Brasile, il giorno in cui la Storia è andata in fiamme

Nella Settimana dell’Indipendenza, il Museo Nazionale ha perso quasi per intero la sua collezione a causa di un incendio. I motivi e le conseguenze della tragedia

Brasile

Il 7 settembre è l’anniversario della più importante ricorrenza storica del Brasile: nel 1822 l’allora principe reggente Don Pedro I proclamò ufficialmente l’Indipendenza dal regno del Portogallo. Ironia della sorte, dunque, che nella stessa settimana un grande incendio abbia distrutto oltre l’80% della collezione del Museo Nazionale – ex residenza della famiglia imperiale brasiliana, in cui hanno avuto luogo molti degli episodi chiave della storia politica del paese.

Fortunatamente non ci sono state vittime, dal momento che l’incendio è iniziato quando il museo era chiuso. La perdita storica, tuttavia, è inquantificabile. Sono spariti tesori come il teschio di Luzia, una delle donne più antiche delle Americhe, di circa 12.000 anni. Sono andati perduti fossili di dinosauri e pterosauri; la più grande collezione di antichità egizie in America Latina, con 700 pezzi; oltre 3.000 minerali del secolo XVIII; e reperti greci ed etruschi provenienti dall’Europa. Inoltre, presso l’istituzione erano in corso anche circa 90 ricerche scientifiche. Proprio per questo, la notte del 2 settembre si sono viste immagini drammatiche di ricercatori che cercavano di salvare dal fuoco i risultati del proprio lavoro.

Finché gli interessi della società non cambiano, tragedie come queste continueranno ad accadere”, ha affermato lo storico Paulo Rezzutti, autore di diversi libri sulla famiglia imperiale brasiliana. A suo dire la tragedia è dovuta in gran parte all’abbandono sia del governo, sia delle istituzioni responsabili del Museo, sia della società civile – anche se trova giustificazioni per la mancanza di partecipazione di quest’ultima. “Forse potremmo combattere di più e tutti insieme, con più consapevolezza, se solo avessimo tempo. Il brasiliano medio perlopiù è in difficoltà, non sa come sosterrà la famiglia. Non lo biasimo per non essere interessato al patrimonio storico. Ma le autorità non hanno scuse”.

Elenco delle “tragedie annunciate”

L’affermazione di Rezutti è ampiamente confermata dai costanti moniti ricevuti, sin dal 2004, circa l’alto rischio d’incendio a causa della scarsità di manutenzione. Inoltre, dal 2013 al 2017 i fondi destinati al Museo sono stati ridotti di circa il 30%. L’importo totale ricevuto nel 2017 è pari a circa 140 mila euro, destinati a coprire la totalità delle spese di ricerca, ristrutturazione, ammodernamento e gestione del personale. Anche le iniziative di raccolta fondi attraverso leggi d’incentivazione fiscale, che avrebbero potuto facilitare la contribuzione privata, non hanno suscitato l’interesse di possibili sponsor.

La mancanza di cura verso il patrimonio storico e scientifico sembra essere una costante nel paese. Secondo recenti sondaggi, molte altre organizzazioni di alto valore culturale sono ancora a rischio.

Riguardo al Museo Nazionale, la risposta governativa è stata netta ma tardiva. Dopo l’incendio, la Banca nazionale per lo Sviluppo Economico e Sociale (BNDES) ha messo a disposizione i fondi (già approvati mesi fa) per i lavori di ristrutturazione del museo. Anche il Ministero della Pubblica Istruzione ha annunciato lo stanziamento di 10 milioni di reais (circa 2 milioni di euro) allo stesso scopo. Contemporaneamente, l’Istituto Nazionale del Patrimonio Storico e Artistico (Iphan) ha finalizzato un insieme di regole – in preparazione sin dal 2017 – per conciliare le misure di sicurezza con l’esigenza di non decaratterizzare le proprietà storiche.

Le indagini sulle cause dell’incendio procedono. Si ipotizza un corto circuito, ma la possibilità di un atto criminale non è stata ancora esclusa.

Le celebrazioni per il Giorno dell’Indipendenza, già programmate nel giardino del Museo prima dell’incendio, si sono tenute lo stesso. La mattina del 7 settembre, l’auditorium si è riempito in occasione della conferenza dello storico Paulo Rezzutti sul ruolo politico dell’imperatrice Leopoldina, moglie di Don Pedro I, nel processo di Indipendenza. Il 2 settembre 1822 Leopoldina, in quei giorni reggente ad interim del governo brasiliano, decise la separazione del Brasile dal Portogallo, d’accordo con il Consiglio di Stato. Il 7 settembre Don Pedro avrebbe formalizzato l’indipendenza del paese.

Esattamente 196 anni dopo l’atto di Leopoldina, il 2 settembre 2018, l’edificio sede di questo storico evento sarebbe stato consumato delle fiamme. È lecito domandarsi cosa riserveranno al Brasile le prossime date civiche.

Juliana Santos

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