotterranee ed idroponiche dell’agricoltura rigenerativa.

Questo tipo di tecnologie avanzate si stanno facendo strada nell’industria alimentare, agricola e delle bevande. I metodi di coltivazione tradizionale vengono sostituti dai metodi climatici intelligenti. Aree marginali come l’ottimizzazione della filiera e delle operazioni manifatturiere possono ricevere benefici “sostenibili” da questi nuovi metodi agricoli. La buona notizia è che l’agricoltura intelligente sta facendo progressi nel combattere il cambiamento climatico e nel rivoluzionare l’agricoltura in tutto il mondo.

L’agricoltura rigenerativa e quella di precisione sono indubbiamente due processi e filosofie fondamentali che vengono impiegati oggigiorno per aiutare tutte le industrie alimentari a combattere il cambiamento climatico e altri disagi alla filiera alimentare. Queste nuove tecnologie continueranno ad aiutre efficientemente le pratiche agricole. In più, ci saranno benefici di conseguenza anche per i processatori di cibo e i produttori che potranno accedere ai dati. Ciò migliorerà la comunicazione e potenzierà la tracciabilità a ogni livello della filiera attraverso operazioni, distribuzione e approvvigionamento. Questi dati permetteranno tutti i coinvolti nella crescita e nella produzione di cibo a comunicare meglio e permettere alla società di adattarsi a questi cambiamenti.

I dettagli sul cambiamento climatico

La problematica del cambiamento climatico è in primo piano dall’accordo di Parigi dell’ONU firmato nel 2015. L’obiettivo era limitare l’aumento medio globale della temperatura a 2°C sopra i livelli preindustriali, cercando di mantenere l’aumento sotto 1,5°C. Tale scopo era stato adottato da quasi ogni nazione della Terra.

Il ritmo dell’attività dei governi a riguardo è aumentato velocemente. Nel 2019, Regno Unito, Nuova Zelanda e Francia hanno varato leggi dove si impegnano a raggiungere emissioni zero entro il 2050. La Svezia si è data lo stesso obiettivo entro il 2045. Quest’anno Cina, Giappone e Corea del Sud hanno fatto promesse simili, nonostante i loro target devono ancora diventare legge.

La sfida di raggiungere emissioni zero è enorme, quindi l’azione pratica è una priorità. L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha dichiarato che entro il 2030 le emissioni dovranno ridursi del 45% rispetto al 2010 per intraprendere il giusto percorso verso lo zero. “È cruciale un progresso rapido”. Riuscire nell’impresa dipenderà nel sistemare le risorse energetiche, ridurre le emissioni degli elettrodomestici e dell’adeguamento degli edifici, così come fare progressi per permettere che la richiesta di energia si riduca di almeno un quinto, tornando ai livelli del 2006, nonostante l’esistenza di una economia globale più ampia.

Risanare il territorio per mitigare il cambiamento climatico

Il degrado del territorio rilascia gigatonnellate di gas nell’atmosfera e colpisce negativamente 3,2 miliardi di persone al mondo. Mettere in atto attività per risanare una parte dei 2 miliardi di ettari degradati potrebbe produrre e diffondere benefici, dalla sicurezza alimentare al sostentamento, alla pace e alla sicurezza tra le popolazioni urbane e rurali, sia nei Paesi in via di sviluppo che in quelli sviluppati.

Le zone degradate diventano improduttive e creano la necessità di liberare nuove aree. Di questo circolo vizioso ne fanno le spese gli ecosistemi che isolano il carbonio e la biodiversità che vi abita. La liberazione di più aree porta ad un aumento delle emissioni di gas serra e a meno spazi liberi che di solito smorzano la diffusione di malattie dagli animali all’uomo, come ad esempio il COVID-19.

Risanare le foreste, le aree asciutte e quelle umide e altri ecosistemi mitigherebbe il cambiamento climatico e riporterebbe in vita le difese della natura contro gli estremi climatici, come ad esempio le piogge intense o le maree. Il ripristino di 350 milioni di ettari di ecosistemi tra adesso e il 2030 farebbe rientrare 9 triliardi di dollari in servizi e rimuoverebbe fino a 26 gigatonnellate di gas serra dall’atmosfera. Tenete presente che queste cifre coprono solamente circa un terzo degli impegni di ripristino accordati.

Risanare la terra è uno dei pochi investimenti che produce effetti immediati: rallenta il cambiamento climatico, protegge contro le pandemie e migliora la sicurezza alimentare. Le soluzioni naturali potrebbero fornire fino a un terzo delle soluzioni climatiche entro il 2030, proteggere e risanare la biodiversità, aumentare la produttività agricola, creare posti di lavoro, migliorare la vita delle persone e ridurre la povertà. È un’opportunità troppo ghiotta da lasciarsi scappare.

 

Traduzione di Chiara Romano via ft.com, theafricareport.com, foodsafetytech.com, actionaidusa.org

Immagine di copertina via davidsuzuki.org

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