Vecchi/nuovi incontri: la nostra intervista ai Loren

A pochi giorni dall’uscita del loro primo album, Loren, abbiamo fatto una chiacchierata con la band fiorentina

Loren

Loren

Una seconda conoscenza. Non ci sono probabilmente modi migliori per definire il nostro incontro con questa band fiorentina. Li avevamo già conosciuti in passato come Amarcord, finalisti del contest 1MNext sul palco del Primo Maggio di piazza San Giovanni nel 2017, li ritroviamo a 2 anni di distanza con un nuovo nome, Loren, ma identici nella sostanza.

E così che il 15 dicembre vedranno il loro battesimo discografico per Garrincha Dischi con il loro album omonimo, che tra novità e singoli già usciti ritrovano spazio canzoni già incise con il vecchio nome, dando una continuità artistica alla loro produzione, che chi li conosce non potrà che apprezzare.

Di questo e molto altro abbiamo parlato con la band nella nostra intervista:

Ciao ragazzi, ne è passato di tempo dal nostro ultimo incontro. Una cosa sicuramente è cambiata: il nome. Prima Amarcord ora Loren, volete raccontarci questa scelta e di fatto tutto quello che è successo e che avete passato da quel Primo Maggio 2017? Perché proprio Loren?

Dal Primo Maggio 2017 è veramente cambiato il mondo per noi. In quel periodo, con il nostro produttore e fratellone maggiore Alex Marton, stavamo producendo delle nuove canzoni che, per una serie di circostanze, sono finite in mano a Matteo e Nicola di Garrincha Dischi. Dal quel momento abbiamo iniziato un lavoro lungo sui brani in cui siamo stati affiancati anche da Enrico Roberto Carota de Lo Stato Sociale. In questo periodo, grazie al confronto, abbiamo iniziato a pensare a noi in un modo diverso ed è venuta fuori l’idea del cambio nome. I motivi sono mille, come ce ne sarebbe stati mille per fare la scelta contraria, ma, la cosa importante da dire per noi, è che, cambiando, non abbiamo preso le distanze da quello che eravamo in passato. La verità è che siamo molto fieri del nostro percorso e tutto quello che verrà non è altro che la nostra naturale evoluzione.

Siete ripartiti da “Ci salveremo tutti”, una canzone carica di ottimismo, anche nella disperazione e nelle sofferenze c’è sempre possibilità di uscirne?

Perché no? Ci piace questa lettura che hai dato. Secondo noi nella musica di oggi c’è troppa rassegnazione e autocommiserazione. A noi questo filone di disagio e di sconfitta non ci è mai interessato, se ricordi infatti, avevamo chiamato un disco “Vittoria”. Noi vogliamo raccontare l’altra faccia della moneta, ovvero quella fatta della parte della nostra generazione che non si è arresa e ha voglia di darsi da fare, anche se il contesto può sembrare sfavorevole. Secondo noi questa parte non è la minoranza e viene cantata troppo poco.

 

Appena sentita la canzone, soprattutto dopo aver letto i vostri post sui social nella fase transitoria mi è parsa più una liberazione per voi, come avete vissuto il ritorno sulle scene e soprattutto l’attesa?

Hai ragione! L’attesa è una cosa che noi viviamo sempre molto male e non vedevamo l’ora di tornare a dire cosa stavamo combinando. Ci salveremo tutti è stata scritta in quel periodo di ripensamenti, di cui ti parlavamo prima, da cui sembrava non fossimo più in grado di uscire, ad un certo punto . Ovviamente, crescendo, ci rendiamo sempre più conto che le cose belle hanno bisogno di tempo e di fatica, quindi non si possono saltare certi passaggi per fretta ma, allo stesso modo, crediamo che nel momento in cui non avremo più la fretta di uscire o di dire la nostra, forse vorrà dire che è arrivato il momento di smettere.

È arrivata poi Giganti. Lo ammetto, ripensare al gol di Batistuta mi ha fatto saltare sulla sedia, anche noi romanisti non scordiamo il “re leone”. Poche immagini chiare di figure sportive indimenticabili, ma il senso è chiaro ci sono momenti indelebili che a volte rischiamo di perdere per gesti più futili. C’è forse bisogno di ritornare a vivere più attaccati al mondo reale?

Sai, il fatto di vivere un mondo molto legato al virtuale è un dato di fatto. Noi non siamo tipi da critiche ai massimi sistemi che poi portano a nessuna conclusione. In questo caso ci interessava fotografare la situazione più che criticarla. Secondo noi le canzoni possono avere un ruolo per aumentare la coscienza di cosa stiamo vivendo anche se poi la tendenza è inarrestabile.

Che Giganti vorrebbero diventare i Loren?

La domanda è molto carina ma la verità è che noi non ci siamo mai posti la questione in questi termini. Se fai musica per diventare un gigante finisce che ti ritrovi un sacco di ansie per non concludere niente. Diventi schiavo di cosa dovresti essere e non ti concentri su cosa sei. Noi pensiamo a noi stessi giorno per giorno, ci piace il nostro stare insieme e il nostro accapigliarci per ogni decisione. Vogliamo apparire per come siamo. Se questo porterà da qualche parte lo vedremo col tempo.

 

Vedendo i due video la sensazione è quella di vedere due episodi di una serie TV, con la storia di Giganti che segue quella di Ci salveremo tutti. Uno spoiler per il terzo episodio? Com’è nata questa idea di creare video collegati tra loro?

L’idea ce l’avevamo un po’ tutti in testa, poi, Adriano Giotti, che è il regista di entrambi i video (e pure del terzo, SPOILER!), si è preoccupato di dare forma e sostanza a tutto. Dopo essere stati in California e a Barcellona abbiamo pensato che era il momento di ambientare il video a casa nostra, a Firenze. Non ti diciamo di più.

Arriviamo al vostro album “Loren” in uscita il prossimo 14 dicembre, ascoltandolo la prima volta alla cieca è stata una piacevole scoperta ritrovare quel vostro ultimo singolo da Amarcord a chiusura dell’album. È un po’ la chiusura di questo cerchio che vi ha portato a questo punto?

Sì esatto. Diciamo che è un po’ la riprova che non c’era nessuna voglia di chiudere niente con il passato e con il discorso che si era aperto con tutte le persone che si erano appassionate a noi e alle nostre canzoni. Ricominciamo esattamente da dove avevamo smesso.

Dallo studio si passa ai palchi, come sarà tornare davanti al vostro pubblico? A quando una tappa nella capitale?

Finalmente! Il concerto sarà molto diverso da quelli che eravamo abituati a fare prima e non vediamo l’ora di vedere la risposta reale di chi ci vuole bene. La data a Roma arriverà. Faremo un grande annuncio insieme a tutte le altre.

Cristiano Tofani

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