L’Africa è libera dalla poliomielite, ma si rimane vigili

Trent’anni di sforzi per debellare la poliomielite: è questo il grande risultato del continente africano. Tuttavia, non si può abbassare la guardia, bisogna continuare a vaccinare

L’Africa è finalmente libera dalla poliomielite dopo una campagna trentennale contro la malattia, che una volta paralizzava circa 75.000 bambini del continente ogni anno. Questa patologia, altamente contagiosa, è la seconda al mondo ad essere debellata. La prima è stata il vaiolo, 40 anni fa.

La polio, nota anche come poliomielite, è una malattia infettiva causata da un virus che attacca il sistema nervoso e causa la paralisi nei bambini. Si trasmette da persona a persona principalmente attraverso il contatto di materia fecale con la bocca. I bambini sotto i cinque anni sono più a rischio di contrarla di ogni altro gruppo.

Un’infezione su 200 porta a una paralisi irreversibile.

Tra coloro che ne soffrono, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che il 5-10% muoia a causa dell’immobilizzazione dei muscoli della respirazione. “Adesso le generazioni future di bambini africani potranno vivere liberi dalla poliomielite presente in natura”, ha dichiarato Matshidiso Moeti, direttore per l’Africa dell’OMS.

Si tratta di uno dei più grandi risultati verso la liberazione del mondo dal virus che causa questa disabilitante e, a volte, letale malattia. Solo in Afghanistan e Pakistan ci sono ancora alcuni casi, secondo quanto riportato dall’ARCC, l’African Regional Certification Commission for Polio eradication. “Oggi è una giornata storica per l’Africa. L’ARCC è lieta di annunciare che il continente ha soddisfatto con successo i criteri richiesti per la certificazione della eliminazione della poliomielite. Per quattro anni, nella regione non sono stati registrati casi”, ha dichiarato la professoressa Rose Gana Fomban Leke, direttrice dell’associazione.

L’ultimo Paese ad aver avuto casi di poliomielite era stato la Nigeria. Lo Stato rappresentava un importante punto critico del continente africano. Infatti nel 2003 la regione settentrionale, a maggioranza musulmana, aveva boicottato il vaccino, in seguito a una serie di notizie false circa la sua sicurezza. Gli estremisti islamici, infatti, assicuravano che tale metodo avrebbe reso sterili i giovani musulmani. Di conseguenza, ci fu una epidemia che si diffuse in 20 Paesi in cinque anni.

Nel 2016, lo stato nigeriano del Borno, epicentro della violenza dei jihadisti di Boko Haram, aveva registrato quattro nuovi casi di poliomielite. Ciò aveva costretto le infrastrutture sanitarie a racimolare le risorse per contenere la situazione, utilizzando immagini da satelliti, analisi di dati e metodi audaci per avvicinarsi ai bambini.

Attualmente, cinque delle sei regioni dell’OMS, che rappresentano circa il 90% della popolazione mondiale, hanno debellato la malattia.

Quando nel 1988 il vaiolo venne dichiarato ufficialmente debellato dall’Africa, l’Assemblea Mondiale della Sanità aveva adottato una decisione per l’eliminazione mondiale della polio a livello mondiale. Ciò era coinciso con il lancio della Global Polio Eradication Initiative (GPEI), sostenuta da governi nazionali, OMS, Rotary International, i Centers for Disease Control and Prevention statunitensi, UNICEF, e altri partner chiave, inclusi la Bill & Melinda Gates Foundaton e la loro Gavi Alliance.

Tuttavia in Africa, nonostante si sia riusciti a debellare la poliomielite, ci sono ancora delle sfide da affrontare.

Il dottor Moeti ha avvertito che è necessario rimanere vigili e che i Paesi devono continuare a vaccinare per evitare il ritorno della malattia.

Ogni anno, centinaia di persone in tutta l’Africa vengono ancora infettate da una specie di polio nota come poliovirus vaccino-derivato circolante (cVDPV), che può infettare persone in aree dove viene fatta solamente una vaccinazione parziale. Ci sono ancora alcuni gruppi di bambini che non hanno accesso alla cura, con conseguenti epidemie di cVDPV. Nel 2018, alcuni esperti del Kenya Medical Research Institute (KEMRI) e dei Centres for Disease Control and Prevention (CDC) avevano dichiarato di aver trovato tracce di questo tipo di poliovirus in alcuni campioni ambientali provenienti da Eastleigh, Nairobi.

Da allora non abbiamo riscontrato altri casi, ma restiamo vigili, specialmente perché il Kenya è vulnerabile a causa dei suoi confini porosi” ha spiegato il dottor Peter Borus, che guida il laboratorio di poliomielite del KEMRI ed è uno scienziato dell’OMS.

In caso di identificazione di poliovirus vaccino-derivato, un Paese non può dire di aver ufficialmente sconfitto la malattia.

Infatti, secondo l’OMS uno Stato si considera libero dalla polio solamente dopo 12 mesi senza nessun caso o nessun campione ambientale positivo. “L’Africa ha dimostrato che, nonostante i suoi deboli sistemi sanitari e le significative sfide logistiche e operative in tutto il continente, i suoi Stati hanno collaborato in modo efficiente per eliminare la poliomielite” ha spiegato il dottor Pascal Mkanda, il coordinatore del Polio Eradication Programme dell’OMS nella regione africana.

I casi dovuti alla specie derivata dal vaccino, che presenta gli stessi sintomi della tipologia che si trova in natura, sono arrivati a 320 l’anno scorso, ai 68 nel 2018, e potrebbero aumentare di nuovo nel 2020, poiché molte campagne per le vaccinazioni sono state interrotte durante la quarantena dovuta al coronavirus.

I 16 Paesi che attualmente sono ancora affetti dal poliovirus vaccino-derivato sono Angola, Benin, Burkina Faso, Camerun, Repubblica Centrafricana, Ciad, Costa d’Avorio, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Guinea, Ghana, Mali, Niger, Nigeria, Togo e Zambia.

Nel 1998, l’OMS aveva nominato la commissione per debellare la poliomielite, composta da 16 membri. L’obiettivo era sovrintendere al processo di certificazione e agire come unico ente che avrebbe attestato la liberazione della regione africana dalla malattia. Per gestire le nuove sfide dovute al poliovirus da vaccino, la nuova strategia 2020-2021 del GPEI si impegna a lavorare nei Paesi già colpiti e quelli a rischio per controllare l’epidemia in tutto il continente.

 

Traduzione di Chiara Romano via theeastafrican.co.ke/

Immagine di copertina via time.com

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