Riscriviamo il futuro: intervista a Save The Children

Save The Children ha lanciato la campagna “Riscriviamo il futuro” per offrire educazione, opportunità e speranza ai minori durante e dopo l’emergenza Coronavirus. Ne abbiamo parlato con Antonella Inverno, Responsabile Politiche Infanzia e Adolescenza della Onlus

Povertà e abbandono scolastico: l’emergenza Coronavirus ha messo ancora più in luce la grave situazione dell’Italia, dove almeno un milione di minori vive in povertà assoluta e l’allarmante questione dell’abbandono scolastico è ancora lontana dall’essere risolta.

Save The Children Italia, da sempre vicina ad adolescenti e bambini, ha lanciato da pochi giorni il manifesto “Riscriviamo il futuro“, che ha l’obiettivo di permettere ai più giovani di avere una vita dignitosa, a partire proprio dall’istruzione scolastica. Abbiamo parlato della campagna con Antonella Inverno, Responsabile Politiche Infanzia e Adolescenza di Save The Children.

Avete lanciato il manifesto “Riscrivere il futuro” in un periodo come questo, quello dell’emergenza legata alla pandemia da Coronavirus, che proprio ai più giovani sta impedendo di fatto di poter accedere a tutta una serie di servizi. Nonostante ci siano dei segnali positivi, attraverso per esempio la didattica a distanza, la situazione è molto allarmante. Quali sono i propositi della vostra campagna?
«Sicuramente la nostra azione mira a essere al fianco dei bambini e degli adolescenti che non riescono in questo periodo a stare dietro alla didattica a distanza: un minore su cinque ci ha raccontato di incontrare maggiori difficoltà a fare i compiti rispetto al passato. E tra i bambini tra gli 8 e gli 11 anni quasi uno su dieci segue non segue mai le lezioni a distanza, addirittura meno di una volta a settimana».

save the children riscriviamo il futuro

«Questi sono i risultati di un’indagine a livello nazionale che abbiamo lanciato e proprio per questi bambini noi vogliamo offrire un supporto maggiore. Per esempio permettendogli di avere strumenti necessari per seguire la didattica a distanza ma anche un vero e proprio sostegno educativo. Chiediamo poi per tutti che la ripartenza voglia dire per bambini e bambine adolescenti poter fare delle attività educative motorie e culturali all’esterno delle proprie case e potersi riappropriare di una relazione tra pari e con altri adulti di riferimento. Già dalla prossima estate negli spazi che sarà possibile utilizzare, come quelli aperti delle scuole, di tutte quelle agenzie educative o simil-educative che si trovano sui territori di riferimento, biblioteche, teatri. E tutto quello che può servire per recuperare la perdita di apprendimento che in questi mesi i bambini hanno subìto».

Tra le misure che chiedete di adottare ce ne sono anche di tipo “immateriale”, se così possiamo dire, perché comunque uno degli obiettivi della campagna riguarda anche un recupero delle competenze cognitive sociali e sociali che in questo periodo per forza di cose sono state in qualche modo compromesse.
«Si, è proprio questo che intendevo dire: competenze cognitive ma non solo. Tu hai parlato giustamente di competenze trasversali a quelle relazionali e sociali che riacquistano, potendo fare delle attività educative e culturali, non sempre e non solo a distanza e online. Quello che noi chiediamo è un impegno straordinario di tutti e un piano che sia dedicato all’infanzia e all’adolescenza. Purtroppo bambini e adolescenti sono stati tra i più dimenticati in questo periodo di restrizioni e adesso è il momento di ripartire da loro e dai loro diritti. Chiediamo che le misure durante l’estate e per tutto il prossimo anno scolastico contrastino la povertà educativa e la dispersione scolastica, ma non solo».

«Chiediamo anche supporto materiale per quei bambini che sono più in difficoltà, compresi i kit scolastici per ricominciare l’anno ma anche assicurare loro almeno un adeguato pasto al giorno. Nella nostra indagine è emerso che quasi la metà delle famiglie italiane con figli minori a carico ha dovuto ridurre le spese alimentari e le spese per carne e pesce. Molte di queste famiglie avevano a disposizione pasti gratuiti o con forti riduzioni proprio perché già erano in una condizione di povertà. Anche questo è un fattore che bisogna considerare nella ripartenza. Chiediamo anche che questa sia l’occasione per riprogrammare da subito interventi innovativi per la riorganizzazione della scuola e della didattica per il prossimo anno, perché non potremmo immaginarci una scuola come quella che abbiamo sempre conosciuto e questa è un’occasione unica per ripensare ad ambienti innovativi per l’apprendimento che siano sia dentro che fuori la scuola come dicevo prima».

 

In quali regioni italiane avete individuato le maggiori problematiche?
«Questa volta nel nostro rapporto siamo riusciti a scendere ancor di più nello specifico, individuando le province più a rischio, per capire quali sono i territori più in difficoltà. Esistono zone che partono già da una condizione di difficoltà pregressa, altre hanno una forte carenza di servizi educativi 0-6 anni e questo è un altro elemento che non può essere dimenticato.Abbiamo una mappa che ci dice quali sono le province più a rischio di dispersione scolastica ovviamente il Sud, dove la situazione è sempre più preoccupante da questo punto di vista. Scendere a livello provinciale ci ha fatto capire finalmente che ci sono delle province anche nel Centro e nel Nord Italia che soffrono e che sono in ritardo sul fronte della dispersione scolastica, così come sul fronte di quella che abbiamo definito dispersione implicita, cioè quei ragazzi che pur finendo la scuola non riescono a raggiungere le competenze minime in matematica e lettura e che sono poi quelli che andranno a infoltire la schiera degli analfabeti funzionali».

«Attraverso le nostre mappe identificato anche quali sono le province con il maggior numero di studenti in condizioni di svantaggio socio economico tramite un indicatore che ci ha fornito l’Invalsi e unendo tutti questi indicatori abbiamo potuto sviluppare una mappa del rischio educativo. È poi molto importante andare ad analizzare anche il livello di impoverimento e l’abbiamo fatto attraverso le domande di reddito di cittadinanza e l’incremento che c’è stato a marzo 2020 rispetto a gennaio».

L’emergenza COVID-19 ha accelerato in qualche modo tutta quella innovazione tecnologica che sembrava non dico impossibile ma comunque ancora lontana dal poter essere messa in campo. Immaginando che ci sarà un miglioramento delle condizioni di qui a qualche mese, la struttura centrale resta comunque la scuola.

Insieme al Manifesto avete lanciato anche una raccolta firme: tra i primi firmatari abbiamo potuto vedere nomi importanti come quelli di Stefano Accorsi, Corrado Augias, Michela Andreozzi, Stefano Benni, Niccolò Ammaniti e tanti altri. Noi cittadini come possiamo supportare la vostra campagna?
«È molto importante che queste voci arrivino alle istituzioni competenti, sia a livello di governo che a livello di Parlamento, e ovviamente alle istituzioni locali, ancora più vicine alle famiglie. È fondamentale che il Paese riparta dai diritti dei bambini, perché ovviamente ripartire da questo vuol dire assicurare un presente e un futuro dignitoso a tutti».

Graziano Rossi

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