Macho o micio? Dalla propaganda politica all’identità senza soluzione di continuità

Sulla pervasività della comunicazione politica che si fa propaganda attraverso la diffusione capillare di un immaginario collettivo che stringe l’occhio a modelli culturali passati, per veicolare messaggi che risuonano nelle viscere dei funamboli della Rete, abitanti inconsapevoli di un Neo-Medioevo alle porte

Matteo Salvini, attuale ministro dell’Interno

Esterno, giorno, mattina, Piazza del Popolo, Roma, 8 dicembre 2018.

“Un Capitano, c’è solo un Capitano, un Capitano, c’è solo un Capitano”.

“Chi c’è sta, Totti? Er Capitano?”

“Ma no! Il vero Capitano! Matteo!”

“Ma che stai a dì, de Capitano ce n’è uno solo, ed è il numero 10 de a’ Roma, me faccia er piacere. C’hai presente la maglia della squadra tua, quella sorta de divisa …”

“Ma che dice, eccolo lì bello come il sole, con la felpa della Polizia; a proposito ma lei è italiano? No perché l’accento …”

“Sì, sì, so de Roma perché è un problema?”

“Ah … va bene, no, non si preoccupi, sono finiti i tempi di Roma ladrona, venga, venga con noi a festeggiare il ritorno all’ordine, alla Famiglia, alla legalità! Guardi, guardi: un modello per noi e i nostri figli! Uomo e padre! Statuario davanti al dolore! Le sembra uno che è stato appena lasciato dalla fidanzata? No mi dica, mi dica”

“Veramente … no”

“Eh lo vede! Comunque le posso dire qualcosa in confidenza?”

“Io veramente c’avrei da fà, dovrei andà a lavoro …”

“Un minutino su! Ormai siamo amici! Il nostro Matteo mi sa procurando qualche problemino con mia moglie”

“Ah sì?”

“Sì sciocchezzuole, però per quanto io creda in lui, comincio a essere un po’ geloso sa? Vede, da quando si è lasciato con la Isoardi, mia moglie non fa altro che scrivere sul suo profilo <<prendi me! sposami>>

“Nun è normale”

“Gli amici del popolo della Lega dicono di sì … ma poi quello che mi manda in confusione è che io sto cercando di essere come lui: autoritario, maschio …. se la ricorda la copertina di “Oggi” a petto nudo con i peli in bella vista? E lo ha visto come è salito sulla ruspa durante lo smantellamento delle ville abusive dei Casamonica? E quelle belle felpe delle forze dell’ordine? e quel bel video in cui annunciava la manifestazione di oggi? e tutti quei migranti cacciati a calci dagli SPRAR? Ah e poi sto cercando di procurarmi una pistola, non si sa mai, con i tempi che corrono”

“Io non sarei proprio …”

“Aspetti, aspetti, dicevo: quello che mi manda in confusione è che poi a un certo punto lo sa cosa ha postato sui social?, Lo sa?”

“Ehm no?”

“Gattini! E poi un piatto di pasta! E poi una torta con i pan di stelle! e poi il tramonto! E poi tutte quelle emoticon con il bacetto con il cuoricino! Insomma io non so più chi sono: dice che devo essere macho o micio?”
“Scusi eh, mo le faccio io una domanda: micio, macho, quello che je pare a lei, ma, che ne so, ma è stato mai attento a quello che dice, dico ai contenuti; lo ha mai letto il Decreto Sicurezza? Che dicheno? E’ d’accordo?”

“Ma certo! Prima gli italiani, me ne frego, io non mollo, tiro dritto, vado avanti, mamma e papà, w la famiglia tradizionale, la Patria è Sacra, combattiamo i POTERI FORTI, Soros, le banche, Italiani, abbasso il cous cous, ah no scusi c’era un tweet a proposito, Invasione! … me ne frego l’ho detto?”

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(immagine via newsgate.it)

Micio o macho? Questo è il dilemma, o forse la questione è proprio un’altra, come suggerisce l’amico immaginario romano che mi ha aiutato a districarmi in questo ginepraio di tweet, interviste, apparizioni, dichiarazioni: al di là della retorica e dell’arte dell’orazione, che di certo non è di salviniana invenzione, ciò che arriva alla mente del cittadino italiano è non solo un messaggio (qui un certo Marshall McLuhan è stato ampiamente surclassato) amplificato e reso tale dal suo mezzo, ma un vero e proprio modello culturale. I motivi? Perché è un genio del male? Lui, e il suo staff guidato da Luca Morisi? Ritengo che Voldemort sia stato maleficamente superiore. Per la brama di potere? Sì ma non solo. Matteo Salvini offre quello che la gente vuole. Premetto che quanto sto per dire non sarà di certo illuminante, anzi, sarà di una banalità sconcertante: e non è per mettere le mani avanti ma per evidenziare, con maggiore forza, che in realtà ciò a cui stiamo assistendo è un film già visto solo che in 4G; e comunque repetita iuvant.

Le crisi economiche portano a tempi di restrizioni, se non alla povertà e alla fame; le crisi economiche portano un Esecutivo a intraprendere strade che gravano ancora di più sui cittadini stremati dalle contingenze; la rabbia e la frustrazione crescono nei confronti di coloro che li stanno vessando e che sono al potere; dal basso, nel pieno vuoto generato dalla crisi e dall’assenza di una classe dirigente idonea, salgono movimenti trasversali che fanno appello semplicemente alla “pancia” delle persone; taluni movimenti, prima composti da poche unità, crescono fino a conquistare il Governo e, da una veste rabbiosa e aggressiva, indossano un vestito formalmente più adeguato che non cela però la loro vera identità. Il popolo si sente così riconosciuto, ascoltato, sente di aver eletto qualcuno vicino a sé, qualcuno che dice come comportarsi, come essere e non solo a cosa credere; qualcuno che parla lo stesso linguaggio di tutti, della quotidianità, senza paroloni da professoroni; la crisi ha generato un completo disorientamento tale da indurre alla ricerca di una figura autoritaria che detti la linea, che dica cosa è giusto e non è giusto fare, quali sono i nemici da combattere per stare bene, di chi è la colpa del tuo malessere: un Capitano.

Il vero condottiero però come in tutte le storie, crea emulazione non per quello che dice ma per quello che fa o quantomeno per quello che fa credere. E questo è un altro punto nodale: il fare sul pensare, il negotium sull’otium, inteso alla latina maniera, il pragmatismo e l’azione al primo posto. “Le ruspe“, “I fatti prima della parole” si legge e si sente ovunque. Il fare, fare, fare non rimanda forse all’orecchio e alla mente, pregiudizialmente, un atteggiamento prettamente maschile? Il braccio e la mente, l’uomo e la donna, Adamo ed Eva, l’uomo che dà la sua costola per la donna e la donna che cede al peccato originale.

Sto esagerando? Non vi preoccupate, tanto Cristiano Ceresani, capo di gabinetto del ministero per la Famiglia, ha dichiarato che i cambiamenti climatici sono colpa di Satana.

L’immaginario collettivo, in breve, si sta nuovamente riempiendo di luoghi comuni e modelli culturali che avevamo solo sperato di aver superato. Il concetto di sovranismo, la chiamata alle armi, alla caccia al nemico, lo straniero, colui che minaccia il sacro focolare della famiglia – chiaramente tradizionale, non sia mai- sono tutte immagini che portano con sé la figura maschile, l’uomo italico che non deve chiedere mai, il tombeur de femmes, il maschio per eccellenza, duro e puro e senza paura. (Per nulla peregrino in tal caso lo sketch de “La tv delle ragazze. Gli Stati Generali 1988 – 2018” sulla dura vita del maschio Alfa, che vi consiglio di vedere qui sotto).

Dunque, in conclusione, tra Salvini ora, e altri come lui prima, o in altri Paesi e il suo Popolo, si è instaurata ormai una corrispondenza di amorosi sensi, una connessione cieca e atavica, dionisiaca, che si avvale delle imago della caverna della Rete; si è sapientemente intervenuti con un passepartout nella dimensione più pericolosa di tutte: la creazione di identità, laddove, mici o machi, se ne sono perse le tracce. Tornano quindi in bocca sapori amari, scene che speravamo di non rivedere mai più e che invece ci stanno facendo ripiombare in un nuovo Medioevo.

Alessandra Lunetta

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